La Nuova Sardegna

Addio a Claudio Lolli, la voce della rivolta

di Marco Vitali

Il cantautore bolognese è morto ieri a 68 anni. Nel 2017 il ritorno alla ribalta con il Premio Tenco

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ROMA. Lutto nel mondo della musica italiana: dopo una lunga malattia, s’è spento all’età di 68 anni Claudio Lolli, uno dei simboli della canzone d’autore. Nel corso della sua lunga carriera, ha dato vita a canzoni che resteranno: “Keaton” (interpretato da Guccini), “Michel”, “Borghesia”, “Ho visto anche degli zingari felici”, “Angoscia metropolitana”, “Quando la morte avrà”, “Il mondo è fatto a scale”, per citarne alcune. Dopo anni di silenzio, alla soglia dei settant’anni, ha vinto nel 2017 la Targa Tenco nella categoria «Miglior disco dell’anno in assoluto» con l'album “Il grande freddo”, oggetto di un crowdfunding lanciato via web.

E in effetti il lavoro di Lolli ha conosciuto di recente un ritorno di interesse. E’ ad esempio disponibile nelle librerie il volume “Disoccupate le strade dai sogni”, che raccoglie tutti i testi delle canzoni del cantautore bolognese: dall’album “Aspettando Godot” del 1972 al “Grande freddo”. Enzo De Giorgi – già illustratore per quest'ultimo lavoro – ha realizzato la copertina e i disegni interni, mentre le foto all'interno sono di Eric Toccaceli. Ad arricchire il volume, curato da Danilo Tomasetta, la prefazione scritta da Sergio Secondiano Sacchi del Club Tenco, brevi commenti ai vari capitoli scritti dallo stesso Lolli e la postfazione dello scrittore Fulvio Abbate. «Claudio Lolli – scrive Abbate – è il Leopardi della canzone italiana d’autore, un poeta, l’unico ad aver detto, in anticipo perfino sui sociologi, che le nostre strade sarebbero state “disoccupate dai sogni”. Lolli aveva visto bene, lui per tutti noi, ed era soltanto il 1978». «Come fai adesso a spiegare ai ragazzi – continua Abbate – che tutto ignorano, se non i luoghi comuni sulle colpe dei genitori già “comunisti” o “contestatori”, poveri stronzi che volevano fare la rivoluzione, chi è davvero Claudio Lolli? Esatto, come gli restituisci il suo canto, il suo recitar cantando la rivolta e perfino la malinconia? Basterà dirgli che è un poeta come già Pascoli o Pavese o Neruda?» «E c’è poi – continua Abbate – quell’altro suo pezzo che prova a raccontare la pasta umana della nostra borghesia, quasi un sinonimo di Lolli: “Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia…”. E ancora: “… vecchia piccola borghesia, il tempo un giorno ti spazzerà via…”».

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