Salmo in campo contro Salvini
Su Rolling Stone il rapper di Olbia critica le scelte sull’immigrazione
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ROMA. «Io non so se la chiusura dei porti sia una sorta di mossa di comunicazione politica, o se questi siano stronzi sul serio». E’ Salmo in una intervista concessa Rolling Stone pubblicata ieri in un numero della rivista che al rapper di Olbia dedica la copertina. Salmo è irritato dal sostegno che nel suo mondo, quello del rap appunto, arriva a Matteo Salvini e alle scelte del leader della Lega in materia i immigrazione. «Quello che mi manda concretamente fuori di testa – dice Salmo a Rolling Stone – è il fatto che esistano tanti ragazzini rappusi che dicono “Grande Salvini”, mi scrivono in privato di essere delusi da me, perché avrei infamato il loro idolo in alcune rime. Vi do una notizia ragazzi: io sono sempre stato dalla stessa parte, siete voi che non avete capito un cazzo. La nostra è una cultura black, non puoi stare con Salvini e ascoltare hip hop, strappa le mie magliette, brucia i miei cd. Oppure pensaci, riflettici un attimo e cambia la tua idea del cazzo».
Su Rolling Stone Salmo parla anche del suo futuro prossimo : «Mi sono rotto il cazzo del rap game e della competizione. Voglio smettere un po’ con la musica, imparare un po’ la dizione, approfondire il discorso della regia. Non ho mai studiato in vita mia, è la volta buona che comincio». E racconta i mesi da cameriere a Londra ai suoi esordi, le ombre della depressione sconfitta allenandosi con il padre ex body builder – «pesavo 58 chili e stavo sempre con la tremarella» – e il gran rifiuto a X Factor, dopo che gli era stato proposta la sedia di Asia Argento, dissata in un brano del suo ultimo album – «mi hanno offerto un sacco di soldi, fra. Ero tentato, ma ho detto di no». «Certe cose – aggiunge Salmo –io le ho vissute sul serio: ho dormito per strada, sono stato in giro settimane senza lavarmi», racconta Salmo, “King dell’hardcore” in mezzo allo tsunami sberluccicante della trap che ha travolto la scena contemporanea – «Queste sonorità sono fighe. Ma il genere è nato nelle crack house di Atlanta.la versione italiana, con ragazzini pallidi che cantano di troie e fattanza, rende molto meno diventano famosi a vent’anni, senza aver mai sparato né imparato a rassettare il letto».
Su Rolling Stone Salmo parla anche del suo futuro prossimo : «Mi sono rotto il cazzo del rap game e della competizione. Voglio smettere un po’ con la musica, imparare un po’ la dizione, approfondire il discorso della regia. Non ho mai studiato in vita mia, è la volta buona che comincio». E racconta i mesi da cameriere a Londra ai suoi esordi, le ombre della depressione sconfitta allenandosi con il padre ex body builder – «pesavo 58 chili e stavo sempre con la tremarella» – e il gran rifiuto a X Factor, dopo che gli era stato proposta la sedia di Asia Argento, dissata in un brano del suo ultimo album – «mi hanno offerto un sacco di soldi, fra. Ero tentato, ma ho detto di no». «Certe cose – aggiunge Salmo –io le ho vissute sul serio: ho dormito per strada, sono stato in giro settimane senza lavarmi», racconta Salmo, “King dell’hardcore” in mezzo allo tsunami sberluccicante della trap che ha travolto la scena contemporanea – «Queste sonorità sono fighe. Ma il genere è nato nelle crack house di Atlanta.la versione italiana, con ragazzini pallidi che cantano di troie e fattanza, rende molto meno diventano famosi a vent’anni, senza aver mai sparato né imparato a rassettare il letto».
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