Mille poltroncine nel regno dei Fenici
Quando i fenici, tra l’ottavo e il settimo secolo avanti Cristo, sbarcarono sulle coste di Capo San Marco e del Sinis non avrebbero mai immaginato che la loro magnifica necropoli di Tharros un giorno...
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Quando i fenici, tra l’ottavo e il settimo secolo avanti Cristo, sbarcarono sulle coste di Capo San Marco e del Sinis non avrebbero mai immaginato che la loro magnifica necropoli di Tharros un giorno avrebbe fatto da sfondo a un grande concerto. Un anfiteatro artificiale e hi-tech all’interno di uno dei siti archeologici più suggestivi del Mediterraneo è il piccolo miracolo di Dromos 2018, il festival che infiamma l’estate dell’Oristanese. E il sound di “Two Islands”, il progetto di Paolo Fresu e Giovanni Sollima, ha sottolineato la solennità del momento: note che richiamavano la storia della Sardegna e della Sicilia, storie di migrazioni e antichi guerrieri, colonizzazioni e villaggi nuragici, anche dolorose partenze verso altri mondi. Davanti a mille e duecento persone in silenzio, accoccolate ad ascoltare il jazz, respirare i profumi del mare e della macchia mediterranea, accorse per vivere un’esperienza unica. Ci saranno altri appuntamenti, l’estate musicale sarà come sempre caldissima, poi tutto tornerà come prima. Quando le giornate si accorceranno, l’aria diventerà più fresca e i turisti si saranno diradati, questa struttura sparirà e Tharros tornerà come prima. A quel punto si potranno fare i primi bilanci di questa esperienza, inseguita per anni: rendere realmente fruibile per i grandi eventi musicali un importante sito archeologico senza rischiare di rovinarlo.
Gli uomini in nero della sicurezza hanno cominciato a presidiare l’ingresso poco dopo le 19,30, quando gli ultimi visitatori, per la maggior parte stranieri, stavano lasciando l’area archeologica lanciando sguardi stupiti verso chi cominciava ad allestire il grande evento. Scenario da brividi, unico al mondo, col palco che si intravede in lontananza, le rovine in primissimo piano e le barche ancorate, quasi adagiate sul mare. Le auto più grosse e lucide, come sempre, hanno il permesso di parcheggiare fino allo sterrato di fronte al cancello d’ingresso, cominciano ad arrivare le prime autorità che superano agevolmente lo sbarramento della sicurezza per regalarsi il privilegio di un sopralluogo tutto per loro mentre gli altri trascorrono il tempo rilassandosi sulle sedie del baretto in legno dove la biglietteria turistica velocemente si trasforma in un ticket-office di un concerto destinato a fare storia. Prezzi normali, una birra tre euro, la gente comincia a radunarsi e a scattare foto da postare su Facebook, l’occasione è ghiotta e il panorama quasi irripetibile. Nella veranda del baretto troneggiano le magliette con le sagome delle statue di Mont’e Prama, per i collezionisti di cartoline ci sono anche degli splendidi esemplari con la basilica di Saccargia. Il sole comincia lentamente a tramontare dietro la torre sul promontorio, le ombre si allungano inesorabilmente sulle rovine di Tharros mentre arriva anche l’addetto alle luci sul percorso che porta all’arena. Per entrare bisognerà aspettare almeno le 20,45, fanno sapere, forse le 21. Le signore del bar continuano a staccare inesorabilmente scontrini, i frigoriferi dei gelati confezionati cominciano a svuotarsi mentre i gabbiani planano pigramente e le zanzare fanno sentire la loro presenza in maniera insistente. Il loro ronzio si confonde con quello di un drone che sorvola l’anfiteatro in maniera discreta, anche se rumorosa, poi finalmente il cordone dell’ingresso viene abbassato e gli spettatori possono entrare per godersi gli ultimi bagliori di luce.
