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Cala Gonone jazz 

Sedotti da Matthew Whitaker Il piano incanta sotto le stelle

Sedotti da Matthew Whitaker Il piano incanta sotto le stelle

La prima tastiera ha imparato a suonarla ad appena tre anni. Ed è stato subito amore: era una Yamaha regalatagli dal nonno soprattutto per esaltare quella sensibilità sonora che il nipotino, non...

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La prima tastiera ha imparato a suonarla ad appena tre anni. Ed è stato subito amore: era una Yamaha regalatagli dal nonno soprattutto per esaltare quella sensibilità sonora che il nipotino, non vedente dalla nascita, stava pian piano sviluppando. Ora Matthew Whitaker, originario di Hackensack, nel New Jersey, di anni ne ha diciassette e con strumenti come il pianoforte o la mitica Hammond fa un po’ quello che vuole, nel senso che offre al pubblico improvvisazioni da pelle d’oca. Lo ha dimostrato anche venerdì sera al teatro comunale di Cala Gonone, ospite dell’omonimo festival internazionale di jazz, giunto alla trentunesima edizione e organizzato come sempre dall’associazione Intermezzo, dove è stato protagonista di una serata magica.

Che Whitaker sia un enfant prodige è noto a tutti gli appassionati di musica afroamericana, in particolare a quelli attenti alle nuove proposte. E non soltanto perché questo talentuoso teenager ha già al suo attivo diverse tournée sia negli Stati Uniti sia all’estero, con esibizioni in luoghi storici come l’Apollo Theater o la Carnegie Hall, tanto per citarne due celeberrimi di New York, ma proprio perché anche i critici musicali più severi stanno lentamente smettendo di parlare di lui come di una promessa, ma lo considerano una certezza. Basta vederlo così a suo agio sui tasti bianchi e neri per capire che è davvero così. Anticipato dalla performance del Cuncordia a launeddas, il giovane Matthew (giacca bianca e jeans) è partito in quarta con una sua personalissima rielaborazione “Come together” dei Beatles per toccare “Fredom jazz dance” di Miles Davis e – passando persino per la discomusic anni Settanta, alcune incursioni nella musica classica e “Mas que nada” del brasiliano Jorge Ben – terminare lo spettacolo con un classico di Stevie Wonder, precisamente “I wish”, pezzo che sta proprio nelle sue corde. Con lui, sul palco, Edward Morcaldi alla chitarra e Sipho Kunene alla batteria.

Ieri mattina per i seguaci del festival le belle sorprese sono continuate alle Grotte del bue marino, dove si è esibito il duo Yuma (la cantante Sabrine Jenhani e il chitarrista Ramy Zoghlemi), di origine tunisina, capace consue canzoni melodiche eseguite in lingua araba di creare un ponte tra le due sponde del Mediterraneo.

Dopo l’aperitivo delle 19 a base di flamenco con i chitarristi Riccardo Ascani e Roberto Ippoliti, la serata è proseguita in bellezza con il concerto all’Arena Palmavera del Daniel Karlssson trio, una delle più interessanti formazioni jazz della Svezia, come dimostra l’album “Fusion for fish”, proposto ampiamente nel live.

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