cinema
Arriva nelle sale “Venom”: Tom Hardy tra Jekyll e Hyde
ROMA. Con la sua doppia anima da supereroe/supercattivo, umano e alieno, salvatore e distruttore, Venom, una delle creature più dark e complesse della casa di fumetti di Stan Lee, si conquista i...
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ROMA. Con la sua doppia anima da supereroe/supercattivo, umano e alieno, salvatore e distruttore, Venom, una delle creature più dark e complesse della casa di fumetti di Stan Lee, si conquista i riflettori nell’epica cinematografica Marvel.
L’adattamento di Ruben Fleischer, nelle sale italiane da oggi in 550 copie con Warner Bros, neutralizza il lato più dark del personaggio, mescolando family movie e black comedy. Una ricetta che punta sulla bravura e sull’estro del protagonista, Tom Hardy, nello sdoppiarsi tra Eddie Brock, giornalista investigativo che cade in disgrazia dopo aver tentato di svelare i lati oscuri del magnate pazzoide Carlton Drake (Riz Ahmed), e il potente simbionte alieno Venom, arrivato sulla Terra insieme ad alcuni compagni proprio a causa di una spedizione nello spazio finanziata dal super milionario senza scrupoli. Brock, che per colpa della sua inchiesta spericolata ha anche perso la sua pazientissima fidanzata Anne (Michelle Williams), si ritrova a diventare l’ospite d’elezione dell’extraterrestre.
Una fusione che nella versione a fumetti tocca anche tinte horror (visto che l’alieno finisce spesso per mangiare quelli più cattivi di lui), risolta nel film con una dialettica a colpi di battute, grandi mal di testa per il protagonista, un abbondantissimo uso di Cgi e un omaggio ai grandi inseguimenti tra le strade di San Francisco di cult anni Settanta come “Bullit”.
«In “Venom” – commenta Tom hardy – c’è una dinamica che per me non richiama tanto i classici fumetti sui supereroi ma più il conflitto di Jekyll e Hyde. L’alieno simboleggia in fondo la voce interiore che tutti noi abbiamo. C’è una cornice etica nella quale buono e cattivo non sono in opposizione ma creano un’area grigia. Un mondo che ho trovato esaltante da rappresentare». Per Ruben Fleischer, non ci poteva essere interprete migliore di Hardy: «Tom apporta tanto ad ogni aspetto, ogni momento, ogni dettaglio, ogni parola del progetto. È davvero stimolante e penso che tutti i membri della squadra siano stati colpiti dal modo in cui ha scelto di realizzare Eddie Brock».
L’adattamento di Ruben Fleischer, nelle sale italiane da oggi in 550 copie con Warner Bros, neutralizza il lato più dark del personaggio, mescolando family movie e black comedy. Una ricetta che punta sulla bravura e sull’estro del protagonista, Tom Hardy, nello sdoppiarsi tra Eddie Brock, giornalista investigativo che cade in disgrazia dopo aver tentato di svelare i lati oscuri del magnate pazzoide Carlton Drake (Riz Ahmed), e il potente simbionte alieno Venom, arrivato sulla Terra insieme ad alcuni compagni proprio a causa di una spedizione nello spazio finanziata dal super milionario senza scrupoli. Brock, che per colpa della sua inchiesta spericolata ha anche perso la sua pazientissima fidanzata Anne (Michelle Williams), si ritrova a diventare l’ospite d’elezione dell’extraterrestre.
Una fusione che nella versione a fumetti tocca anche tinte horror (visto che l’alieno finisce spesso per mangiare quelli più cattivi di lui), risolta nel film con una dialettica a colpi di battute, grandi mal di testa per il protagonista, un abbondantissimo uso di Cgi e un omaggio ai grandi inseguimenti tra le strade di San Francisco di cult anni Settanta come “Bullit”.
«In “Venom” – commenta Tom hardy – c’è una dinamica che per me non richiama tanto i classici fumetti sui supereroi ma più il conflitto di Jekyll e Hyde. L’alieno simboleggia in fondo la voce interiore che tutti noi abbiamo. C’è una cornice etica nella quale buono e cattivo non sono in opposizione ma creano un’area grigia. Un mondo che ho trovato esaltante da rappresentare». Per Ruben Fleischer, non ci poteva essere interprete migliore di Hardy: «Tom apporta tanto ad ogni aspetto, ogni momento, ogni dettaglio, ogni parola del progetto. È davvero stimolante e penso che tutti i membri della squadra siano stati colpiti dal modo in cui ha scelto di realizzare Eddie Brock».
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