La Nuova Sardegna

Poesia e musica oltre le sbarre Con La Nuova il grande ritorno delle canzoni di Piero Marras

di Paolo Curreli
Poesia e musica oltre le sbarre Con La Nuova il grande ritorno delle canzoni di Piero Marras

Due volumi di approfondimento di Vittorio Gazale accompagnano i dischi  Da un progetto del Parco dell’Asinara la storia e gli uomini delle Colonie penali

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SASSARI. Era il 2010 quando il progetto di scrivere una storia della colonie penali della Sardegna diventava concreto. Un lungo, affascinante e doloroso percorso attraverso le vite dei detenuti, delle guardie e di tutte le persone che in quei luoghi di tormento e redenzione hanno lasciato un grande o piccolo brandello delle loro vite. Una strada da cui è nato il cofanetto “Storie liberate”, un lavoro artistico-letterario di ampio respiro che trae origine e ispirazione da un importante recupero di documenti inediti rinvenuti negli archivi delle Amministrazioni penitenziarie della Sardegna. Un percorso di ricerca realizzato grazie a due progetti finanziati dall’Unione Europea: Digitalizzazione e Liberamente, che abbraccia un lungo arco di tempo, dal 1860 ad oggi.

Scavare nella memoria.

Ad analizzare l’organizzazione della Colonia Penale, la sua struttura e il rapporto con l’ambiente, col territorio e la quotidianità della vita carceraria, storici e ricercatori – con particolari specializzazioni. Impegnati in prima linea nel recupero di documenti dimenticati nei bui e umidi scantinati del carcere di San Sebastiano a Sassari sette detenuti poi diventati venti. Persone che più di altri potevano capire e interpretare le vite dolorose che affioravano da quelle carte. Un lavoro che ha significato molto per questi uomini: un percorso di redenzione come quello che le colonie agricole promettevano. Questo scavo nella memoria ha restituito non solo importanti documenti sul funzionamento delle colonie penali ma, inaspettatamente, un tesoro di “letteratura popolare”. Migliaia di lettere bloccate dalla censura. Notizie da oltre le sbarre, e messaggi dal carcere che non hanno mai raggiunto i destinatari, perché considerati sconvenienti, da una mentalità ostinatamente punitiva.

Le storie come canzoni.

«Dopo un’accurata selezione di un centinaio di episodi, sono nati circa cinquanta racconti, narrazioni di accadimenti reali, non vicende romanzate» spiega Vittorio Gazale, anima e motore del progetto, ecologo marino funzionario del Parco Nazionale dell’Asinara, isola che ha ospitato per 112 anni una colonia penale. «Sono state scelte diciassette storie che hanno ispirato Piero Marras, artista capace di raccontare come pochi il profondo e complesso pathos dell’essere umano – spiega Gazale –. Dal suo estro, sono nate canzoni capaci di farci entrare nell’anima e nelle situazioni vissute da quegli uomini». Queste vicende vengono raccontate, ogni martedì, per i lettori de La Nuova in un che contiene due cd musicali con 17 nuove canzoni di Piero Marras e due volumi di approfondimento a firma appunto di Vittorio Gazale. Nel primo cd e nel volume “Storie liberate” sono raccolte e raccontate le canzoni in italiano di Piero Marras, mentre nel secondo cd e nel volume che l’accompagna, “Istorias” quelle composte in lingua sarda. «Oltre alla descrizione della storia e del percorso poetico di Piero Marras, nel volume vengono riportate per ciascuna canzone: lo spartito, una breve intervista con il cantautore e le note per rimandare a eventuali approfondimenti bibliografici e ai testi» aggiunge Gazale. I frammenti, le lettere e i memoriali che hanno ispirato Piero Marras sono tra i più diversi ma tutti sono accomunati da una profonda e davvero toccante verità. La realtà non artefatta alla ricerca dell’effetto poetico o narrativo ma un vissuto duro e presente. Marras canta in “Storie liberate” – vera “prefazione” al lavoro – le storie “un poco impolverate, lettere censurate e innamorate, qualche ombra scura in fondo al cuore...”. Racconta il dolore del militare Nilo Vettorazzi, che ha regalato la sua giovinezza alla guerra usando le sue parole: “se potessi scrivere incendierei il mondo”. Grido contro l’ingiustizia, 15 anni di carcere per aver rubato una pecora per fame, furto perdonato con un telegramma dal pastore, in una toccante solidarietà tra poveri, ma non dalla giustizia. “Mio caro cugino Giuseppe”, la tenera lettera, piena d’amore e passione, al compagno di cella trasferito. Per tentare di farla arrivare, inutilmente, a destinazione Francesco inventa l’escamotage che Giuseppe sia suo cugino. Il cantautore rende omaggio non solo ai detenuti ma anche alle guardie, persone che condividono la vita in carcere. “L’agente di custodia” parla di Giuseppe Tommasiello “che si fidò di un detenuto credendolo un fratello”, a di altri agenti morti che nessuno si ricorda più: “fare l’agente di custodia indurisce un po’ la vita, qual’è la giusta traiettoria fra questa umanità smarrita?”. Poi c’è la figura del direttore in “Un numero”, dedicata a chi crede che il carcere possa e debba essere redenzione e ricostruzione delle vite smarrite.

Colpa ed evasione.

Tra i tanti ritrovamenti c’è il lungo memoriale “Perché sparai alla mia amante”di Perucci Marcello, insegnante di lingue che uccide la sua fidanzata. Un ritratto psicologico complesso, di un uomo dall’ego smisurato, che viene allontanato dalla amata per il suo carattere violento. Piero Marras descrive la doppia personalità a cui Perucci si appella per essere perdonato: “Non ero io lo giuro”, canzone che regala delle immagini potenti di passione e follia. Ma il cantautore è capace di ripercorrere vicende note, ancora più complicate da raccontare perché e più vicine a noi: “Io ti aspetterò” racconta l’unica evasione in tempi recenti dalla Cayenna dell’Asinara, quella di Matteo Boe, realizzata grazie alla pianificazione e complicità della sua giovane ragazza. Le colpe, le condanne restano sullo sfondo in “Io ti aspetterò”, una ballad intimista, in primo piano è l’amore incondizionato, quello che fa superare ogni barriera: “cuore che cammini tira dritto adesso e non fermarti mai”. Col cofanetto in edicola ritorna Piero Marras dopo quattro anni dal suo ultimo disco riproponendo ai lettori de La Nuova la sua sensibilità verso il vissuto delle persone, la sua capacità di intercettare i sentimenti che si nascondono sotto la storia grande e piccola della Sardegna, e il racconto degli uomini dietro le sbarre che nessuno deve mai dimenticare.

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