“Lantias”, profumo di Mediterraneo al Verdi
di Pasquale Porcu
Applausi a scena aperta per lo spettacolo di Elena Ledda che ha aperto la rassegna “Voci di donna”
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SASSARI. C'è profumo di Mediterraneo nel nuovo spettacolo di Elena Ledda, “Lantias”, che al Teatro Verdi ha aperto il cartellone di “Voci di donna”, rassegna organizzata dalla cooperativa Teatro e/o Musica.
Lo spettacolo ha avuto momenti di grande suggestione grazie alla musica di Mauro Palmas alle mandole e ai liuti, alle chitarre di Marcello Peghin, al basso di Silvano Lobina e alla batteria e percussioni di Andrea Ruggeri, che accompagnano la voce di Elena Ledda e di Simonetta Soro (quest'ultima anche nella veste di voce recitante). Filo creativo del progetto è un itinerario sonoro che esalta la ricchezza della lingua sarda con tappe significative che indagano l'universo femminile: dal femminicidio al dolore e la solitudine di chi elabora un lutto per la perdita di un figlio o un familiare caro. Ma c'è spazio anche per la poesia d'amore e per i dolci ricordi delle filastrocche sarde, tenere e strampalate nella loro innocenza. Senza trascurare la tragedia dei migranti che da anni approdano alle nostre coste.
La partenza è con “Anninnia”, una malinconica ninna nanna con cui le madri sarde accompagnavano il sonno dei propri figi fino a qualche decina di anni fa. Melodie antiche che si vestono dei suoni che puoi riconoscere anche sulle sponde mediterranee dell'Africa, una sorta di Dna musicale che contraddistingue le espressioni sonore di sardi, magrebini, o abitanti dell'Italia meridionale. Certo, i temi possono essere diversi: da “Nora” a “Ses andau”, da “Beni” a “Lantias”. Ma il suono pastoso delle mandole richiama le sonorità del'oud marocchino o tunisino, a segnare i momenti della vita quotidiana delle popolazioni che si affacciano sulla grande pianura liquida del Mediterraneo, circondati da fichi, viti e ulivi. Oltre al campidanese il canto di Elena Ledda assume anche la cadenza del sardo logudorese e del gallurese, come nel bellissimo brano di Michele Pio Ledda dedicato a Fabrizio De André (“Palchì no torri”). Lo spettacolo, che il pubblico ha accompagnato con molti applausi, va avanti gradevolmente con momenti di grande intesnità, per concludersi con una trascinante “Luna”, che gli spettatori canticchiano all'uscita dal teatro.
Prossimo appuntamento, giovedì con la Compagnia Flamenso Nuevo.
Lo spettacolo ha avuto momenti di grande suggestione grazie alla musica di Mauro Palmas alle mandole e ai liuti, alle chitarre di Marcello Peghin, al basso di Silvano Lobina e alla batteria e percussioni di Andrea Ruggeri, che accompagnano la voce di Elena Ledda e di Simonetta Soro (quest'ultima anche nella veste di voce recitante). Filo creativo del progetto è un itinerario sonoro che esalta la ricchezza della lingua sarda con tappe significative che indagano l'universo femminile: dal femminicidio al dolore e la solitudine di chi elabora un lutto per la perdita di un figlio o un familiare caro. Ma c'è spazio anche per la poesia d'amore e per i dolci ricordi delle filastrocche sarde, tenere e strampalate nella loro innocenza. Senza trascurare la tragedia dei migranti che da anni approdano alle nostre coste.
La partenza è con “Anninnia”, una malinconica ninna nanna con cui le madri sarde accompagnavano il sonno dei propri figi fino a qualche decina di anni fa. Melodie antiche che si vestono dei suoni che puoi riconoscere anche sulle sponde mediterranee dell'Africa, una sorta di Dna musicale che contraddistingue le espressioni sonore di sardi, magrebini, o abitanti dell'Italia meridionale. Certo, i temi possono essere diversi: da “Nora” a “Ses andau”, da “Beni” a “Lantias”. Ma il suono pastoso delle mandole richiama le sonorità del'oud marocchino o tunisino, a segnare i momenti della vita quotidiana delle popolazioni che si affacciano sulla grande pianura liquida del Mediterraneo, circondati da fichi, viti e ulivi. Oltre al campidanese il canto di Elena Ledda assume anche la cadenza del sardo logudorese e del gallurese, come nel bellissimo brano di Michele Pio Ledda dedicato a Fabrizio De André (“Palchì no torri”). Lo spettacolo, che il pubblico ha accompagnato con molti applausi, va avanti gradevolmente con momenti di grande intesnità, per concludersi con una trascinante “Luna”, che gli spettatori canticchiano all'uscita dal teatro.
Prossimo appuntamento, giovedì con la Compagnia Flamenso Nuevo.
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