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Dunne: «Scrivere in un mondo di uomini»

Costantino Cossu
Dunne: «Scrivere in un mondo di uomini»

Dal nuovo romanzo al movimento #Metoo: la narratrice irlandese ospite a Sassari del festival “Sulla terra leggeri”

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«Raccontare le isole: l’Irlanda»: sarà questo il tema dell’incontro con Catherine Dunne in cartellone il 28 luglio alle 21,30 in piazza Duomo per il festival letterario “Sulla terra leggeri”, che prenderà il via giovedì 26 a Sassari. Dunne, una delle più importanti scrittrici contemporanee, ha appena pubblicato in Italia il suo nuovo romanzo, “Come cade la luce” (Guanda, 363 pagine, 18,90 euro). Da questo suo ultimo lavoro comincia l’intervista che l’autrice irlandese ha concesso alla Nuova.

Per “Come cade la luce”, Lei si è ispirata alla mitologia greca. Che rapporto ha con la tradizione classica?

«Come la maggior parte degli autori, vengo colpita dalle grandi storie, quelle con passione, suspense e profondità psicologica. Da bambina amavo i miti greci e romani per il puro piacere della narrazione. Ma in seguito, da adulta, ho iniziato a scavare nei vari livelli di introspezione e comprensione contenuti in questi antichi racconti. I greci comprendevano senz’altro la natura umana e soprattutto comprendevano il legame viscerale tra genitori e figli. Anche se molti miti sembrano trattare di guerra, di conflitto, di territorialità e di dominio – e in effetti ne parlano – al centro di essi c’è sempre il lato oscuro delle relazioni umane. I racconti esplorano il desiderio e l’amore, la gelosia e il possesso, l’abuso di potere e la capacità del dolore di cambiarci. Sono straordinariamente ricchi sul piano dell’introspezione psicologica».

La famiglia è al centro di molti suoi libri. Perché questa scelta?

«La famiglia mi ha sempre affascinata. È il teatro in cui impariamo a conoscere il mondo esterno. Tutti al suo interno hanno il proprio ruolo, un ruolo influenzato dall’epoca, dalla cultura, dall’amore, dai condizionamenti esterni, persino dal posto che il bambino occupa nella famiglia: figlio maggiore, minore, di mezzo e così via. Ma questi ruoli non sono fissi: fluiscono e cambiano a seconda delle circostanze, dunque esistono infinite interpretazioni del concetto di famiglia. È in questo quadro, comunque, che, come genitori e come figli, impariamo cosa sia l’amore – o la mancanza di esso. Impariamo a gestire il conflitto, iniziamo a comprendere le aspettative e quanto siamo inferiori ad esse. Sperimentiamo la gelosia, l’insicurezza, il senso di perdita. Probabilmente sperimentiamo anche il senso di colpa e il dolore. Non importa quanto una famiglia sia amorevole, unita e felice; ogni individuo al suo interno deve lottare per definire sé stesso e per conquistare l’indipendenza. Come scrittrice, trovo queste eterne dinamiche ricche di storie. Come lettrice, amo quei libri che mi aiutano a fare chiarezza, che esprimono sentimenti dei quali potrei essere consapevole, ma che forse non ho mai veramente articolato. Quando scrivo voglio soprattutto esplorare i sentimenti e le relazioni in modo autentico. La vita è difficile, le relazioni emotive sono impegnative. Io voglio immergermi sotto questa superficie, aggrappandomi, allo stesso tempo, a quel sottile filo di ottimismo per cui l’amore è ciò che ci salva. Mi posso confrontare con molta “archeologia emotiva” quando ho a che fare con la famiglia».

In “Come cade la luce” il personaggio di Mitros reagisce alla sua disabilità attraverso l’arte. L’arte, la letteratura, possono salvare?

