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Al Museo Man il lato noir della Ville Lumière

Al Museo Man il lato noir della Ville Lumière

Venerdì il finissage della mostra dedicata a Henri de Toulouse-Lautrec con lo scrittore Luca Scarlini

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NUORO. «Chi tornerà per rivedere la mostra, di colpo vedrà un’altra mostra». È con queste parole che il direttore del Man, Luigi Fassi, presenta la nuova iniziativa del museo. Venerdì alle 19 il finissage dell’esposizione “La Bohème: Henri de Toulouse-Lautrec e la scuola di Montmartre” sarà un vero e proprio colpo di teatro, affidato allo scrittore Luca Scarlini, che con il suo racconto “La java della notte”, tratteggerà il lato oscuro della Parigi di Toulouse-Lautrec.

La Ville Lumière offriva Chez Maxim's ai miliardari di tutto il mondo, ma anche sifilide, tubercolosi, miseria senza rimedio in falansteri sporchi e maleodoranti, mentre suicidio e delitto facevano impennare le statistiche. Toulouse-Lautrec fissa memorabilmente i disastri della società nella sua immagine per la copertina de “L'aube”, con poveri in viaggio, in una alba livida, verso un ipotetico nuovo domicilio. Aristide Bruant raccontava, nelle sue aguzze chansons, di sbronze senza rimedio, mentre Erik Satie strimpellava melodie su testi ambigui al Lapin Agile. Le demoiselles de la nuit si vedevano sfiorire nel giro di pochi anni, la cronaca nera era tra gli interessi principali del pubblico, popolare e colto, nel fiorire di rotocalchi a forti tinte e della nuova forma di teatro che a fine secolo attirava le masse, il Grand Guignol, sequenza di delitti, esperimenti e follie portate in scena. L'arte è il sismografo del tempo: Luca Scarlini racconta, con “La java della notte”, immagini dal rovescio della Ville Lumière all'epoca di Toulouse-Lautrec, quando tutto il mondo voleva recarsi a far fortuna a Parigi, ma ben pochi erano quelli che ci riuscivano. Il dress code consigliato per i partecipanti all'evento serale è nero tenebra.

La mostra “La Bohème” espone l'eccezionale opera litografica di Henri deToulouse-Lautrec, presentata in una stretta interazione con le opere dei suoi predecessori e contemporanei, che vissero e sperimentarono nella Parigi della Belle Époque. Questa prospettiva panoramica permette ai visitatori di seguire da vicino le origini della moderna pubblicità di massa.

Quando Toulouse-Lautrec si trasferì a Parigi da giovane adulto, divenne presto un narratore della vita nella capitale francese, un pittore dell'affascinante demi-monde e dei suoi luoghi: i veri atelier del suo lavoro divennero gli ippodromi, i circhi, i teatri di prosa e di musica, i cabaret e i bordelli. Di quei luoghi l'artista raffigurò in presa diretta gli attori e gli spettatori, con passione e senza filtri. Toulouse-Lautrec si prese gioco degli spettatori d’élite, illustrandoli in maniera caricaturale ed elevando a stelle delle sue opere i protagonisti più umili di quel mondo – i cantanti, le ballerine e anche le prostitute. Tramite la sua rappresentazione amorevole e sfrontata della vita parigina, lo spirito di quell'epoca si è radicato per sempre nell'opera di Henry Toulouse-Lautrec e vi è rimasto intatto sino ai giorni nostri. (red.c.)



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