«Isabella Ragonese una navigante in mare aperto»
di Fabio Canessa
La Maddalena, assegnato il Premio Volonté Oggi il protagonista sarà Giuseppe Battiston
3 MINUTI DI LETTURA
LA MADDALENA. «Non ha paura, mai, di navigare in mare aperto. Di domare i suoi personaggi, di giocare con il lavoro d’attrice. Fino in fondo. E questo premio non è solo per ciò che ha fatto, ma per quello che farà. Perché come recita un videoclip che ha interpretato, il meglio deve ancora venire». Si chiude così la lunga motivazione con la quale Isabella Ragonese ha ricevuto, alla Maddalena durante il festival “La valigia dell’attore”, il Premio Gian Maria Volonté. Direttamente dalle mani di Daniele Vicari, il regista (tra l’altro direttore a Roma della Scuola d'arte cinematografica Gian Maria Volonté) che ha regalato all’attrice uno dei ruoli più belli della sua carriera. Quello di Eli, donna coraggiosa che porta avanti la famiglia lavorando anche in nero in un bar, in “Sole cuore amore” proiettato subito dopo la cerimonia di mercoledì sera.
Ragonese e Vicari ieri hanno poi incontrato il pubblico. Occasione per parlare del loro rapporto sul set del film, ma anche per ripercorrere il percorso dell’attrice che l’ha portata oggi a iscrivere il suo nome nella lista dei vincitori del prestigioso riconoscimento intitolato a Volonté, maestro dell’arte di recitare al quale il festival della Maddalena è dedicato. Un percorso quello di Isabella Ragonese cominciato nel cinema abbastanza tardi, a 26 anni, dopo le prime esperienze a teatro. «Ho iniziato con un laboratorio a scuola, da adolescente. E sono convinta che ci vorrebbero in tutte le scuole. Anche se uno poi non farà l’attore rappresentano momenti di formazione importanti e aiutano a risolvere i problemi legati a quell’età». Un primo passo nel mondo della recitazione al quale sono seguiti negli anni altri laboratori più professionali e una serie di spettacoli, prima dell’incontro con Emanuele Crialese che le ha aperto le porte del cinema. “Nuovomondo”, del 2006, rappresenta il suo esordio sul grande schermo. «Nel provino mi chiese di parlare siciliano, io sono di Palermo, e andò bene subito». Diverso il discorso per il primo ruolo da protagonista, esattamente dieci anni fa, in “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì. «Mi fece fare otto provini. Ero stata segnalata da un suo assistente che mi aveva vista a teatro, ma Paolo non era convinto. Mi cambiò spesso anche look prima di affidarmi la parte». Scelta felice per la riuscita del film (liberamente ispirato al libro “Il mondo deve sapere” di Michela Murgia) e trampolino di lancio per Isabella Ragonese che con il recente “Sole cuore amore” di Daniele Vicari ha aggiunto un ruolo fondamentale nella galleria di personaggi che ha finora interpretato. Dando tutta se stessa per un racconto che, parole dello stesso Vicari, vuole restituire l’epicità del quotidiano.
«È un privilegio lavorare con un’attrice come lei – sottolinea il regista – perché è sempre in parte, ha una grande capacità di stare nel racconto del film. Come diceva Volonté l’attore ha la sua drammaturgia, la sua visione della storia, e io sono assolutamente d’accordo. Per questo motivo non mi piace parlare di direzione degli attori. Lavorare insieme vuol dire condividere un percorso, in cui spesso si trasformano le idee di regista e interpreti. Mi è capitato di modificare la struttura narrativa parlando con gli attori. La cosa fondamentale è il rapporto umano, senza per me è difficile fare un film».
Oggi grande protagonista del festival, che prosegue sino a domenica, sarà Giuseppe Battiston. Di mattina , alle 10.30 agli ex magazzini Ilva a Cala Gavetta, l’attore friulano incontrerà il pubblico per parlare della sua carriera anche grazie a contributi audiovisivi selezionati da Boris Sollazzo, Enrico Magrelli e Fabrizio Deriu che come sempre hanno il compito di guidare questi spazi di approfondimento sul mestiere dell’attore. Di sera, alle 21.30 alla Fortezza I Colmi, Battiston presenterà invece il film “Dopo la guerra”. Sul palco ci sarà anche la regista Annarita Zambrano per ritirare il premio dell’ultimo Cagliari Film Fest.
Ragonese e Vicari ieri hanno poi incontrato il pubblico. Occasione per parlare del loro rapporto sul set del film, ma anche per ripercorrere il percorso dell’attrice che l’ha portata oggi a iscrivere il suo nome nella lista dei vincitori del prestigioso riconoscimento intitolato a Volonté, maestro dell’arte di recitare al quale il festival della Maddalena è dedicato. Un percorso quello di Isabella Ragonese cominciato nel cinema abbastanza tardi, a 26 anni, dopo le prime esperienze a teatro. «Ho iniziato con un laboratorio a scuola, da adolescente. E sono convinta che ci vorrebbero in tutte le scuole. Anche se uno poi non farà l’attore rappresentano momenti di formazione importanti e aiutano a risolvere i problemi legati a quell’età». Un primo passo nel mondo della recitazione al quale sono seguiti negli anni altri laboratori più professionali e una serie di spettacoli, prima dell’incontro con Emanuele Crialese che le ha aperto le porte del cinema. “Nuovomondo”, del 2006, rappresenta il suo esordio sul grande schermo. «Nel provino mi chiese di parlare siciliano, io sono di Palermo, e andò bene subito». Diverso il discorso per il primo ruolo da protagonista, esattamente dieci anni fa, in “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì. «Mi fece fare otto provini. Ero stata segnalata da un suo assistente che mi aveva vista a teatro, ma Paolo non era convinto. Mi cambiò spesso anche look prima di affidarmi la parte». Scelta felice per la riuscita del film (liberamente ispirato al libro “Il mondo deve sapere” di Michela Murgia) e trampolino di lancio per Isabella Ragonese che con il recente “Sole cuore amore” di Daniele Vicari ha aggiunto un ruolo fondamentale nella galleria di personaggi che ha finora interpretato. Dando tutta se stessa per un racconto che, parole dello stesso Vicari, vuole restituire l’epicità del quotidiano.
«È un privilegio lavorare con un’attrice come lei – sottolinea il regista – perché è sempre in parte, ha una grande capacità di stare nel racconto del film. Come diceva Volonté l’attore ha la sua drammaturgia, la sua visione della storia, e io sono assolutamente d’accordo. Per questo motivo non mi piace parlare di direzione degli attori. Lavorare insieme vuol dire condividere un percorso, in cui spesso si trasformano le idee di regista e interpreti. Mi è capitato di modificare la struttura narrativa parlando con gli attori. La cosa fondamentale è il rapporto umano, senza per me è difficile fare un film».
Oggi grande protagonista del festival, che prosegue sino a domenica, sarà Giuseppe Battiston. Di mattina , alle 10.30 agli ex magazzini Ilva a Cala Gavetta, l’attore friulano incontrerà il pubblico per parlare della sua carriera anche grazie a contributi audiovisivi selezionati da Boris Sollazzo, Enrico Magrelli e Fabrizio Deriu che come sempre hanno il compito di guidare questi spazi di approfondimento sul mestiere dell’attore. Di sera, alle 21.30 alla Fortezza I Colmi, Battiston presenterà invece il film “Dopo la guerra”. Sul palco ci sarà anche la regista Annarita Zambrano per ritirare il premio dell’ultimo Cagliari Film Fest.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
