Nuova sfida di Fiona May, debutta in scena a teatro
«Quando sei lì, all’ultimo salto delle Olimpiadi, sei piena di paura. Ma che fai? Devi provarci, spingere al tuo massimo. È così che vivo, ancora oggi». A parlare è Fiona May, gigante dell’atletica,...
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«Quando sei lì, all’ultimo salto delle Olimpiadi, sei piena di paura. Ma che fai? Devi provarci, spingere al tuo massimo. È così che vivo, ancora oggi». A parlare è Fiona May, gigante dell’atletica, due volte campionessa mondiale di salto in lungo, tuttora record italiano e due argenti alle Olimpiadi di Atlanta e Sidney, oggi ai blocchi di partenza della sua “seconda vita” da attrice. «So che sono vecchia, ho 48 anni – dice ridendo – ma anche Morgan Freeman ha iniziato a 50 anni». Così, dopo la fiction di Rai1 “Butta la luna” e il cortometraggio “Guinea Pig” di Antonello De Leo (con in mezzo la vittoria a Ballando con le stelle), ora debutta per la prima volta in teatro, protagonista con Luisa Cattaneo di “Maratona di New York”, il testo di Edoardo Erba, che il 25 agosto, in prima nazionale, aprirà il calendario del Todi Festival 2018. In scena, con la regia di Andrea Bruno Savelli, la storia di due donne, due amiche, letteralmente in corsa per tutto il tempo dello spettacolo (Erba ha appositamente rimesso mano al testo, trasformandolo, per la prima volta, al femminile). «Mi sto allenando molto. Sfido chiunque a fare quello che facciamo noi sul palcoscenico – racconta la May all’Ansa – correre non è un problema, ma farlo alla stessa velocità, parlando per tutto il tempo è un’altra cosa. Ma io amo le sfide, ne ho bisogno. In fondo, una gara di sport o il teatro non sono così differenti. In entrambi i casi conta solo la prima. Salti, reciti, e se va bene è andata. Altrimenti dovrai fare meglio la prossima volta. Certo, negli stadi lo fai davanti a 30-50 mila persone, è molto più impersonale. In teatro puoi quasi vedere chi è seduto in platea. Ma sono abituata a rischiare». Per lei, il ruolo della donna alpha, leader nella corsa così come nella vita, determinata, sicura e invincibile. Se con lo sport si lotta per incidere il proprio nome e il proprio volto nella storia, oggi, racconta ancora, «mi piace recitare proprio perché in scena non sono Fiona May, posso essere mille altre persone. Non è facile, come per vincere una gara, anche in palcoscenico una vittoria è 95% testa e 5% fisico. Devi metterci il cuore e se vuoi migliorare devi allenarti duramente. Ed è sempre, comunque, un lavoro di squadra dove ognuno fa la propria parte. Correre la vera Maratona di New York io? Non ci penso proprio – ride – posso fare 6 volte 40 metri velocissima, ma 42 chilometri in una volta sola proprio no». Ma oggi Fiona May si sente atleta o attrice? «Mia figlia Larissa ogni tanto me lo chiede: “Ma tu cosa fai?” – ammette – Oggi non mi alleno più. Sono una mamma.
Restano però alcune abitudini, come l’attenzione all’alimentazione, al movimento, che ho passato alle mie figlie. Ho iniziato tardi a recitare, ma so due lingue: può essere un vantaggio. La verità è che mi piace sfidarmi. Devo sentirmi viva. Certo, a volte ho paura, ma la uso come stimolo». (Daniela Giammusso)
Restano però alcune abitudini, come l’attenzione all’alimentazione, al movimento, che ho passato alle mie figlie. Ho iniziato tardi a recitare, ma so due lingue: può essere un vantaggio. La verità è che mi piace sfidarmi. Devo sentirmi viva. Certo, a volte ho paura, ma la uso come stimolo». (Daniela Giammusso)
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