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Il cuore di Jasmine a Tavolara

Il cuore di Jasmine a Tavolara

Il fascino sussurrato di un’artista che, come molte colleghe, trova in Tavolara un porto sicuro. Jasmine Trinca torna per il secondo anno di seguito al festival del cinema di Tavolara, quest’anno in...

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Il fascino sussurrato di un’artista che, come molte colleghe, trova in Tavolara un porto sicuro. Jasmine Trinca torna per il secondo anno di seguito al festival del cinema di Tavolara, quest’anno in una veste inconsueta rispetto al classico ruolo di attrice protagonista, nel quale l’anno scorso aveva presentato il film “Fortunata” di Castellitto. Stile informale, parole mai banali, la Trinca vestirà oggi i panni di insegnante in un incontro con i ragazzi delle scuole a Porto San Paolo. Vestito nero cortissimo, faccia da eterna teenager, per lei salire in cattedra è quasi il compimento di un destino, visto che ancora studentessa, neanche maggiorenne, venne scelta da Nanni Moretti per il film “La stanza del figlio”. «La prima cosa che mi insegnò Moretti fu quella di usare la parola macchina da presa e non telecamera – racconta la Trinca –. Il mio esordio è stato con un regista molto rigoroso, che mi ha insegnato il valore delle parole e il rispetto per il cinema». Poi c’è questo luogo, la sua storia, il suo marchio emotivo. «Ho un vero legame con il festival di Tavolara, sono venuta qui per la prima volta che avevo 19 anni e oggi ne ho 37, per me è un rituale – spiega Jasmine –. Qui ritrovo persone che hanno creato e amato questo festival, c’è sincerità, questo corrisponde a un’idea bella di cinema». L’abbraccio con Piera Detassis, direttrice del festival, creatrice di questo evento che si ripete immutabile, insieme ai fratelli Augusto e Marco Navone, rappresenta questo, il momento di incontro tra amiche che si ritrovano in un luogo amato da entrambe. Come i sorrisi complici con Geppi Cucciari. Quando il sole tramonta sull’oasi naturalistica della Peschiera di San Teodoro, si alza il sipario sulla ventottesima edizione del Festival del cinema di Tavolara. Solo un apparente paradosso nella narrazione che si ripete per questa festa del cinema, che trova la sua stessa essenza in un connubio con la natura. Dunque, Tavolara. L’isola del cinema che, nell’ormai consolidata vocazione itinerante del festival, trova i set ideali in questo costante rimando alla bellezza di luoghi unici, l’Area marina protetta, il messaggio di tutela e rispetto che rappresentano la condizione stessa per l’esistenza di questo evento unico nel suo genere. Ma anche la Sardegna. Con la sua magia, la cultura fruibile, che trasforma volti noti del cinema e della tv in testimonial di un contesto naturalistico a volte irripetibile. Jasmine Trinca regala sorrisi, in un ritorno ad appena un anno di distanza dalla partecipazione dell’anno scorso. L’affezione che diventa presenza fissa, perché Tavolara e la sua arena cinematografica, ma anche San Teodoro e Porto San Paolo, non si dimenticano. Luoghi di cinema che per questo esordio nella cornice della Peschiera hanno scelto i due film-documentari “Uno sguardo alla terra” presentato dal regista Peter Marcias e “Le meraviglie del mare” di Jean Michel Cousteau e Jean-Jacques Mantello. La Sardegna del Piano di Rinascita del 1962, documentato dal regista Fiorenzo Serra nel 1965 con “L’ultimo pugno di terra” e raccontato da Peter Marcias, che trae un nuovo documentario dal (quasi) documentario che raccontava una realtà sarda sospesa tra vocazione agropastorale e investimenti su un’industrializzazione tardiva e zoppicante. L’altro tema, non poteva essere altrimenti, tocca la natura e le sue meraviglie, raccontando il mare, elemento seminale per antonomasia. “Le meraviglie del mare” è un viaggio dalle isole Fiji alle Bahamas, alla scoperta degli oceani e della loro microfauna, spettacolare come un universo segreto e minacciata da quello dell’uomo. Per tre anni, Jean-Michel Cousteau - figlio del grande Jacques, esploratore, oceanografo e regista - e i suoi figli Céline e Fabien, con la loro squadra, hanno viaggiato dove l’uomo è solo ospite delle profondità.

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