La Nuova Sardegna

Da Ocelot una favola femminista

di Francesca Pierleoni

Un film contro la violenza sulle donne girato dal maestro dell’animazione

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ROMA. Siamo a Parigi negli anni della Belle Époque: una misteriosa organizzazione rapisce le bambine in città, le tiene segregate e le costringe a indossare un burqa nero. Un’immagine che ricorda immediatamente le studentesse rapite da Boko Haram, ma il maestro dell’animazione Michel Ocelot, aveva scritto ben prima dei fatti di cronaca la storia di “Dilili in Paris”, che la sezione “Alice nella città” ha presentato ieri alla Festa del cinema nel giorno di chiusura.

La favola animata, che dovrebbe arrivare nelle sale a dicembre, ha per protagonista Dilili, bambina nera coraggiosa e ansiosa di conoscere il mondo, arrivata dalla nuova Caledonia, che decide di ritrovare e liberare le sue coetanee. L'aiuteranno, in vari modi, il nuovo amico Orel, ragazzo delle consegne pieno d'iniziativa e alcuni dei più grandi geni che vivevano a Parigi in quegli anni: da Marie Curie a Marcel Proust, da Sarah Bernhardt a Toulouse Lautrec.

«Ho deciso di parlare - spiega Ocelot – della violenza contro donne e bambine e dell'importanza della difesa dei loro diritti, perché è un tema ancora più d'attualità delle guerre. In Francia ogni due giorni e mezzo una donna viene uccisa dal compagno e le cifre sono ancora più pesanti in molti altri Paesi. Ogni tre secondi una ragazzina minorenne viene data in sposa. Ogni anno due milioni di ragazzine muoiono perché si è preferito nutrire i figli maschi. In 50 anni il numero delle donne uccise ha sorpassato il numero di vittime del ventesimo secolo. Ma siccome il mio mestiere consiste nel non raccontare solo orrori ma anche qualcosa di bello ho scelto come contrappunto un momento di luce nella civilizzazione occidentale, la Parigi e la Belle Époque». È, per il cineasta «un’epoca sensazionale: trovavi geni a ogni angolo. Gente come Satie, Monet, Renoir, Picasso, Camille Claudel, Rodin, Pasteur».

Il film, che solo per la parte visiva ha richiesto sei anni di lavoro, è un’esplorazione di incredibile fascino della Ville Lumière in quel periodo, grazie all'unione di foto della città, scattate dal regista per quattro anni con la parte animata. «Ho fotografato la Parigi degli esterni, degli interni e i tanti esempi, ancora molto visibili dell'architettura liberty. E tutti i musei della città mi hanno aperto le loro porte». A chi gli chiede a quale fascia di bambini voglia rivolgersi, Ocelot risponde sorridendo: «Non ho mai fatto film per bambini».

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