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Prima si guarda, poi si annusa. E infine, non potendolo assaggiare, lo si prende in mano perché anche la consistenza conta. Certi specialisti poi, sono un passo avanti a tutti. Lo lanciano contro una...
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Prima si guarda, poi si annusa. E infine, non potendolo assaggiare, lo si prende in mano perché anche la consistenza conta. Certi specialisti poi, sono un passo avanti a tutti. Lo lanciano contro una tavola e se rimane attaccato vuol dire che è di prima scelta. Altrimenti meglio scartarlo. Stiamo parlando del letame e di quello che accade durante un festival che gli hanno dedicato. Una specie di fiera che nei giorni scorsi a Serramazzoni, sull’Appennino modenese, ha calamitato circa duemila persone. Soprattutto addetti ai lavori che si sono dati appuntamenti in una cascina bio che produce parmigiano-reggiano fatto col latte della rarissima vacca bianca modenese. Quello del letame è un festival in più nella galassia dell’estate italiana che non ha niente da invidiare ai profumi di certe sagre di paese, dove le prelibatezze sembrano imbalsamate più che cucinate, ma soprattutto è l’unico che può essere etichettato “festival di merda” senza offendere nessuno.
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