La Nuova Sardegna

«Quando l’eroina e gli acidi stroncarono la rivoluzione»

di Andrea Massidda
«Quando l’eroina e gli acidi stroncarono la rivoluzione»

Lo scrittore in Sardegna per parlare del suo nuovo romanzo, “L’agente del caos” La droga fatta circolare appositamente per annullare lo slancio di rivolta sociale 

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Lui non c’era. O meglio, tecnicamente c’era anche lui, ma aveva appena dodici anni. Troppo pochi per partecipare a una rivoluzione (non soltanto culturale), ma sufficienti per cogliere sensazioni, ascoltare umori e cercare di elaborare con i mezzi di un ragazzino che cosa stesse accadendo nel Sessantotto e dintorni. Giovanni De Cataldo, classe 1956, magistrato, scrittore e sceneggiatore (si pensi al successo di “Romanzo criminale” e “Suburra”), con il suo ultimo libro “L’agente del caos”, pubblicato da Einaudi, lascia da parte le vicende squisitamente romane per attraversare trent’anni della storia occidentale, tra servizi deviati, ex nazisti, trafficanti, terroristi, sesso, ideali e concerti rock. «Un lavoro dove realtà e finzione si intrecciano senza sosta, dando voce all’autocoscienza segreta e dionisiaca di un’intera generazione», dicono le note di copertina. Il protagonista della storia si chiama Jay Dark ed è un agente della Cia con una missione molto molto speciale: inondare di droga i movimenti rivoluzionari degli anni Sessanta-Settanta allo scopo di annullarne lo slancio. «Nella finzione – precisa De Cataldo, che venerdì alle 22.45 sarà ospite della libreria Cyrano di Alghero e domenica alle 19 sarà invece all’Asinara per il festival “Pensieri e Parole” – a raccontare in un libro questa vicenda inquietante è uno scrittore italiano». Ma poi l’autore viene contattato da un avvocato californiano pronto a muovergli delle osservazioni sul testo. «Manca il caos», gli fa notare. E lui: «Perché dovrei crederle?». Risposta raggelante: «Io c’ero», appunto.

De Cataldo, mettendo da parte la vicenda in sé, lei che cosa vuole raccontare esattamente con “L’agente del caos” ?

«Nel libro a mio avviso ci sono due temi fondamentali. Uno riguarda la storia di quella generazione – alla quale appartengo solo per l’ultimo segmento – e quindi l’idea che il nostro percorso di liberazione e di utopia sia stato inquinato con un grande fake, perché di questo si tratta. È un pensiero che continua a turbarmi. Tuttavia in quegli stessi anni il mondo è cambiato molto e gran parte di quelle mutazioni ancora resistono».

Il secondo tema qual è?

«È il rapporto che noi abbiamo oggi con quella storia. Rapporto che è esemplificato tra lo scrittore protagonista del romanzo e l’avvocato Flink. Si tratta di quello che i francesi chiamano mise en abyme, cioè una messa in discussione dello stesso autore rispetto ai suoi personaggi».

Quanto c’è di realtà e quanto di finzione?

«Finta è la biografia di Jay Dark. Mentre reale è il personaggio che l’ha ispirato, Donald Stark, un agente segreto. Alcune delle sue imprese compaiono negli atti della Commissione stragi e della Commissione Moro, quindi è una figura che è stata studiata con indagini approfondite. Per il resto, gran parte delle cose che si raccontano, direi quelle che appaiono più inverosimili, sono verissime. Lo scrittore lavora di fantasia per rendere logico ciò che logico non è».

Per esempio?

«Per esempio il dottor Kirk è sicuramente un personaggio immaginario, ma il fatto che scienziati ex nazisti abbiano collaborato a dei progetti o a protocolli sperimentali per influenzare il comportamento del nemico e dell’amico attraverso l’uso di droga, sembra assurdo ma corrisponde al vero. Così come è vero che l’Fbi usasse prostitute per raccogliere informazioni drogando i clienti. È storia. Compare nei verbali, negli atti desecretati del governo americano, nei processi. Insomma, ci sono tante fonti serissime a testimoniarlo».

Chi è cresciuto con Stay Behind, Gladio, stragi di Stato e depistaggi vari forse non si stupisce più di nulla. Ma le nuove generazioni?

«Le nuovissime generazioni sono nel bel mezzo di un’epoca in cui l’inverosimile è realmente quotidiano. Si pensi a tutte le manipolazioni di cui siamo ogni giorno oggetto attraverso i social: non soltanto con le falsità si possono costruire stati d’animo duraturi, ma si può anche incidere sul destino di centinaia di migliaia di persone orientando i mercati attraverso finte informazioni, quindi facendo spostare capitali. Io capisco che i giovani possano essere sorpresi a leggere una storia di mezzo secolo fa, ma loro vivono una situazione sostanzialmente identica. Il problema è che ci sono dentro e in non possono avere gli strumenti per comprenderlo».

Tornando al discorso di prima, l’agente Ronald Stark, cioè il personaggio storico, che fine ha fatto?

«Ah, vorrei saperlo anch’io. Mi auguro che sia ancora vivo e mi mandi un’email. Ufficialmente è morto nel 1984, ma francamente ho i miei dubbi. Del resto nessuno ha mai verificato».

Quali sono i tratti profondi Dark/Stark?

«Quelli veri è che parlava undici lingue e accumulò una fortuna facendo traffici. A trent’anni, nel ’67, compare come contribuente per un milione di dollari, ma prima il fisco americano non aveva mai sentito parlare di lui. In Italia viene arrestato a Bologna per traffico di droga e in carcere diventa contemporaneamente confidente di Brigate Rosse e carabinieri».

Perché si chiamava Operazione Bluemoon, Luna Blu?

«Era una varietà di Lsd particolarmente apprezzata».

Che cos’è il caos?

«In questo caso sposo l’interpretazione di Kirk: è una condizione necessaria della natura umana. In pratica, quando le cose vanno troppo bene, sono troppo calme, noi c’inventiamo qualcosa che le metta in movimento. È il dinamismo a cui sono legati il progresso e la catastrofe, in egual misura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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