“Il lago dei cigni” eterna lotta dell’amore
Stasera alle 21.30 la Forte Arena ospita il Lago dei cigni con il Balletto di San Pietroburgo. Tatiana Tkachenko, etoile mondiale e solista del Teatro Mariinsky, interpreta con straordinarie capacità...
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Stasera alle 21.30 la Forte Arena ospita il Lago dei cigni con il Balletto di San Pietroburgo. Tatiana Tkachenko, etoile mondiale e solista del Teatro Mariinsky, interpreta con straordinarie capacità espressive e tecniche il doppio ruolo del Cigno Bianco e dell’ambiguità del Cigno Nero. Evento imperdibile per gli amanti della danza e dell’opera. La storia del bene e del male. Due cigni, bianco e nero, in corsa per raccontare malizie e bontà umane, debolezze e forza, amore ed energia. Un filo che lega l’umanità in due ore di sinuosi volteggi. «Perché vedere Il lago dei cigni? Perché dalla fine del 1800 rappresenta al meglio la vita di tutti i giorni, con classe e sentimenti che superano tutti i confini». Timur Gareev, classe ‘69, è nato a Mosca ma risiede a San Pietroburgo. Da otto anni dirige il Balletto più quotato del pianeta. Al teatro del Forte Village il corpo di ballo è composto da 46 artisti. Da un mese al Teatro Mariinsky sotto il torchio di prove massacranti. Dopo il successo al debutto a Cuneo, sono andati in scena ieri notte a Napoli, con l’Arena Flegrea in visibilio. Il colloquio, con la preziosa traduzione di Armando Randazzo, presidente della Fondazione del teatro siciliano di Siracusa, avviene a poche ore dall’apertura del sipario: «L’Italia è un paese di grandi tradizioni, il classico della danza è per voi un riferimento senza fine. Sappiamo che la Forte Arena è in sinergia con il Teatro lirico, ulteriore garanzia di un pubblico competente e appassionato».
Direttore, quali sono le novità del Lago dei cigni?
«Abbiamo voluto mantenere intatte le coreografie del 1895 di Marius Petipa e da Lev Ivanov. Siamo tornati alla versione della coreografia creata per il Teatro Mariinsky. Con le scenografie che si rifanno alla Corte Imperiale Russa del periodo e l’inserimento di realtà storica e fantasia gotica».
E perché vale sempre la pena di vedere il Lago dei cigni?
«Perché il bene trionfa sul male».
Qual è il momento artisticamente più bello dell’opera?
«Il finale con il trionfo del principe Sigfrid e di Odette e la sconfitta del cigno nero. Mentre nel secondo atto si ha l’apice delle emozioni quando i protagonisti si incontrano e nasce l’amore che ispira la storia».
Perché alcuni passaggi del balletti sono nella storia?
«I pas de deux del primo e secondo atto, ma anche la danza dei quattro piccoli cigni e la danza dei grandi cigni, che sinuosamente si muovono su un lago illuminato dalla luna, con gli splendidi valzer nella sala da ballo del palazzo reale, son un qualcosa di sublime».
Come spiegherebbe ai giovani i valori dell’opera?
«Nelle scuole dico spesso che lo stile è quasi magico e fiabesco, tenebroso, con giochi di ombre e luci. L’opera è la perfetta unione di coreografia e musica. Inoltre, parliamo di danza di altissima qualità, che rappresenta ed esprime al meglio emozioni, sentimenti e sensazioni. Senza scordare parte artistica, movimenti, teatralità e gestualità simili all’opera lirica».
Direttore, come definirebbe Il lago dei cigni?
«È la forgia e il traguardo per migliaia di ballerini. Ma anche l’emblema della cultura popolare”.
Ma lei cosa chiede al corpo di ballo?
«Rigore, sacrificio, dedizione e ancora rigore».
Timur Gareev, qual è il miglior balletto in assoluto?
«Giselle».
Direttore, quali sono le novità del Lago dei cigni?
«Abbiamo voluto mantenere intatte le coreografie del 1895 di Marius Petipa e da Lev Ivanov. Siamo tornati alla versione della coreografia creata per il Teatro Mariinsky. Con le scenografie che si rifanno alla Corte Imperiale Russa del periodo e l’inserimento di realtà storica e fantasia gotica».
E perché vale sempre la pena di vedere il Lago dei cigni?
«Perché il bene trionfa sul male».
Qual è il momento artisticamente più bello dell’opera?
«Il finale con il trionfo del principe Sigfrid e di Odette e la sconfitta del cigno nero. Mentre nel secondo atto si ha l’apice delle emozioni quando i protagonisti si incontrano e nasce l’amore che ispira la storia».
Perché alcuni passaggi del balletti sono nella storia?
«I pas de deux del primo e secondo atto, ma anche la danza dei quattro piccoli cigni e la danza dei grandi cigni, che sinuosamente si muovono su un lago illuminato dalla luna, con gli splendidi valzer nella sala da ballo del palazzo reale, son un qualcosa di sublime».
Come spiegherebbe ai giovani i valori dell’opera?
«Nelle scuole dico spesso che lo stile è quasi magico e fiabesco, tenebroso, con giochi di ombre e luci. L’opera è la perfetta unione di coreografia e musica. Inoltre, parliamo di danza di altissima qualità, che rappresenta ed esprime al meglio emozioni, sentimenti e sensazioni. Senza scordare parte artistica, movimenti, teatralità e gestualità simili all’opera lirica».
Direttore, come definirebbe Il lago dei cigni?
«È la forgia e il traguardo per migliaia di ballerini. Ma anche l’emblema della cultura popolare”.
Ma lei cosa chiede al corpo di ballo?
«Rigore, sacrificio, dedizione e ancora rigore».
Timur Gareev, qual è il miglior balletto in assoluto?
«Giselle».
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