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Il ritorno di "Suspiria" firmato Guadagnino: «Un omaggio a un idolo»

Alessandro Pirina
Il ritorno di "Suspiria" firmato Guadagnino: «Un omaggio a un idolo»

Al festival di Venezia il remake del film di Dario Argento

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Più un omaggio che un remake. Nel “Suspiria” targato Guadagnino c’è sicuramente Dario Argento, ma anche tanto Fassbinder. C’è un’ambientazione storica precisa, la Germania del 1977, ma non mancano i riferimenti al presente. Ieri a Venezia è stato il giorno del primo film italiano in concorso. L’attesissimo “Suspiria” diretto dal regista siciliano che tornava alla Mostra a tre anni dal non esaltante “A bigger splash”. Anche allora un remake. Ma questa volta Luca Guadagnino ha deciso di misurarsi con il classico dei classici dell’horror. «Io amo Dario Argento, non sarei qui se non lo amassi così tanto».

Un amore che dura da decenni. «Dopo aver visto “Suspiria” e a seguire tutti i film di Dario, avrò avuto 15 anni, mia madre e mi chiama e mi dice: guarda che Argento è a Palermo. Lo trovo in un ristorante e rimango fuori ad aspettarlo. Lui però non usciva: secondo me era in paranoia perché c’era un giovane che lo fissava dalla finestra». Il “Suspiria” di Guadagnino si sposta da Friburgo a Berlino, ma l’ambientazione storica resta la stessa. Quell’autunno caldo tedesco del 1977 a cui anche Fassbinder aveva dedicato un corto. Ma al grande maestro del cinema tedesco Guadagnino ha preso ispirazione soprattutto per il ruolo centrale delle donne nel film. «Posso dire che dalle sue figure femminili ne sono stato influenzato al 100 per cento. Fassbinder ha creato personaggi unici, mette in gioco la crudeltà ma alla fine le sue donne non vengono mai sconfitte, mai schiacciate».

Tutte presenti a Venezia le donne di Guadagnino. A partire da Dakota Johnson, la Susie protagonista del nuovo “Suspiria”, che ha smentito di essere finita in analisi dopo le riprese. «Quando lavoro su un progetto capita di portarmi a casa alcune emozioni e di avere bisogno di parlare con persone gentili, soprattutto se si tratta di un argomento cupo. Ma girare questo film non è stata per nulla una esperienza traumatica. Anzi, è stata divertente, piena di gioia. Non è vero che questo film mi ha mandato in psicanalisi». E ancora Tilda Swinton, la musa di Guadagnino. «Quello che ci lega molto è il fatto che lui spinge me, quando sono in crisi, e io faccio altrettanto con lui. Ormai è uno dei miei migliori amici. Penso sia una fortuna immensa per una attrice trovare un regista con cui si trova così bene». E donne sono anche le altre protagoniste: Chloe Grace Moretz, Mia Goth e Jessica Harper, la Susie del primo “Suspiria”, qui in un ruolo diverso.

Ingrediente fondamentale del film è poi la colonna sonora di Thom Yorke, leader dei Radiohead: «Quando Luca me lo ha proposto ho pensato fosse pazzo. Io non avevo mai fatto una colonna sonora. Mi sono preso qualche mese e alla fine ho accettato: avevo paura di avere dei rimorsi. Ho lavorato con una libertà che non avevo mai avuto, mi sembrava di fare incantesimi. Dopo aver sentito quella originale così ripetitiva ho pensato che dovevo farne una che fosse in linea. Ho risolto tutto - conclude il musicista - quando ho capito che dovevo comporre non tanto delle musiche, ma degli incantesimi e così ho fatto». «Sono sempre stato un megalomane – ha raccontato scherzando Guadagnino – così ho pensato a York perché volevo che il film parlasse alla mia generazione. L'ho chiamato al telefono e alla fine sono riuscito a convincerlo».

Oggi la Mostra prosegue con il secondo film italiano in concorso, “What you gonna do when the world’s on fire?” di Roberto Minervini, lo sbarco in laguna di Jake Gyllenhaal e Joaquin Phoenix per “The sisters brothers” e l’anteprima della serie “L’amica geniale”, il primo libro della quadrilogia di Elena Ferrante.

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