La Nuova Sardegna

Dall’architettura al cinema: il genio polimorfo di Sulas

di Paolo Merlini
Dall’architettura al cinema: il genio polimorfo di Sulas

Dedicata all’artista scomparso nel 2008 la monografia curata da Cecilia Mariani Intellettuale a tutto campo spaziava dalla pittura alla moda e all’arredamento 

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NUORO. Pittore, architetto, designer, arredatore. Giovanni Antonio Sulas (Nuoro, 1911-2008) è tra le figure più interessanti nella scena artistica del Novecento sardo, e ha segnato come pochi la vita culturale della sua città, che non ha mai voluto lasciare. Un'attività frenetica la sua, da intellettuale a tutto campo, capace di spaziare dalla pittura alle arti applicate, dalla moda all'arredamento, dall'architettura al cinema. Attività frenetica quanto appartata, se è vero che non ha mai presentato i propri dipinti in una mostra, fatta eccezione per una collettiva del 1942, né ha bussato alle porte delle istituzioni pubbliche perché venissero acquisiti. Le uniche opere presenti in una collezione pubblica sono due quadri donati al museo Man pochi anni prima di morire.

A dieci anni dalla scomparsa di questo fine esteta, l’occasione di rendere il giusto merito alla sua figura e contribuire alla conoscenza del suo lavoro nei vari campi dell’arte e del design arriva ora con il volume di Cecilia Mariani, storica del cinema con specializzazione in arte contemporanea, che pubblica con Eikon una corposa monografia su Sulas (335 pagine di grande formato e 300 foto a colori e in bianco e nero). Il volume è patrocinato e finanziato dalla Fondazione Giovanni Antonio Sulas, nata nel 2011, e presieduta dall'avvocato Francesca Manca, che lo stesso Sulas aveva indicato come propria esecutrice testamentaria, assicurandosi appunto che la fondazione sarebbe stata effettivamente costituita dopo la sua morte e guidata da una persona di totale fiducia. Manca ha chiamato ad affiancarla nel consiglio d'amministrazione Anna Saderi, Salvatore Puledda, Maria Agnese Puggioninu, Annarita Doneddu e Aldo Mauri. Nessuno dei componenti, presidente incluso, percepisce alcun compenso, cosa assai rara in questo genere di enti chiamati a gestire risorse che, in questo caso, sono totalmente private, cioè sono il lascito dello stesso Sulas. Il quale mentre era in vita ha concesso senza clamore e pubblicità aiuti economici a tanti giovani di talento che non avevano i mezzi per continuare gli studi o coltivare le proprie passioni artistiche e culturali.

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Un'opera di mecenatismo, nata forse dalla propria esperienza personale (orfano dei genitori, faticò non poco per completare gli studi), che Sulas ha voluto continuasse anche dopo la morte. A questo proposito, il suo testamento, stilato pochi mesi prima della morte, è chiarissimo. Al contrario di un'usanza diffusa, infatti, Sulas non ha lasciato il proprio cospicuo patrimonio al Comune, o tantomeno alla Chiesa, ma ha voluto che con il ricavato della vendita dei suoi immobili e i risparmi bancari venisse costituita una fondazione che si occupasse, appunto, «di erogare borse di studio per la specializzazione di studenti meritevoli in campo medico, scientifico, artistico e letterario, residenti nella Provincia di Nuoro», come è scritto nello statuto che regola l'attività della fondazione.

Il volume che lo ricorda è nato proprio grazie a una borsa di studio, ottenuta dalla giovane autrice negli anni scorsi. E' diviso in quattro capitoli. Il primo è dedicato a un aspetto fondamentale di Sulas, ed è l’attività di pittore (e di insegnamento: la monografia si apre con il ricordo Michele Ciacciofera, artista che ha appreso da lui i fondamenti della pittura figurativa prima di passare al concettuale che ora lo caratterizza nelle esposizioni internazionali). La seconda al lavoro di scenografo e consulente per il cinema. Sulas collaborò infatti a “L’edera” del 1950 e a “Canne al vento” del 1958, tratti da Grazia Deledda e girati in Sardegna. Poi c’è il lavoro di stilista, dalla produzione di tessuti alle scarpe da donna (alcuni esemplari sono esposti al Metropolitan Museum di New York), sino alla collaborazione con l’Isola.

Infine, il design e l’architettura. Conosciuto come un eccellente arredatore, Sulas fu in realtà molto di più: a lui si deve negli anni Sessanta la creazione del resort Su Gologone, del quale disegnò il progetto e il mobilio, ispirandosi e rinnovando la tradizione sarda. Ma la sua collaborazione con gli architetti Michele Busiri Vici e Savin Couelle si rivelò fondamentale anni dopo nell’invenzione e costruzione della Costa Smeralda.
 

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