«Confrontarsi con la propria creatività porta luce nelle tenebre. Credo con estrema convinzione nel potere dell’espressione artistica. Ho visto come l’arte può trasformare le vite delle persone. E non solo in virtù del suo processo ideativo: il confronto con tutte le forme di espressione creativa è di per sé trasformativo. La lettura, per esempio, è un atto creativo. Un romanzo, una poesia, una storia sono soltanto parole su una pagina finché il lettore non gli dà vita. I lettori veicolano nel libro le proprie esperienze di vita, e la relazione tra lettore e scrittore che ne deriva è ricca, gratificante, creativa, liberatoria. Ho visto il potere dell’arte, in ogni sua forma, illuminare l’oscurità di molte vite».

Il concetto di luce è anche nel titolo del romanzo. La luce è la speranza che si fa strada nel buio?

«La luce simboleggia tutto ciò che migliora e stimola la vita: amore, speranza, arte. Si ha l’impressione, a volte, che il mondo oggi sia un luogo piuttosto oscuro. Leader di destra, corruzione, abusi di potere ovunque guardiamo. È un momento in cui abbiamo bisogno di tutta la consolazione che possiamo darci l’un l’altro, di tutto l’ottimismo di cui siamo capaci».

In “Come cade la luce” il rapporto tra i personaggi di Cormac e Melina tocca anche i temi dell’abuso di potere da parte maschile e della violenza domestica sulle donne. Che cosa pensa del movimento #Metoo?

«Quello dell’abuso di potere è un tema molto complesso. Continua ad insinuarsi da solo nelle mie storie quando parlo di relazioni disfunzionali. Mi pare di vederlo ovunque, ultimamente. C’è una concezione tossica di “diritto maschile” che è davvero disturbante. È un fenomeno culturale profondamente angosciante, che è stato messo in luce dal movimento #Metoo. Sarà anche un movimento che ha avuto origine nell’industria cinematografica, profondamente misogina, ma non è affatto limitato a quel campo. Bisogna continuare a mettere in discussione l’idea che le donne debbano essere in qualche modo controllate dagli uomini. Il movimento #Metoo ha generato un dibattito e una consapevolezza molto proficui. Uomini e donne stanno facendo sentire la loro voce, si stanno pronunciando. Dagli atteggiamenti dispotici fino alla sopraffazione economica ed emozionale e alla violenza domestica, la nostra società è piena di abusi di potere. Dobbiamo opporci quando li vediamo. Tuttavia sarebbe avventato credere di poter cambiare una cultura dall’oggi al domani».

Nell’ambiente editoriale e nel mondo della critica letteraria, essere donna comporta particolari penalizzazioni?

«Temo di sì. Ancora adesso, ancora nel 2018. Tutte le ricerche aggiornate, in Irlanda e in altri Paesi, dimostrano che i libri delle scrittrici ricevono meno attenzione e meno copertura critica rispetto a quelli degli autori di sesso maschile. Spesso nei festival a discutere di questioni letterarie sono chiamati soltanto uomini. Le donne sono meno visibili e il loro lavoro, in generale, è meno riconosciuto. Ma penso che eventi recenti, tra i quali il #Metoo, ci abbiano resi maggiormente consapevoli dello squilibrio. E ci sono tentativi di correggere ciò che è sbagliato. In Irlanda al momento le scrittrici dominano la scena del romanzo poliziesco, anche se il termine “romanzo poliziesco” è riduttivo. Nel campo della letteratura “seria”, invece, c’è ancora un forte squilibrio nella maniera in cui il lavoro viene assegnato, presentato e promosso».

La famiglia Emilianides, al centro di “Come cade la luce”, emigra da Cipro a Dublino dopo il colpo di Stato in Grecia del 1974. Nel passato gli irlandesi (come gli italiani) sono emigrati per sfuggire alla fame. Oggi il mondo è pieno di migranti che fuggono da eventi tragici. Che cosa può fare l’Europa di fronte a questo?

«Penso che l’Unione Europea abbia ancora molto da fare per affrontare nella maniera giusta questa enorme tragedia umana. L’Italia e la Grecia sono state molto generose nel prestare aiuto a persone che fuggono da sofferenze inconcepibili. C’è bisogno di un impegno comune perché tutti gli altri Paesi europei facciano lo stesso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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