La Nuova Sardegna

L’ironia della vita sul Torpedone trapiantati

di Roberto Sanna
L’ironia della vita sul Torpedone trapiantati

Esce per Einaudi il nuovo libro di Francesco Abate: riflessioni, solitudini e scherzi di chi ha riavviato il timer dell’esistenza

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SASSARI. Un autobus pieno di gente un po’ sgangherata gira la Sardegna, all’interno si sentono discorsi un po’ surreali, si fanno scherzi di ogni tipo e quando gli occupanti mettono piede a terra succede veramente di tutto. È il “Torpedone trapiantati” raccontato da Francesco Abate,nuovo libro uscito per Einaudi stile libero dello scrittore cagliaritano che lo presenterà giovedì a Sassari alle Messaggerie sarde in una serata organizzata dalle librerie Azuni, Dessì/Mondadori, Koinè e Max88 in collaborazione con l’Associazione trapiantati Prometeo e condotta da Lalla Careddu, Emiliano Longobardi e Massimo Dessena.

Un libro che va oltre l’ironia (di cui comunque è pervaso) e nemmeno vuole lanciare messaggi al mondo: è semplicemente il racconto in prima persona di chi, dieci anni dopo il trapianto del fegato, si trova a vivere una sorta di rimpatriata con i confratelli che vivono la stessa condizione «e dieci anni era la vita media che le tabelle mediche dell’epoca concedevano a noi che avevamo subito l’operazione» racconta Francesco Abate.

Perché questo libro?

«Tutto è nato casualmente, un giorno che mi sono trovato a riordinare tutti i fogli e le cartelle mediche dal giorno della mia operazione, il primo febbraio 2008. In mezzo a vademecum e consigli ho trovato anche questa indicazione temporale, che mi ha portato a fare alcune riflessioni. Sapevo che si parlava comunque di una vita media, c’è anche il fatto che nel frattempo l’evoluzione della medicina ha portato a raddoppiare quell’indicazione, però mi è venuta voglia di fare una riflessione. Inoltre c’è astata una sovrapposizione di eventi: qualcuno dei miei compagni di trapianto dell’epoca è mancato, compreso Severino Cesari, uno dei fondatori di Einaudi Stile libero e contemporaneamente la mia classe di trapiantati ha festeggiato i dieci anni dall’operazione. E così è nato “Torpedone trapiantati”».

Un libro come questo è destinato ai lettori ma lascia qualcosa anche a chi l’ha scritto?

«Questo libro nasce per me e può essere esteso a quelli che condividono lo stesso destino, che comunque vivono dopo la malattia. Parli a tutti, anche ai familiari perché sappiamo tutti che non c’è famiglia che in qualche modo non abbia fatto i conti con la malattia. Tenendo conto che questo non è certo un libro con la malattia».

Aiuta però a capire come si può convivere con la malattia. Come si fa?

«Da soli è molto difficile, essere in gruppo sicuramente aiuta. Proprio per questo è stato importante rifondare questa associazione, che già esisteva ma aveva sicuramente bisogno di avere un nuovo impulso, adesso siamo seicentocinquanta iscritti e abbiamo esteso l’iscrizione a tutti i trapiantati, non solo quelli di fegato. E non è un caso che la prima presentazione del libro sia stata programmata proprio a Sassari, perché in questa città non c’era una sede. Nel Nord Sardegna, a Sassari, Alghero e nei paesi della provincia ci sono tante persone che hanno subìto un trapianto e ora hanno un punto di riferimento. Essere una grande famiglia aiuta, è una comunità che è presente in tutti i momenti dell’esistenza: matrimoni, nascite, compleanni, anniversari. Un supporto costante tra persone che hanno le stesse aspettative si trasforma in una buona cura per tutti».

Il libro è ricco di riflessioni e soprattutto di tanti episodi divertenti: siete davvero così o la descrizione è volutamente esagerata?

«Questa domanda me l’hanno già fatta alcuni amici giornalisti, in realtà chi mi conosce da tempo sa che io prima non ero così, ho scritto libri molto diversi da questo, a un certo punto però ho capito che una mente depressa non ti porta da nessuna parte e bisogna essere più scanzonati. Ho invitato gli stessi amici a partecipare a una nostra iniziativa e sono rimasti sbalorditi, hanno capito che siamo proprio questi: una manica di “cazzoni” che ha rimesso in moto il timer e vive tutto con più ironia e distacco. Non si può certo negare che non ci siano momenti difficili, però li superiamo e cerchiamo di coinvolgere tutti in questa famiglia che ha una grande voglia di vivere e coinvolge anche i congiunti di chi invece ci ha dovuto salutare per sempre».

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