La Nuova Sardegna

«Verso la città dei sensori Più connessi e più sicuri»

di Stefano Ambu
«Verso la città dei sensori Più connessi e più sicuri»

All’inaugurazione dell’anno accademico di Cagliari la ricetta di Carlo Ratti L’urbanista del Mit di Boston: «Una rete sensibile per anticipare le tragedie» 

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CAGLIARI. Una città piena di tecnologia con le auto che viaggiano da sole, senza conducente, come quella di Batman. Ma con l’uomo al centro, padrone di quello che vuole fare e del suo destino. È la “senseable city” di Carlo Ratti, la città “sensibile”, adeguata alle esigenze dei suoi abitanti. Ma anche “sensoristica”, connessa per sfruttare l’interconnessione. Anche per evitare i disastri: la città del futuro può essere un posto più sicuro. Ieri l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Universitá di Cagliari si è aperta proprio con un minuto di silenzio in onore della vittima del maltempo nel Cagliaritano.

«Abbiamo elaborato un progetto – spiega Ratti – prima della tragedia di Genova in cui usiamo tutti i dati dei telefoni cellulari e delle macchine per studiare la sensibilità delle infrastrutture e dei ponti». Innovazione che fa rima con prevenzione. «La città dei sensori – aggiunge – ci permette di dare più sicurezza perché ci consente di capire meglio un problema prima che accadano tragedie come quelle che abbiamo visto. La sensoristica ci permette di leggere meglio la città e di renderla più sicura». E più in generale, visto il dibattito che in Sardegna è nato per la nuova legge urbanistica, l’uomo deve ancora costruire? «Non conosco gli sviluppi della legge urbanistica regionale – taglia corto Ratti – ma per me vale un principio: non si deve aggiungere un metro quadro, ma si può recuperare quello che si ha. Se si aggiunge un metro quadrato se ne deve togliere un altro da un’altra parte. Dobbiamo andare a somma zero. Magari riutilizzando e riconnettendo tanti edifici del Novecento abbandonato».

Consigli da esperto. La rivista Esquire ha inserito Carlo Ratti tra i “Best & Brightest”, Forbes tra i “Names You Need to Know” e Wired nella lista delle «50 persone che cambieranno il mondo», Fast Company lo ha nominato tra i «50 designer più influenti in America» e Thames & Hudson tra i «60 innovators shaping our creative future». Classe 1971, torinese, è oggi protagonista del dibattito internazionale sull’influenza delle nuove tecnologie in campo urbano. Autore di più di 500 pubblicazioni, architetto e ingegnere, docente al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, dove dirige il Senseable City Lab, fondatore dello studio di design e innovazione Carlo Ratti Associati. Laureato al Politecnico di Torino e l’École Nationale des Ponts et Chaussées a Parigi, ha conseguito un Master in Philosophy e un PhD in Architettura a Cambridge. Internet sì, ma internet of things. Internet al servizio delle cose, per tutti. La città del futuro ideale esiste già? «No – spiega – ma ci sono tante città che messe insieme possono dare un senso alla città ideale. Penso a Singapore per la mobilità e a Copenaghen per la sostenibilità, Boston sulla partecipazione dei cittadini. Forse la città del domani sarà la combinazione e di queste esperienze».

Ratti cita il passato (lo scrittore Paul Valery) per anticipare il futuro: «Quello che chiedo alla tecnologia è di farmi vivere una vita non moderna». E quindi giù con anticipazioni pratiche. «La macchina che si guida da sola è il presente, non è il futuro – ha sottolineato – lo stiamo già facendo a Singapore: con essa cambiano i modelli di mobilità delle nostre città. Ma ognuno deve rifletterci, dobbiamo capire in profondità che città vogliamo. Inizierà molto presto: il cambiamento sarà molto veloce e porterà con sé altri mutamenti».

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