Il regista gentile e incompreso della commedia all’italiana
di Francesco Gallo
«In America sarei stato venerato come Spielberg, qui devo vergognarmi» Ha inventato i “cinepanettoni” ma i critici lo hanno sempre snobbato
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ROMA. Con la morte di Carlo Vanzina, che si è spento ieri nella sua Roma all'età di 67 anni, dopo la recente scomparsa di Vittorio Taviani, si spezza un'altra coppia di fratelli-autori del cinema italiano. Di corporatura minuta, gentile, inossidato in un look da pariolino anni Settanta, Carlo e il fratello Enrico erano figli d'arte di papà Steno autore di film cult come “Un americano a Roma”.
Regista, sceneggiatore e produttore, insieme al fratello Enrico che si è dedicato più alla scrittura, nato a Roma il 13 marzo del 1951, Carlo è vissuto nel mondo del cinema fin dall'infanzia. Ma del fatto di essere stato favorito, per le sue origini, nella carriera nel mondo del cinema non si vergognava affatto. Anzi ricordava, riconoscente, la figura del padre e il fatto che nella sua casa fossero passati tutti: Totò, Ugo Tognazzi, Mario Monicelli, Ennio Flaiano, Mario Camerini e Dino Risi. Diplomatosi alla scuola francese Chateaubriand di Roma, Carlo inizia la carriera nel cinema nei primi anni '70 come aiuto regista di Mario Monicelli nei film “Brancaleone alle crociate” (1970). Dopo aver collaborato con il padre, nel 1976 dirige il suo primo film “Luna di miele in tre”, scritto dal fratello Enrico e con protagonista Renato Pozzetto. Da allora ha realizzato una sessantina di film. Si va dalla scoperta di Diego Abatantuono nel 1982 (“Eccezzziunale... veramente”) a quel “Sapore di mare” uscito in sala l'anno dopo che è sempre stato il suo film più amato. Un anno fortunato per i prolifici fratelli della commedia all'italiana, mai troppo amati dai critici con cui ebbero sempre a discutere. Esce infatti, sempre nel 1983, quel “Vacanze di Natale” considerato il padre di tutti i “cinepanettoni”.
Nel 1986 fonda poi, sempre con il fratello Enrico, la casa di produzione Video 80. Autori di commedie popolari, ma mai davvero volgari, Carlo ed Enrico hanno sempre avuto, specie nell'Italia post-sessantottina ancora ammantata da ideologie, un conto aperto con la critica. Proprio Carlo diceva: «In una cinematografia seria come quella americana, noi Vanzina saremmo venerati come Spielberg. Qui invece dobbiamo vergognarci». E il regista ricordava, in questo senso, il destino bizzarro di Totò.
Infine, sempre Carlo, era solito spiegare così perché avesse dedicato tutta la sua vita al cinema di disimpegno: «La commedia all'italiana esiste in ogni strada del nostro Paese. È una cosa del tutto naturale. Il fatto è che gli italiani riescono a trovare il lato comico anche nelle tragedie. In fondo, spesso ce lo dimentichiamo, siamo il paese di Totò».
Regista, sceneggiatore e produttore, insieme al fratello Enrico che si è dedicato più alla scrittura, nato a Roma il 13 marzo del 1951, Carlo è vissuto nel mondo del cinema fin dall'infanzia. Ma del fatto di essere stato favorito, per le sue origini, nella carriera nel mondo del cinema non si vergognava affatto. Anzi ricordava, riconoscente, la figura del padre e il fatto che nella sua casa fossero passati tutti: Totò, Ugo Tognazzi, Mario Monicelli, Ennio Flaiano, Mario Camerini e Dino Risi. Diplomatosi alla scuola francese Chateaubriand di Roma, Carlo inizia la carriera nel cinema nei primi anni '70 come aiuto regista di Mario Monicelli nei film “Brancaleone alle crociate” (1970). Dopo aver collaborato con il padre, nel 1976 dirige il suo primo film “Luna di miele in tre”, scritto dal fratello Enrico e con protagonista Renato Pozzetto. Da allora ha realizzato una sessantina di film. Si va dalla scoperta di Diego Abatantuono nel 1982 (“Eccezzziunale... veramente”) a quel “Sapore di mare” uscito in sala l'anno dopo che è sempre stato il suo film più amato. Un anno fortunato per i prolifici fratelli della commedia all'italiana, mai troppo amati dai critici con cui ebbero sempre a discutere. Esce infatti, sempre nel 1983, quel “Vacanze di Natale” considerato il padre di tutti i “cinepanettoni”.
Nel 1986 fonda poi, sempre con il fratello Enrico, la casa di produzione Video 80. Autori di commedie popolari, ma mai davvero volgari, Carlo ed Enrico hanno sempre avuto, specie nell'Italia post-sessantottina ancora ammantata da ideologie, un conto aperto con la critica. Proprio Carlo diceva: «In una cinematografia seria come quella americana, noi Vanzina saremmo venerati come Spielberg. Qui invece dobbiamo vergognarci». E il regista ricordava, in questo senso, il destino bizzarro di Totò.
Infine, sempre Carlo, era solito spiegare così perché avesse dedicato tutta la sua vita al cinema di disimpegno: «La commedia all'italiana esiste in ogni strada del nostro Paese. È una cosa del tutto naturale. Il fatto è che gli italiani riescono a trovare il lato comico anche nelle tragedie. In fondo, spesso ce lo dimentichiamo, siamo il paese di Totò».
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