La Nuova Sardegna

I-Land Music, una fresca ventata di energia

di Alessandro Marongiu
I-Land Music, una fresca ventata di energia

Tra rock indipendente ed elettronica, positivo bilancio del festival ai Giardini pubblici di Sassari

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SASSARI. Quando Go Dugong e il bassista e il batterista che lo hanno accompagnato, abbigliati con i loro scenografici e bizzarri costumi, lasciano il campo a Fabrizio Marchesi, dj cui spetta il compito di chiudere la manifestazione – quando, cioè, si può tirare le somme della due giorni (venerdì e sabato scorsi) ai Giardini pubblici, l’impressione è che tutte le premesse della vigilia si siano trasformate in una bellissima realtà. Com’era nelle intenzioni degli organizzatori, l’I-Land Music Festival ha portato quella ventata d’aria fresca e quella vastità di orizzonti, artistici e di concezione, di cui si sentiva davvero la necessità.

L’impressione maggiore l’hanno destata Miles Cooper Seaton e il gruppo che, più di semplice band, ha suonato e interagito con lui come un ensemble, con sugli scudi l’eccezionale Alessandro Cau dietro le pelli. Pur “gonfiandosi” per il lavoro congiunto di sei musicisti, che in qualche passaggio le ha portate a lambire i territori cari alla geniale Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra, le composizioni dello statunitense sul palco non hanno perso niente della dimensione intima che hanno su disco, grazie anche alla voce altamente evocativa dello stesso Seaton.

Gli altri a rubare la scena sono stati senz’altro gli Enola Bit e i Lazybones Flame Kids. I primi, che si muovono tra il synthpop e la cara, vecchia dance di un tempo, hanno in Angela Colombino un’interprete strepitosa, non solo per le sue doti canore ma anche per la travolgente presenza scenica. Se lei, con Giuseppe Cappio e Marco Angius, trovano il singolo giusto, hanno già in mano le carte giuste per tentare il salto verso il grande pubblico. I secondi si sono esibiti per la prima volta nella nuova formazione a cinque elementi; pescando poco dal repertorio del passato, hanno proposto quasi esclusivamente materiale ancora inedito, mettendo in mostra una maturazione esponenziale rispetto agli esordi. I brani si sono fatti più vari, e al loro interno appare accresciuta la componente space; l’aggiunta di una terza chitarra ha inoltre amplificato tanto le parti più soft quanto quelle più elettriche: l’attesa per il secondo album, e si ribadisce qui quanto sostenuto pochi giorni fa, è fin d’ora altissima.

Ottima è stata la prestazione dei De Grinpipol i quali, forti dell’ampia schiera di fan che hanno saputo crearsi (e che spesso finiscono per coinvolgere nell’esecuzione dei pezzi, com’è successo anche ai Giardini), hanno contribuito al festival con una dose extra di energia e divertimento.

E se Beeside, in versione elettrica con due chitarre, basso e batteria, ha fatto fare agli ascoltatori un viaggio indietro negli anni nei dintorni del rock alternativo, Tobjah ha inaugurato la serata di sabato con le sue positive vibrazioni tra folk e psichedelia, portando a termine il set con una cover di Battisti e con un suo pezzo scritto dodici mesi fa proprio in Sardegna. Nutrita la squadra dei dj che si sono alternati ai complessi: dalla lanciatissima Sisu a Dj Shit!, passando per Stereodrome e Country Cousins.

L’I-Land avrà una coda il prossimo 23 giugno quando, in una via Cavour chiusa per l’occasione al traffico, protagonisti assoluti saranno i nordamericani The Mystery Lights.

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