La Nuova Sardegna

MONUMENTI APERTI 

Un accordo operativo tra Slow Food, Anci e Touring

di Sabrina Zedda

CAGLIARI. Dall’architettura al paesaggio, dal cibo alla storia. D’ora in poi le eccellenze della Sardegna faranno fronte comune perché il visitatore si senta coccolato e informato, ma anche perché,...

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CAGLIARI. Dall’architettura al paesaggio, dal cibo alla storia. D’ora in poi le eccellenze della Sardegna faranno fronte comune perché il visitatore si senta coccolato e informato, ma anche perché, quando si va a parlare nei piani alti delle istituzioni, più nessuno possa storcere il naso. Il nuovo cammino è stato tracciato con un accordo firmato tra Imago Mundi e Anci Sardegna, Anci Giovani, Touring club e Slow food. Realtà che se già collaboravano con la grande macchina di Monumenti aperti d’ora in poi potranno farlo con più slancio.

Partendo dall’esperienza fatta con Monumenti aperti, che ogni anno in diversi comuni dell’isola toglie i lucchetti a siti altrimenti sempre chiusi, sarà possibile mettere sul tappeto un programma di accordi e iniziative capaci di valorizzare l’isola in una dimensione ancora più ampia. «La chiave di volta per questo ulteriore passaggio è arrivata con il recente riconoscimento di Monumenti aperti dall’Unione europea– ricorda il presidente di Imago Mundi, Fabrizio Frongia – D’ora in poi, grazie al nuovo accordo, cose pratiche come magari farsi sentire a Miami per stabilire il calendario delle navi da crociera in coincidenza con la nostra manifestazione potranno contare su un indirizzo in più». «In Sardegna ci sono 31 comuni a rischio spopolamento- dice Umberto Oppus, direttore della sezione sarda dell’Associazione nazionale dei comuni- Se si trovasse la quadra giusta, magari già dalla prossima edizione della manifestazione potrebbero essere inseriti come un bene da tutelare». La forza fa bene anche alle attività del Touring club italiano: «Noi sardi non abbiamo grande coscienza dei luoghi in cui viviamo- osserva il console sardo del Touring club, Giuseppe Melis-. E’ dunque necessario lavorare perché ognuno senta il territorio come qualcosa di profondo e non di effimero».

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