Bridgewater: «Negli Usa ritorna il razzismo»
di Andrea Musio
La battaglia per i diritti civili: incontro con la cantante a Oristano prima del concerto per Dromos
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ORISTANO. Una militante del '68 nel festival dedicato a quella rivoluzione culturale. Dee Dee Bridgewater, cantante, interprete ma anche attivista nei Black Panthers, in quella che fu una battaglia per affermare i diritti civili degli afroamericani. E' un fiume in piena nell'intervista rilasciata prima della sua esibizione di mercoledì sera in Piazza Cattedrale per la ventesima edizione di Dromos. Un concerto raffinato per una delle più belle voci del jazz mondiale attualmente in circolazione. Novanta minuti circa focalizzati sull'ultimo disco pubblicato qualche mese fa. “Memphis... yes, I'm ready”, questo è il titolo, una carrellata di emozioni, brani ricchi di significato presi in prestito tra le perle del blues e del soul di quell'area e trasformate con infinite sfaccettature ed influenze musicali vicine e lontane.
«Questo disco – spiega Dee Dee Bridgewater – è venuto quasi naturalmente. Sono tornata nella mia città natale dopo tantissimi anni. Appena arrivata in albergo ho acceso la radio e ho sentito molte delle canzoni che ascoltavo da bambina, solo che in quel periodo le dovevamo ascoltare in casa, di nascosto, mentre oggi vengono trasmesse nella radio nazionale». I testi sono pieni di significato mentre la musica viene alleggerita, per renderla più divertente e moderna. A partire dalla trascinante “Soul finger” dei Bar Kays, per dare il La ed attirare l'attenzione del numeroso pubblico che ha gremito la piazza antistante alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. “I Can’t Get Next to You” di Al Green in versione acid-soul scalda gli animi sin dalle prime note e la veste jazz-funk di “I Can’t Stand the Rain” di Ann Peebles fa balzare in piedi i fan che non hanno perso occasione di acclamare e applaudire.
«Per questo concerto – spiegaBridgewater – ho voluto inserire una canzone a cui sono molto affezionata, oltre ad essere la preferita da Martin Luther King. Ha un significato particolare. E' riferita alla vicenda dei “Little rock nine”, nove studenti di colore. Dovette intervenire l'allora presidente degli Stati Uniti, Dwight David Eisenhower, e di conseguenza la Corte Suprema, perché i ragazzi potessero frequentare una scuola dell'Arkansas cui erano iscritti solamente ragazzi bianchi. Questo accadde a metà del secolo scorso, ma oggi la situazione sta precipitando e si sta tornando indietro. E' una cosa terribile».
«Questo disco – spiega Dee Dee Bridgewater – è venuto quasi naturalmente. Sono tornata nella mia città natale dopo tantissimi anni. Appena arrivata in albergo ho acceso la radio e ho sentito molte delle canzoni che ascoltavo da bambina, solo che in quel periodo le dovevamo ascoltare in casa, di nascosto, mentre oggi vengono trasmesse nella radio nazionale». I testi sono pieni di significato mentre la musica viene alleggerita, per renderla più divertente e moderna. A partire dalla trascinante “Soul finger” dei Bar Kays, per dare il La ed attirare l'attenzione del numeroso pubblico che ha gremito la piazza antistante alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. “I Can’t Get Next to You” di Al Green in versione acid-soul scalda gli animi sin dalle prime note e la veste jazz-funk di “I Can’t Stand the Rain” di Ann Peebles fa balzare in piedi i fan che non hanno perso occasione di acclamare e applaudire.
«Per questo concerto – spiegaBridgewater – ho voluto inserire una canzone a cui sono molto affezionata, oltre ad essere la preferita da Martin Luther King. Ha un significato particolare. E' riferita alla vicenda dei “Little rock nine”, nove studenti di colore. Dovette intervenire l'allora presidente degli Stati Uniti, Dwight David Eisenhower, e di conseguenza la Corte Suprema, perché i ragazzi potessero frequentare una scuola dell'Arkansas cui erano iscritti solamente ragazzi bianchi. Questo accadde a metà del secolo scorso, ma oggi la situazione sta precipitando e si sta tornando indietro. E' una cosa terribile».
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