La Nuova Sardegna

Paolo Rossi  

Alla Maddalena il “ladro” del teatro d’improvviso

Dieci allievi selezionati, di età compresa tra i venti e i trent’anni, provenienti dalle più importanti scuole di cinema e teatro italiane. Due intense settimane di lezioni e pratica sulle tecniche...

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Dieci allievi selezionati, di età compresa tra i venti e i trent’anni, provenienti dalle più importanti scuole di cinema e teatro italiane. Due intense settimane di lezioni e pratica sulle tecniche di recitazione. Un maestro d’eccezione: Paolo Rossi. Dal 16 al 29 luglio torna alla Maddalena il ValigiaLab, laboratorio residenziale di alta formazione che dal 2010 affianca il festival “La valigia dell’attore” organizzato dall’associazione Quasar. La rassegna, con i vari film e incontri per il pubblico, partirà il 24 luglio e si concluderà proprio con la presentazione alla fortezza I Colmi degli allievi e dell’elaborato audiovisivo creato a conclusione della residenza artistica guidata da Paolo Rossi con la collaborazione di Silvia Scola (sceneggiatrice, figlia del grande regista Ettore Scola) e di Fabrizio Deriu, docente in discipline dello spettacolo. Per Paolo Rossi sarà la seconda volta come conduttore dell’importante workshop che negli anni scorsi ha visto protagonisti anche Toni Servillo, Pierfrancesco Favino, Sonia Bergamasco, Elio Germano, Fabrizio Gifuni e Michele Riondino.

Rossi, partiamo dal titolo del laboratorio: “La commedia è finita”. Che significato racchiude?

«Racchiude una riflessione che sto facendo anche io, negli ultimi miei spettacoli, con l’approfondimento di quello che una volta veniva chiamato teatro d’improvviso. Quindi l’improvvisazione, un atto che non appartiene esclusivamente ai talenti bizzarri, stravaganti, che è legato a doti estemporanee. Spesso lo si limita a questo, ma in realtà è un metodo che vale sia per il teatro, sia per il cinema o la televisione. Ogni volta che c’è da raccontare qualcosa. Un metodo vero e proprio che richiede un certo atteggiamento, una disciplina, allenamento. L’opposto di quello che si può immaginare».

Ai ragazzi del laboratorio è stata data qualche indicazione prima del lavoro che farete alla Maddalena?

«Ho dato il compito di portare un monologo e due scene a due. L’improvvisazione non nasce dal vuoto, è fatta anche di furti. Rubare in teatro è cosa buona e giusta. Come mi diceva Dario Fo, che poi ho scoperto aveva preso la frase da Picasso: rubare in teatro è geniale, copiare da cog…».

Uno dei suoi punti di riferimento è Molière. Cosa ha “rubato” da lui?

«Da Molière vado per riscossione crediti (ride). Tutte le prime farse le ha prese dalla cassa degli improvvisatori italiani, come Fiorilli. Io vado a riprenderle».

Coerenza è una delle prime parole che vengono in mente pensando a Gian Maria Volonté al quale il festival è dedicato.

«Ho avuto la fortuna di lavorare con attori straordinari, nei primi anni della mia carriera, ed è stata una palestra che mi ha dato molto. Purtroppo Gian Maria Volonté non l’ho mai incontrato, ma lo ritengo forse il più grande interprete in assoluto del Dopoguerra. Per fortuna alla Maddalena c’è Giovanna (la figlia di Volonté che organizza la manifestazione) e la sua presenza moltiplica l’energia pazzesca che quest’isola trasmette. Un’isola meravigliosa che è diventata il mio buen retiro. E per chi fa il mio mestiere questo non vuol dire semplicemente oziare. Questo luogo mi ispira, quando sono alla Maddalena mi vengono sempre idee nuove».



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