Il concerto In migliaia alla Fiera di Cagliari
E da un uovo d’acciaio esce il rap graffiante di Caparezza
Un azzeccato, struggente, a tratti provocatorio caleidoscopio di idee sonore. Immagini e ritmi - stile Rockets, tra nucleare, clave e gabbie - che sferzano la notte dell’Arena Fiera di Cagliari. Lui,...
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Un azzeccato, struggente, a tratti provocatorio caleidoscopio di idee sonore. Immagini e ritmi - stile Rockets, tra nucleare, clave e gabbie - che sferzano la notte dell’Arena Fiera di Cagliari. Lui, Michele Salvemini, in arte Caparezza, è il dominatore rap. Artista senza regole che va veloce tra hip hop, reggae e pop. Dopo il sold out dello scorso febbraio, ieri notte il bis in terra sarda. Oltre tremila fan in delirio per un curioso e forsennato intrecciarsi di arte, balletti, musica. Ma anche ironia e politica, ribellione e spirito sociale. Con cinque abili danzatori, Caparezza balza da una canzone all’altra, perle della sua settima produzione. In sostanza, luci, coreografie, zaffate di fumo colorato per ciascun brano. Con un filo di rabbia a scandirne le sillabe. Caparezza spiega e ammalia. Sul palco - gigantesco: quattro tir ospitano tonnellate di strumentazione - una band tosta. Ma anche tanta elettronica, led, un enorme uovo simil acciaio. E lui, istrionico, che a 20' dal primo balzo, corricchia nei parcheggi dell’Arena. “Pop a Impatto Zero-Festival Internazionale Musica e Spettacoli 2018” è cornice della tappa cagliaritana di “Prisoner 709 tour”. Un musical di sonorità e rime azzeccate. Caparezza - all star, calzini colorati, jeans corti, tshirt nera - apre con “L’Infinito”, piccola dolce e dura magia. La serata mette in fila le hit più note e gli inediti del cantante pugliese. «Capa, sei unico», gli urla una ragazza. «Questo concerto è un sequel di quello del Palasport». Applausi. La seconda parte di “Prisoner 709 tour” tocca le arene delle più importanti città italiane di mare. Un viaggio nel viaggio, intrigante e suadente. Il maestrale accompagna il rapper, la band va a mille. Si vola leggeri, anche nel rock, con “Confusianesimo”, “La rivoluzione del sessintutto”, “China Town”, “Good bye malinconia”.
Con “Larsen”, brano scritto da e per se stesso a causa del disturbo all’udito che gli dà un sacco di noie, Caparezza mostra maturità e realismo. Artista vero, acclamato e credibile in un’estate di canzonette e banalità. Le invettive e i temi sociali, ma anche il surreale che permea i testi, sono pane e miele per gli aficionados. “Prosopagno sia”, “Ti fa stare bene”, “Il testo che avrei voluto” e “Vieni a ballare in Puglia” regalano brividi. Tratti dall’ultimo lavoro discografico dell’artista, premiato prima con il Disco d’oro, poi con quello di Platino, della Federazione musicale italiana, per le venticinquemila copie vendute. Mister Caparezza coglie l’attimo. Antidivo di talento che racconta favole e lo fa bene. Il concerto, mosaico dolce e solido, si chiude con “Mica Van Gogh”. Boato e bis.
Con “Larsen”, brano scritto da e per se stesso a causa del disturbo all’udito che gli dà un sacco di noie, Caparezza mostra maturità e realismo. Artista vero, acclamato e credibile in un’estate di canzonette e banalità. Le invettive e i temi sociali, ma anche il surreale che permea i testi, sono pane e miele per gli aficionados. “Prosopagno sia”, “Ti fa stare bene”, “Il testo che avrei voluto” e “Vieni a ballare in Puglia” regalano brividi. Tratti dall’ultimo lavoro discografico dell’artista, premiato prima con il Disco d’oro, poi con quello di Platino, della Federazione musicale italiana, per le venticinquemila copie vendute. Mister Caparezza coglie l’attimo. Antidivo di talento che racconta favole e lo fa bene. Il concerto, mosaico dolce e solido, si chiude con “Mica Van Gogh”. Boato e bis.
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