La Nuova Sardegna

Tex Willer, i settant’anni di un mito

di Fabio Canessa
Tex Willer, i settant’anni di un mito

Una mostra a Milano raccontata da Ruju uno dei giovani sceneggiatori del ranger

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Cavalca da settant’anni sui sentieri del west, tra i deserti e le praterie senza confini della fantasia di lettori che continuano ad amarlo. Tex ha conquistato, e continua a farlo, diverse generazioni. Dal 30 settembre del 1948, giorno del debutto nelle edicole del personaggio creato da Gianluigi Bonelli e realizzato graficamente da Aurelio Galleppini (il disegnatore, conosciuto anche con lo pseudonimo Galep, nato in Toscana ma da genitori sardi e cresciuto a Cagliari). Settant’anni dopo, Sergio Bonelli Editore celebra il ranger con una grande mostra dal titolo “Tex, 70 anni di un mito” inaugurata qualche giorno fa e aperta sino al 27 gennaio 2019 al Museo della Permanente di Milano.

Disegni, fotografie, materiali rari, installazioni a tema create appositamente per questo evento, il maggiore omaggio mai dedicato al più amato eroe del fumetto italiano e uno dei più longevi a livello mondiale. Tra le varie cose che i visitatori potranno ammirare anche la mitica macchina da scrivere di Gianluigi Bonelli: l’Universal 200 con cui sono state scritte le primissime storie di Tex, decorata con disegni a penna dallo stesso autore e oggi conservata nella sala riunioni della Casa editrice. Il creatore del personaggio è stato per lunghissimo tempo l’unico a scriverne le avventure. Tra gli altri storici sceneggiatori il figlio Sergio Bonelli, Claudio Nizzi e Mauro Boselli, attuale curatore della serie che oggi ha come autore di punta il nuorese Pasquale Ruju. Alla Bonelli dalla metà degli anni Novanta, Ruju ha lavorato per molto tempo soprattutto a Dylan Dog scrivendo un numero incredibile di storie sull’indagatore dell’incubo prima di entrare anche nello staff di autori di Tex.

«Scrivere del personaggio più importante del fumetto italiano – sottolinea lo sceneggiatore sardo – è un onore e una grande responsabilità. Storicamente si viene chiamati a lavorare su Tex dopo aver dimostrato professionalità, e non solo, scrivendo per altre testate. Nel mio caso la collaborazione è iniziata prima in modo saltuario e poi si è consolidata. Così ho diminuito il mio impegno su Dylan Dog per aumentare quello su Tex e questo devo dire mi ha dato una seconda giovinezza. Anche se ha compiuto 70 anni è un personaggio insospettabilmente giovane e divertente da scrivere». Dopo aver fatto due storie per albi fuoriserie, Pasquale Ruju ha debuttato nella serie regolare con il numero 598 dal titolo “La prova del fuoco” uscito nel 2010. Negli anni il suo impegno su Tex è diventato sempre più continuo, tanto che tra gli albi della serie pubblicati quest’anno gran parte portano la sua firma. Storie molto apprezzate, dove in qualche modo Ruju mette qualcosa anche della Sardegna.

«Ho capito certe cose di Tex – sottolinea Ruju – avvicinandole a quella che è un po’ la nostra mentalità, al modo etico di vedere le cose che è proprio della Sardegna. Questa cosa mi ha facilitato. Perché il personaggio di Tex ha bisogno di una certa immedesimazione, altrimenti puoi scrivere un buon western ma non Tex. Deve essere sentito e bisogna trovare la misura giusta. Se scrivi semplicemente ragionando e copiando un po’ dagli autori precedenti il lettore lo percepisce immediatamente come falso».

Il modo giusto per rinverdire il successo di un fumetto che ancora oggi è il cavallo di battaglia dell’editore. «Il segreto di Tex – spiega Pasquale Ruju – è la sua incredibile capacità di creare fidelizzazione. Mentre tanti altri fumetti ci accompagnano per una parte della nostra vita, c’è un periodo in cui ce ne innamoriamo ma dopo averli seguiti anche alcuni anni poi li abbandoniamo, con Tex è diverso. Spesso lo conosci da ragazzo e lo segui poi assiduamente per tutta la vita. Ci sono tanti lettori che non leggono altri fumetti, ma Tex sempre. Magari da cinquanta o sessant’anni. Da una parte c’è la qualità delle storie che arrivano da una tradizione salgariana, avventurosa, e per questo funzionano sempre. Dall’altra c’è invece la forza di un personaggio che sa cosa vuole e sa come arrivarci, e in un mondo sempre più grigio questo personaggio che è assolutamente bianco diventa per il lettore come un’àncora. È rassicurante».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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