Gli ospiti
Inchieste e intrighi nei racconti dei giornalisti Hamaui e Damilano
Il fuoco sacro del giornalismo si accende all’Isola delle storie di Gavoi a mezzogiorno. E il calore in quel catino arroventato di Sant’Antiocru sale a picco nell’ora di punta per le belle...
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Il fuoco sacro del giornalismo si accende all’Isola delle storie di Gavoi a mezzogiorno. E il calore in quel catino arroventato di Sant’Antiocru sale a picco nell’ora di punta per le belle testimonianze di due maestri della professione, che seppure e giustamente con le loro diversità, vedute e storie, lasciano una bella impronta nel pubblico del festival che ascolta attento. Sabato è Daniela Hamaui, direttrice per otto anni dell’Espresso e ora alla guida di Vanity Fair, a rispondere alle domande dal collega Wlodek Goldkorn, ieri invece è stato il turno di Marco Damilano, direttore dell’Espresso dall’ottobre del 2017, ma anche un volto noto agli spettatori per essere un ospite fisso in alcuni trasmissioni su Rai 3 e La 7. Insomma Hamaui e Damilano sono come recente passato e presente di uno dei settimanali più acuti nell’analisi politica, economica e sociale del Belpaese ma distintosi anche e soprattutto per le inchieste. Quelle a più mani capaci di provocare piccoli terremoti e reazioni anche scomposte dei potenti di turno e che un lettore attento si attende di trovare sui giornali. La Hamaui cattura subito l’attenzione. Milanese, linguaggio forbito e diretto, è stata la prima donna a guidare il settimanale di approfondimento. Una direzione coraggiosa che è riuscita a lasciare il segno e a stimolare il lavoro di squadra. Impegno e strategie che hanno pagato e che le hanno permesso di portare sulla scrivania dell’editore risultati importanti. Ovviamente la Hamaui ha raccontato anche il lato o l’approccio femminile alla professione giornalistica. Gli inizi non sono stati affatto semplici. «Fare l’Espresso è stato come fare il Vietnam. Sono arrivata nel 2002 e avevo tre caratteristiche che mi rendevano inaccettabile: sono donna, venivo da Milano, e non dal mondo della politica. Queste tre cose hanno creato un corto circuito totale. Anche l’usciere del palazzo dove aveva sede il giornale era sicuro di avere molte più caratteristiche positive delle mie per diventare direttore del giornale», dice strappando subito il primo applauso. Poi un pensiero sulle donne e sulla loro capacità di adattamento: «Sono per natura multitasking, anche prima dell’avvento dell’era digitale. Sono abituate a essere madri, a pensare ai figli e a lavorare». Una delle rivoluzioni che rivendica con maggior orgoglio è quella che portò a levare le immagini delle donne nude dalla copertina. «I nudi fanno vendere nei giornali porno non in un settimanale politico e di attualità. Le levai, malgrado le resistenze perché ho sempre pensato che i nostri lettori fossero più intelligenti di me e dei giornalisti. La mia prima copertina fu un coniglio transgender. In 8 anni non ho mai messo un nudo». Ma l’era Hamaui ha servito ai lettori tante belle inchieste. La hard news più famosa è stata quella di Fabrizio Gatti sui centri di accoglienza. Ieri invece Damilano, romano, da giornalista prettamente politico con le chiavi di lettura dello storico è stato subito sollecitato sul suo ultimo libro (Un atomo di verità. Il caso Moro e la fine della politica italiana (Feltrinelli, 2018), raccontando quell’universo che apparteneva allo statista democristiano ucciso dalle Brigate rosse. «Era un mondo in cui la politica era tutto. Ora si è creato un vuoto – ha detto Damilano –. Ai tempi di Moro e Berlinguer comunicava pochissimo e quando lo faceva erano notizie che facevano rumore, che affrontavano grandi temi che facevano discutere, spesso anche in controtendenza con la propria base elettorale». «La politica attuale invece comunica eccessivamente – sentenzia il direttore – e in mezzo a questo frastuono non risuona nulla o quasi coperto da una gran massa di propaganda che è il moto moderno con cui spesso a colpi di fake, twitter e post non si capisce nulla».
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