La Nuova Sardegna

Il seme della fratellanza cresce in Campidano

di Fabio Canessa
Il seme della fratellanza cresce in Campidano

Il film di Laura Lucchetti “Fiore gemello” in anteprima alla Festa di Roma La pellicola su una storia di integrazione girata interamente in Sardegna

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SASSARI. Un fiore a doppio gambo non si può dividere, è una rarità. Le due parti devono stare insieme. Il significato del titolo “Fiore gemello” trova il suo simbolismo perfetto in una scena piazzata poco prima della metà del film, nella spiegazione che il fioraio interpretato da Giorgio Colangeli dà ad Anna, la giovane Anastasya Bogach protagonista con Kallil Kone, nel ruolo di Basim, del lungometraggio di Laura Lucchetti.

Lei, figlia di uomo costretto a lavorare per un trafficante di migranti. Lui un immigrato clandestino proveniente dalla Costa d’Avorio. Sono entrambi in fuga, due adolescenti violentati dalla vita che insieme provano a riconquistare l’innocenza perduta. Tutto girato nell’isola, con il sostegno della Regione e della Fondazione Sardegna Film Commission, “Fiore gemello” ieri è stato presentato in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma, in concorso nella sezione Alice nella città, dopo la prima mondiale al Toronto International Film Festival (dove ha ricevuto la menzione speciale del Premio Fipresci della critica internazionale), quella asiatica a Busan in Corea del Sud e quella europea a Londra. Una vita festivaliera importante quella del lungometraggio realizzato nel Sulcis e nel Campidano, «che proseguirà nei prossimi mesi - anticipa il produttore Giuseppe Gallo - mentre per l’uscita nelle sale pensiamo in primavera». Un progetto basato su un soggetto di diversi anni fa e che ha trovato nell’isola il luogo adatto per concretizzarsi. «Volevamo rappresentare il Sud del mondo - sottolinea Gallo - e abbiamo iniziato ad approfondire la ricerca sui luoghi dove avvengono gli sbarchi dei migranti. Abbiamo quindi deciso di scommettere sulla Sardegna ed è stata la scelta giusta».

Una Sardegna lontana dal folclore, dagli stereotipi, quella che viene mostrata. Boschi, cespugli, saline, paesaggi collinari, edifici abbandonati, piccoli paesi danno il senso di una terra misteriosa, ruvida ma anche capace di abbracciare teneramente quel fiore fragile a due teste rappresentato da Anna e Basim. Merito anche di un bel lavoro fotografico e sul sonoro che catturando il vento, i rumori della natura, va alla ricerca dell’anima del territorio. Questo l’ambiente, molto più di un semplice sfondo, dove si muovono i personaggi principali, capaci di comunicare tra loro anche se lui non conosce che poche parole di italiano e lei non parla. Non riesce più a farlo per il trauma di un evento drammatico che viene svelato attraverso dei flashback.

«Non è stato facile calarsi nello stato emotivo del personaggio di Anna», racconta Anastasya Bogach, di origini ucraine ma in Sardegna da quando era bambina. Una grande passione per la danza che, dice, l’ha aiutata molto in questa prova da attrice: «Perché nella danza si comunica con il corpo e anche qui era importante farlo visto che il mio personaggio per gran parte delle scene non parla».

Scene divise con Kallil Kone che nel film porta molta verità, del suo vissuto. Fuggito a piedi dalla Costa d’Avorio è arrivato fino in Libia dove si è imbarcato per l’Italia. Quindi a pochi mesi dalle riprese l’incontro con Laura Luchetti. «Ho cercato di mettere tanto di me, le mie emozioni, come chiedeva lei», racconta il giovane ivoriano che con Anastasya Bogach si porta sulle spalle il film. Dove sono affiancati, oltre che dal già citato Giorgio Colangeli, da Aniello Arena che interpreta il capo trafficante di migranti della zona, da Fausto Verginelli nel ruolo di Stella, «un uomo fragile che si prostituisce ma che mostra più umanità delle altre persone che Basim incontra» sottolinea l’attore, e l’olbiese Mauro Addis al quale è stata affidata la parte del padre di Anna: «È stata un’esperienza meravigliosa lavorare a questo film in una zona della nostra isola davvero affascinante che anche io conoscevo poco».

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