Piera Detassis: «Nella mia Tavolara il cinema è donna»
La direttrice artistica, anima del festival, parla della presenza significativa di attrici italiane nella rassegna in programma dal 17 al 22 luglio
Tavolara è donna. In realtà lo è sempre stata, da quando nel 1992 i fratelli Augusto e Marco Navone hanno scelto come timoniera Piera Detassis, la signora del cinema italiano. Quest’anno lo sarà ancora di più. Ma più che l’effetto Weinstein a colorare di rosa il festival più affascinante del mondo è il ruolo sempre più importante che le donne si sono conquistate nel cinema. La stagione appena conclusa ha visto in primo piano attrici, registe e produttrici come mai era accaduto prima. “Una notte in Italia”, in cartellone dal 17 al 22 luglio, vuole appunto rendere omaggio a questa stagione rivoluzionaria. E così tra San Teodoro, Porto San Paolo e l’isola di Tavolara sfileranno Cortellesi, Crescentini, Bobulova, Leone, Di Biase.
Una lista che potrebbe allungarsi ulteriormente. E a guidare questa pattuglia femminile sarà sempre lei, Piera Detassis, direttore di Ciak e ora presidente del David di Donatello. «È stato l’anno delle donne, ma bisogna dire che Tavolara è sempre stata molto femminile – racconta –. Fondata da uomini, Tavolara nasce con i Navone, bisogna dirlo, ma sempre con un direttore donna. E anche nel comitato organizzativo che cura questa edizione insieme a me ci sono Viviana Gandini, Claudia Panzica e Cristina Pinna, oltre a Emanuele Degortes. Senza dimenticare la piazzetta occupata brevi manu con Geppi Cucciari per gli incontri pomeridiani. Devo dire che mi viene naturale scegliere volti femminili».
Questa edizione però è ancora più femminile del solito.
«È inevitabile, quest’anno il cinema italiano ha visto le donne protagoniste con ruoli veri, che spaccano lo schermo. Penso a Paola Cortellesi, regina dell’anno. O Miriam Leone in “Metti la nonna in freezer”. O ancora Maria Di Biase, che io amo. A Tavolara avremo anche “Diva”, l’omaggio a Valentina Cortese e saranno con noi Carolina Crescentini e Barbora Bobulova. E forse ci sarà anche Alice Rohrwacher per “Lazzaro felice”».
Non è vero dunque che le donne fanno fatica a trovare spazio nel cinema.
«Siamo ancora indietro ma qualcosa sta cambiando. In questa stagione abbiamo visto ruoli femminili che lasciano il segno, ruoli fuori norma, donne non asservite, che non vengono scelte solo per mostrare il loro corpo».
Ormai nel cinema c’è un pre e un dopo Weinstein. Cosa è cambiato in pochi mesi?
«È cambiata la coscienza. In Italia abbiamo agito con un po’ di ritardo, ma l’importante è che ci sia stata la reazione delle donne. È stato sconcertante vedere Asia Argento messa sotto accusa come se lo stupro fosse colpa sua. Non dico che dobbiamo essere in guerra, ma era una situazione che andava avanti da troppo tempo, da secoli direi. Ed era arrivato il momento di dire basta. Io sono troppo felice che sia accaduto, è davvero importante che ci sia stata questa rivoluzione. Io nella mia vita sono andata avanti a colpi di gomito, ho detto i no giusti: mi auguro che le ragazze di oggi non debbano combattere come noi».
Lei però è riuscita ad affermarsi in un’epoca in cui il mondo era quasi tutto al maschile.
«Avevo il talento e gli uomini l’hanno riconosciuto. Ma purtroppo tra noi e loro è rimasta una disparità economica. Ancora oggi le donne prendono la metà. Il rapporto tra donna e danaro è tabù. I tempi sono cambiati ma questa battaglia non l’abbiamo ancora vinta».
Carlo Verdone ha criticato la commedia: troppi film e sempre con gli stessi attori.
«Questa stagione è andata meglio, c’è stata più diversità, ma ha ragione Carlo quando dice che spesso non si riesce a distinguere un film dall’altro. I protagonisti vengono consumati fino alla morte e sembra sempre lo stesso copione».
Quali sono le scommesse del cinema italiano?
«Tra gli attori Edoardo Pesce e Massimiliano Gallo, che sarà a Tavolara. Tra le attrici Serena Rossi: è capace di fare tutto».
La Sardegna sempre più terra di cinema. Da Sorrentino a Clooney.
«Proprio su Ciak abbiamo dedicato due pagine alla Sardegna. Per l’isola è un momento formidabile grazie alla Film commission diretta da Nevina Satta. Grandi produzioni l’hanno scelta come set, c’è un fiorire di giovani cortisti e rassegne. Oggi dal punto di vista cinematografico la Sardegna ha una grande visibilità internazionale».
Sono passati 26 anni dalla sua prima volta a Tavolara: cosa rappresenta per lei “Una notte in Italia”?
«Tavolara non è una rassegna, non è un festival, è un’esperienza. È un modo di vivere la natura, il cinema, il mare, la socialità, la cultura in un mix che non c’è mai stato e raramente puoi ritrovare. Noi mescoliamo la profondità con il leggero senza tirarcela. È un’esperienza di vita».
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