La Nuova Sardegna

Il film su San Donato tra le opere selezionate al Festival del Cairo

di Vincenzo Garofalo

Il rione di Sassari in “La notte di Cesare” di Sergio Scavio Una realtà difficile che si apre al dialogo con i migranti

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SASSARI. L’umanità di uno dei quartieri popolari più antichi di Sassari, raccontata nel film “La notte di Cesare”, guadagna la ribalta cinematografica mondiale. Il cortometraggio del regista sassarese Sergio Scavio è in corsa per aggiudicarsi un premio al ricchissimo “El Gouna Film Festival”, che si sta svolgendo in questi giorni in Egitto.

Il festival, creato e sponsorizzato da uno degli uomini d’affari più facoltosi d’Egitto, il magnate delle telecomunicazioni, Naguib Sawiris, è solo alla sua seconda edizione, ma è già diventato un evento clou del panorama cinematografico mondiale. Hollywood e l’Europa lo hanno già benedetto, come confermano le presenze di artisti del calibro di Forest Whitaker e di Margarethe Von Trotta fra i membri della International Advisory Board, il consiglio direttivo del festival, o star del calibro di Clive Owen, premiato all’apertura della manifestazione, Patrick Dempsey, Owen Wilson e l’intramontabile Sylvester Stallone pronti a sfilare sul red carpet egiziano. Per l’Italia il nome di punta quest’anno è quello di Matteo Garrone, che presenta, fuori concorso, il suo ultimo film “Dogman”. In concorso invece, nella sezione dedicata ai cortometraggi c’è il regista sassarese Sergio Scavio, con “La notte di Cesare”, pellicola distribuita da Zen Movie, casa di distribuzione italiana che quest’anno ha vinto il Premio David di Donatello per il miglior cortometraggio, con “Bismillah” di Alessandro Grande.

“La notte di Cesare”, scritto, girato e prodotto interamente tra le vie di San Donato, cellula staminale del centro storico sassarese, racconta un quartiere che con l’umanità ora tragica, ora semplice e ora compassionevole dei suoi abitanti, si riscatta dallo stereotipo del rione popolare malfamato. A recitare sono attori non professionisti, scovati da Scavio proprio fra gli abitanti di San Donato. Il protagonista della storia è Cesare, interpretato da Cesare Manca, uomo anziano e solo: una sera la sua vicina di casa, una giovane donna nigeriana (Blessing Umud), gli chiede di prendersi cura del figlio Kadim (Mbow Khadim), giusto per una notte. Cesare accetta e fra il vecchio e il bambino si crea un rapporto che travalica età e culture lontane, annulla le differenze e offre allo spettatore la chance di riflettere sulla condizione umana.

La pellicola dura 20 minuti e può definirsi un piccolo miracolo. Il film nasce come produzione del Cineclub “Nuovo Aguaplano”, all’interno del progetto finanziato dal Mibact, “Scuola: spazio aperto alla cultura”. Un progetto che ha visto in prima linea Tamalacà, spin-off della Facoltà di Architettura di Sassari, e l’istituto comprensivo di San Donato, dove, in un’aula attrezzata con schermo e proiettori, è stato realizzato un piccolo cinema di quartiere messo a disposizione gratuitamente degli abitanti e soprattutto dei bambini.

Tutto questo per smontare i pregiudizi non proprio benevoli con cui è visto l’antico rione San Donato e aprire il quartiere alla città, facendo conoscere la realtà e l’aspetto umano di chi, spesso arrivando da un altro continente, vive in quelle vie dalle facciate scrostate.

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