L’anfiteatro è spettacolare, mille sedie rosse sistemate fronte mare. Si segue il percorso numero quattro, si costeggiano le rovine e a metà strada per celebrare l’evento c’è un brindisi. Una salita in mezzo alla sabbia e alla macchia mediterranea, poi finalmente si sbuca nella piccola insenatura che ospita la struttura. Leggera, discreta, si vede benissimo da ogni fila col palco che sembra quasi galleggiare sul mare. I più veloci e fortunati hanno acquistato il biglietto per sedersi, sono mille, ma anche i duecento che restano in piedi hanno poco da lamentarsi, si vede comunque bene e si aspetta solo il calare completo del sole per vedere finalmente gli artisti sul palco. Il mare si popola di una ventina di barche, risuona il canto delle cicale e il profumo della macchia mediterranea prende il sopravvento. Quando Fresu e Sollima salgono sul palco finisce l’attesa e per loro parla la musica, talento ed emozioni che si incontrano e danno il senso definitivo a una serata che vede due isole incontrarsi con le loro esperienze sonore e il talento di due musicisti straordinari, capaci di evocare suoni e immagini di un passato affascinante.
Gli uomini in nero della sicurezza hanno cominciato a presidiare l’ingresso poco dopo le 19,30, quando gli ultimi visitatori, per la maggior parte stranieri, stavano lasciando l’area archeologica lanciando sguardi stupiti verso chi cominciava ad allestire il grande evento. Scenario da brividi, unico al mondo, col palco che si intravede in lontananza, le rovine in primissimo piano e le barche ancorate, quasi adagiate sul mare. Le auto più grosse e lucide, come sempre, hanno il permesso di parcheggiare fino allo sterrato di fronte al cancello d’ingresso, cominciano ad arrivare le prime autorità che superano agevolmente lo sbarramento della sicurezza per regalarsi il privilegio di un sopralluogo tutto per loro mentre gli altri trascorrono il tempo rilassandosi sulle sedie del baretto in legno dove la biglietteria turistica velocemente si trasforma in un ticket-office di un concerto destinato a fare storia. Prezzi normali, una birra tre euro, la gente comincia a radunarsi e a scattare foto da postare su Facebook, l’occasione è ghiotta e il panorama quasi irripetibile. Nella veranda del baretto troneggiano le magliette con le sagome delle statue di Mont’e Prama, per i collezionisti di cartoline ci sono anche degli splendidi esemplari con la basilica di Saccargia. Il sole comincia lentamente a tramontare dietro la torre sul promontorio, le ombre si allungano inesorabilmente sulle rovine di Tharros mentre arriva anche l’addetto alle luci sul percorso che porta all’arena. Per entrare bisognerà aspettare almeno le 20,45, fanno sapere, forse le 21. Le signore del bar continuano a staccare inesorabilmente scontrini, i frigoriferi dei gelati confezionati cominciano a svuotarsi mentre i gabbiani planano pigramente e le zanzare fanno sentire la loro presenza in maniera insistente. Il loro ronzio si confonde con quello di un drone che sorvola l’anfiteatro in maniera discreta, anche se rumorosa, poi finalmente il cordone dell’ingresso viene abbassato e gli spettatori possono entrare per godersi gli ultimi bagliori di luce.
L’anfiteatro è spettacolare, mille sedie rosse sistemate fronte mare. Si segue il percorso numero quattro, si costeggiano le rovine e a metà strada per celebrare l’evento c’è un brindisi. Una salita in mezzo alla sabbia e alla macchia mediterranea, poi finalmente si sbuca nella piccola insenatura che ospita la struttura. Leggera, discreta, si vede benissimo da ogni fila col palco che sembra quasi galleggiare sul mare. I più veloci e fortunati hanno acquistato il biglietto per sedersi, sono mille, ma anche i duecento che restano in piedi hanno poco da lamentarsi, si vede comunque bene e si aspetta solo il calare completo del sole per vedere finalmente gli artisti sul palco. Il mare si popola di una ventina di barche, risuona il canto delle cicale e il profumo della macchia mediterranea prende il sopravvento. Quando Fresu e Sollima salgono sul palco finisce l’attesa e per loro parla la musica, talento ed emozioni che si incontrano e danno il senso definitivo a una serata che vede due isole incontrarsi con le loro esperienze sonore e il talento di due musicisti straordinari, capaci di evocare suoni e immagini di un passato affascinante.
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