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La musica fa rivivere la vecchia stazione

La musica fa rivivere la vecchia stazione

È ormai parte dei “Luoghi del Jazz”, ma, per chi ne conosce la storia, l’immagine che evoca ha a che fare soprattutto con l’arte e la memoria.Può essere questa una delle ragioni che hanno convinto...

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È ormai parte dei “Luoghi del Jazz”, ma, per chi ne conosce la storia, l’immagine che evoca ha a che fare soprattutto con l’arte e la memoria.

Può essere questa una delle ragioni che hanno convinto Paolo Fresu a inserire la vecchia stazione ferroviaria di Tempio nella mappa dei concerti dell’edizione 2018 di “Time in Jazz”, eleggendo quello che sino a dieci anni fa era uno degli storici snodi ferroviari del nord Sardegna a “luogo del jazz”, titolo che la stazione tempiese ha ieri condiviso con altre sei località italiane. Per un giorno la stazione ha riassaporato il senso di una quotidianità che può rivivere solo in circostanze speciali.

Da luogo di passaggio si è trasformata in meta, oggetto della scoperta, tappa terminale di un percorso. Ad accompagnare i visitatori nella scoperta di un sito che ha tanto da rivelare sono state le note di Jan Lundgren, che ha regalato al pubblico itinerante del festival una serie di brani fortemente ispirati.

Il pianista svedese ha omaggiato la stazione di Tempio con una delle produzioni originali di “Time in Jazz”, costruendo uno spartito che aveva il compito di evocare le immagini che Giuseppe Biasi ha lasciato per sempre impresse nei dipinti che adornano la sala d’attesa della stazione.

Opere d’arte che costituiscono il vanto della città gallurese e che, malgrado questo, hanno rischiato di venire deturpate, se non addirittura distrutte. Presa di mira, lo scorso ottobre, da un gruppo di vandali, la stazione ha subito danni ingenti, ma non irreparabili. Al raptus distruttore sfuggirono quasi miracolosamente le opere di Biasi, che vennero forse risparmiate perché non se ne conosceva l’importanza.

Un caso, si potrebbe dire (ammesso che così sia), di “beata” ignoranza. Ancora oggi, però, malgrado la consapevolezza del rischio che ha corso, la stazione appare vulnerabile ed esposta alle possibili offese del devastatore di turno.

Servirebbe un’idea, un piano di rilancio, un investimento consistente per tutelare la struttura (d’altronde, per quanto sia stata in gran parte dismessa, per la stazione continuano a passare ancora dei convogli di turisti) e mettere in sicurezza le opere di Biasi.

Sprangare gli accessi alla sala d’attesa, quando la biglietteria è chiusa, potrebbe non essere alla lunga una soluzione del tutto rassicurante, anche se solleva un po’ gli animi un cartello che indica la presenza di un sistema di videosorveglianza che dovrebbe mettere sull’avviso e scoraggiare i malintenzionati.

Il restyling della struttura darebbe più forza all’impegno di chi sta già facendo molto per ricollocare la vecchia stazione al centro della vita urbana. Incontri letterari, concerti, mostre vengono sempre più frequentemente organizzati dalla Pro loco di Tonino Pirrigheddu e da Marco Muntoni, gestore del bar della stazione.

Il messaggio è chiaro e abbastanza convincente: quanto più rimarrà aperta e fruibile al pubblico, tanto più la stazione godrà di una speciale immunità. Così doveva averla d’altronde pensata Biasi quando decise di decorare le pareti della sala d’attesa con le immagini di una Sardegna rustica e colorata.

Una Sardegna d’altri tempi, eppure ancora presente, proprio come la stazione-museo di Tempio, con i suoi binari a scartamento ridotto e il passaggio sempre più raro di qualche locomotiva a vapore.

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