Quando le canzoni sono arte e poesia L’elenco delle hit che scaldano il cuore
Ma che politica, che cultura/ sono solo canzonette... Giocava con ironia, Edoardo Bennato, cantando nel 1980 una delle sue composizioni più dissacranti e divertenti. E sapeva naturalmente che le cose...
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Ma che politica, che cultura/ sono solo canzonette... Giocava con ironia, Edoardo Bennato, cantando nel 1980 una delle sue composizioni più dissacranti e divertenti.
E sapeva naturalmente che le cose non stanno proprio così. Una canzone è “leggera”, ma nel senso che Italo Calvino dava al termine. E la musica, se è bella, poco tollera recinti di genere ed entra nei territori della poesia, toccando l’intelligenza del cuore. Lo raccontano Maurizio Stefanini e Marco Zoppas in “Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone”, Il Palindromo.
L’epica dei racconti lirici di Omero. I versi di Lorenzo de Medici nel “Trionfo di Bacco e Arianna”. E la straordinaria poesia di José Martí, “Yo soy un hombre sincero/ de donde crece la palma/ Y antes de morirme quiero/ Echar mis versos del alma..” che diventa popolare in tutto in mondo con la musica di “Guantanamera”. E ancora le parole di Brecht cantate da Milva, l’”Orfeo negro” di Vinícius de Moraes e Bob Dylan con il Nobel per la letteratura. Poesia e musica rivelano dimensioni dell’anima che tengono insieme nostalgia e felicità.
Le canzoni sono soprattutto “Canzoni d’amore”, come documenta un bel libro di Luca Beatrice, Mondadori. Dicono poco d’allegria e molto d’abbandoni, tradimenti e dolore. E da Gino Paoli a Luigi Tenco, da Battisti all’”Eskimo” di Guccini, da Ornella Vanoni con “L’appuntamento” alla Mina di “Città vuota”, da De Gregori a Ligabue, ricordare canzoni e raccontarne aneddoti e interpretazioni vuol dire ripercorrere più di mezzo secolo di storia d’Italia e parlare della colonna sonora della vita di tanti e di ognuno di noi.
Le vite sono, appunto, scandite dalla musica. Una canzone, la colonna sonora d’un film, una sonata per piano o una sinfonia, per dare corpo a emozioni, ritrovare ricordi. Severino Salvemini, economista bocconiano, uomo di sofisticata cultura, s’è divertito a chiedere a una serie di persone di raccontargli la loro play list, per una brillante rubrica su “Sette” del “Corriere della Sera”.
E adesso quegli elenchi sono raccolti in “Le liste degli altri-La musica amata da 139 italiani”, Castelvecchi. Ne viene fuori un ritratto di personalità rivelate da scelte musicali accompagnate da notazioni ironiche e affettuose. Pupi Avati sceglie, tra le altre, “L’anno che verrà” di Lucio Dalla, Natalia Aspesi “Bandiera rossa” ma anche “Il cielo in una stanza” di Bindi, nella struggente interpretazione di Mina, Enzo Bianchi, ex priore di Bose, uomo d’intensa spiritualità, “Ne me quitte pas” di Jacques Brel e soprattutto “Gracias a la vida... que me ha dado tanto”, parole di Mercedes Sosa, voce di Violeta Parra, emozionante come una preghiera sul calar della notte.
Leggero e ironico, lo scrittore Maurizio Maggiani cita la “Casetta in Canadà” e l’astonauta Samantha Cristoforetti, dai viaggi nello spazio, affida le sue emozioni a una delle più belle canzoni di Paolo Conte, “Bartali”. Al lettore che scorre le pagine dense di titoli viene voglia di fare subito anche lui, una sua lista...
E sapeva naturalmente che le cose non stanno proprio così. Una canzone è “leggera”, ma nel senso che Italo Calvino dava al termine. E la musica, se è bella, poco tollera recinti di genere ed entra nei territori della poesia, toccando l’intelligenza del cuore. Lo raccontano Maurizio Stefanini e Marco Zoppas in “Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone”, Il Palindromo.
L’epica dei racconti lirici di Omero. I versi di Lorenzo de Medici nel “Trionfo di Bacco e Arianna”. E la straordinaria poesia di José Martí, “Yo soy un hombre sincero/ de donde crece la palma/ Y antes de morirme quiero/ Echar mis versos del alma..” che diventa popolare in tutto in mondo con la musica di “Guantanamera”. E ancora le parole di Brecht cantate da Milva, l’”Orfeo negro” di Vinícius de Moraes e Bob Dylan con il Nobel per la letteratura. Poesia e musica rivelano dimensioni dell’anima che tengono insieme nostalgia e felicità.
Le canzoni sono soprattutto “Canzoni d’amore”, come documenta un bel libro di Luca Beatrice, Mondadori. Dicono poco d’allegria e molto d’abbandoni, tradimenti e dolore. E da Gino Paoli a Luigi Tenco, da Battisti all’”Eskimo” di Guccini, da Ornella Vanoni con “L’appuntamento” alla Mina di “Città vuota”, da De Gregori a Ligabue, ricordare canzoni e raccontarne aneddoti e interpretazioni vuol dire ripercorrere più di mezzo secolo di storia d’Italia e parlare della colonna sonora della vita di tanti e di ognuno di noi.
Le vite sono, appunto, scandite dalla musica. Una canzone, la colonna sonora d’un film, una sonata per piano o una sinfonia, per dare corpo a emozioni, ritrovare ricordi. Severino Salvemini, economista bocconiano, uomo di sofisticata cultura, s’è divertito a chiedere a una serie di persone di raccontargli la loro play list, per una brillante rubrica su “Sette” del “Corriere della Sera”.
E adesso quegli elenchi sono raccolti in “Le liste degli altri-La musica amata da 139 italiani”, Castelvecchi. Ne viene fuori un ritratto di personalità rivelate da scelte musicali accompagnate da notazioni ironiche e affettuose. Pupi Avati sceglie, tra le altre, “L’anno che verrà” di Lucio Dalla, Natalia Aspesi “Bandiera rossa” ma anche “Il cielo in una stanza” di Bindi, nella struggente interpretazione di Mina, Enzo Bianchi, ex priore di Bose, uomo d’intensa spiritualità, “Ne me quitte pas” di Jacques Brel e soprattutto “Gracias a la vida... que me ha dado tanto”, parole di Mercedes Sosa, voce di Violeta Parra, emozionante come una preghiera sul calar della notte.
Leggero e ironico, lo scrittore Maurizio Maggiani cita la “Casetta in Canadà” e l’astonauta Samantha Cristoforetti, dai viaggi nello spazio, affida le sue emozioni a una delle più belle canzoni di Paolo Conte, “Bartali”. Al lettore che scorre le pagine dense di titoli viene voglia di fare subito anche lui, una sua lista...
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