Archeologia industriale Un viaggio suggestivo tra miniere e villaggi
di Marco Vitali
Domani il decimo volume dei “Tesori nascosti di Sardegna” Un patrimonio straordinario in mezzo alla natura selvaggia
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Allo straordinario patrimonio geominerario della Sardegna è dedicato il volume “Miniere, cave dismesse e altri tesori dell’archeologia industriale”, in edicola da domani con la Nuova a 8,70 euro oltre il prezzo del quotidiano come decima uscita della collana “Tesori nascosti di Sardegna”.
La Sardegna è unica nel Mediterraneo per caratteristiche ambientali, geologiche, biologiche, per i paesaggi naturali spettacolari nella morfologia delle coste e dei rilievi interni, le cavità sotterranee e le aree archeologiche che ne fanno per varietà e rilevanza, un piccolo ma intero continente.
L’attività mineraria ha modellato il paesaggio e insieme l’antica cultura delle popolazioni minerarie creando un’ambiente in cui il fascino della storia accompagna il visitatore tra le splendide testimonianze di archeologia industriale, in mondi sotterranei e a contatto con la magnifica natura sarda.
Suggestivi villaggi operai, pozzi di estrazione, migliaia di chilometri di gallerie, impianti industriali, antiche ferrovie, preziosi archivi documentali e la memoria di generazioni di minatori rendono il Parco una nuovo grande giacimento culturale da scoprire.
Non solo opere dell’uomo ma luoghi in cui la grandiosità della natura estasia il visitatore, le splendide falesie e i faraglioni calcarei a picco sul mare, infinite quasi desertiche distese di sabbia color oro, le “magiche” cavità carsiche, le selvagge foreste popolate da una grande varietà di specie animali con l’impareggiabile cornice azzurra del mare di Sardegna.
Nell’ottobre 1997 a Parigi l’assemblea generale dell’unesco dichiara il Parco Geominerario storico e ambientale della Sardegna, il primo Parco della rete mondiale dei geositi-geoparchi. Le otto aree del Parco, per complessivi 3500 Km2, ne fanno uno tra i parchi nazionali più estesi ed eterogenei d’Italia. Nel 2007 al parco viene confermato il suo valore internazionale con l’inserimento nella rete europea e globale Geoparks dell’Unesco.
Un patrimonio straordinario che il volume da domani in edicola con La Nuova Sardegnaracconterà con un ricchissimo corredo di foto.
La Sardegna è unica nel Mediterraneo per caratteristiche ambientali, geologiche, biologiche, per i paesaggi naturali spettacolari nella morfologia delle coste e dei rilievi interni, le cavità sotterranee e le aree archeologiche che ne fanno per varietà e rilevanza, un piccolo ma intero continente.
L’attività mineraria ha modellato il paesaggio e insieme l’antica cultura delle popolazioni minerarie creando un’ambiente in cui il fascino della storia accompagna il visitatore tra le splendide testimonianze di archeologia industriale, in mondi sotterranei e a contatto con la magnifica natura sarda.
Suggestivi villaggi operai, pozzi di estrazione, migliaia di chilometri di gallerie, impianti industriali, antiche ferrovie, preziosi archivi documentali e la memoria di generazioni di minatori rendono il Parco una nuovo grande giacimento culturale da scoprire.
Non solo opere dell’uomo ma luoghi in cui la grandiosità della natura estasia il visitatore, le splendide falesie e i faraglioni calcarei a picco sul mare, infinite quasi desertiche distese di sabbia color oro, le “magiche” cavità carsiche, le selvagge foreste popolate da una grande varietà di specie animali con l’impareggiabile cornice azzurra del mare di Sardegna.
Nell’ottobre 1997 a Parigi l’assemblea generale dell’unesco dichiara il Parco Geominerario storico e ambientale della Sardegna, il primo Parco della rete mondiale dei geositi-geoparchi. Le otto aree del Parco, per complessivi 3500 Km2, ne fanno uno tra i parchi nazionali più estesi ed eterogenei d’Italia. Nel 2007 al parco viene confermato il suo valore internazionale con l’inserimento nella rete europea e globale Geoparks dell’Unesco.
Un patrimonio straordinario che il volume da domani in edicola con La Nuova Sardegnaracconterà con un ricchissimo corredo di foto.
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