Figari film fest, premiato il blogger che ha influenzato mezzo milione di fan
Andrea Pinna, 32 anni a luglio, con la sua pagina Facebook "Le perle di Pinna" è diventato una star del web
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Non sottovalutate mai chi di professione fa l’influencer. Perché il mondo di oggi è fatto anche di follower e pensieri che diventano virali. Prendete per esempio Andrea Pinna, 32 anni a luglio, un tipo che grazie a una pagina Facebook è riuscito a diventare famoso, a scrivere un libro e a finire dritto in tv. Lui è uno di quelli che girano per strada con il costante rischio di essere riconosciuti. Ieri all’Olbia film network, che comprende pure il Figari film fest, ha anche ricevuto il premio speciale per la comunicazione. Non è un caso. Andrea Pinna, di Quartu ma da anni a Milano, è uno che ha tante cose da dire, sempre con un taglio irriverente e divertente. La sua pagina Le perle di Pinna, mai banale, è una finestra ironica che si affaccia su tutto ciò che succede in giro per l’Italia. «Tutto era cominciato in un periodo di depressione. Avevo lasciato un lavoro fisso per un altro lavoro ancora, ma poi mi avevano licenziato. Avevo passato mesi e mesi rinchiuso in casa. Ed è proprio in quel periodo che avevo cominciato a scrivere su Facebook, quasi per sfogarmi. Internet mi ha salvato». Andrea Pinna, sulla sua pagina aperta 8 anni fa e che conta mezzo milione di follower, parla di un po’ di tutto. La politica è argomento tabù, anche se ultimamente sono accadute cose che proprio non gli sono andate giù. Come per esempio l’intenzione di intitolare una via ad Almirante a Roma. «Mi hanno distrutto, mi hanno detto che non è mio argomento. Invece no, la politica è argomento di tutti». Anche lui, come un po’ chiunque in questo mondo di leoni da tastiera, è stato preso di mira dagli odiatori di turno. «In passato soprattutto. E in particolare sono stato preso di mira da sardi – racconta Andrea Pinna –. Una volta qualcuno aveva pubblicato una mia foto al mare con i miei nipoti. Mi avevano dato del pedofilo. Penso che non ci sia cosa peggiore dell’accostare l’omosessualità alla pedofilia».
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