Tito Stagno: «Quella notte di luglio: l’emozione in diretta dello sbarco sulla Luna»

Ruggero Orlando, Neil Armstrong e Tito Stagno

Il giornalista cagliaritano ricorda la diretta tv del lontano 1969: un giorno che cambiò la storia

Sulla Luna ne sa poco meno di Neil Armstrong, l’astronauta che per primo ha messo il piede sul satellite il 21 luglio del 1969, evento storico di cui sta per celebrarsi il 50° anniversario. Tito Stagno non è un astronauta, ma un giornalista nato a Cagliari 88 anni fa. Ed è l’uomo che ha portato prima lo spazio e poi la clamorosa impresa dell’Apollo 11 nelle case degli italiani. Con una diretta che è diventata forse la più famosa della storia della nostra tv. Lui ha seguito capi di Stato e papi, ha dato e seguito la notizia dell’omicidio di Kennedy. Ma il suo nome è legato alla Luna. Tanto che anche lui, nel libro scritto nove anni fa insieme a Sergio Benoni, ci ha scherzato anche nel titolo: “Mister Moonlight, confessioni di un telecronista lunatico”.



Eppure tutto è nato nella sala d’aspetto di un medico. «Per passare un po’ il tempo – racconta – stavo sfogliando una rivista che dedicava, con dei buoni approfondimenti, molte pagine proprio alle sfide dell’uomo nello spazio e ai satelliti artificiali». Poi ci si mette il destino. «Sono io che presi dalla telescrivente la notizia alla Rai – continua. Diceva: “L’Urss ha lanciato il primo satellite artificiale, si chiama Sputnik”. Anche grazie a quelle letture dal medico, avevo dato la notizia sapendo inquadrare bene l’argomento. Un colpo di fortuna». Tanto che non c’è più storia. Da quel momento è lui che si occupa di sonde, satelliti, missioni e pianeti. E ora che si sta per entrare nel cinquantesimo anniversario dello sbarco il punto di riferimento è sempre lui. «Sono già prenotato per cinque conferenze – spiega ridendoci un po’ su – in cinque città». Non solo: nelle prossime settimane sarà tra i protagonisti di un film che comprenderà anche una sua intervista realizzata dal collega Gian Antonio Stella. In mezzo ci saranno spezzoni di quella diretta. La diretta delle dirette.

Tutte le imprese nello spazio trasmesse dalla Rai avevano come supporto immagini e aggiornamenti che arrivavano come arrivavano: un telegramma con un testo di una riga. E con quelli Stagno, da solo in studio, doveva intrattenere gli spettatori per tempi lunghissimi. «Ma la Nasa, durante tutto il programma Gemini ci aiutava molto – racconta – ci mandava un faldone con tutti gli approfondimenti sulle missioni. Anche con i segreti del linguaggio cifrato usato dagli astronauti, molto conciso perché non c’è tempo. Loiok che significa? Significa siamo in orbita lunare».

Tutto materiale diventato fondamentale per la diretta della storia, quella della Luna. «La telecronaca lunare tutto sommato è stata la cosa più facile che abbia mai fatto – spiega – perché tutto è andato secondo le previsioni e secondo il piano di volo che la Nasa aveva mandato un mese prima». Però c’è sempre il bello della diretta. È quella è stata la diretta delle dirette. Un’impresa parallela. «Quando la navicella – racconta – si è staccata dall’ orbita lunare ed è scesa nel “Mare della tranquillità” eravamo senza immagini. Gli astronauti avevano ben altro da fare che riprendere quello che stava succedendo. Io mi sono trovato spiazzato. Ma mi ha aiutato in qualche modo Armstrong che comunicava la velocità: cinque metri al secondo, ad esempio. E io ci ricamavo intorno».



Eppure non è stata l’emozione più grande: «L’emozione vera – racconta – l’ho provata sette mesi prima con l’Apollo 8: vigilia di Natale del 1968. Era la prima volta che si entrava in orbita lunare. Per la prima volta i telespettatori potevano vedere la superficie della Luna. Mentre le immagini ci mostravano crateri e pianure sabbiose in sottofondo c’era la voce degli astronauti che recitavano il Vecchio testamento, prima epistola di Mosè». Anche Stagno lo sa a memoria. «Tutti gli astronauti erano religiosi, non so perché – svela il telecronista – tranne uno: proprio Armstrong. Era agnostico».

Usa, ma anche Italia. «Sono molto preso anche adesso da queste sonde sullo spazio – svela –. Nel 1966 sono andato a Pasadena, in quella che si può definire l’università dello spazio, e ho scoperto che la regia di queste sonde, ma anche ora è così, è fatto da scienziati italiani. Uno che mandava le sonde su Venere era genovese».

Stagno amico degli astronauti: «Con Buzz Aldrin, il secondo uomo che ha messo piede sulla Luna, siamo andati anche a cena con Gina Lollobrigida».

E il ritorno sulla Luna? «È il trampolino per andare nello spazio profondo – dice – Ora però bisogna cominciare ad attrezzarla.

Se si portasse l’elio 3 che c’è sulla Luna triplicheremo la quantità di energia a disposizione sulla terra. Con un crollo dei prezzi spaventoso».

Elvis vivo, Jim Morrison pure. E c’è pure la storia dello sbarco sulla Luna come messinscena realizzata in studio. «Tutto vero, invece – spiega – Stagno – La gente dovrebbe essere informata: chi ha visto la telecronaca sa benissimo che a un certo punto si è vista una sonda russa che ha fotografato tutto. Tra l’altro l’Urss aveva dato agli Usa le coordinate del volo di questa sonda: come dire, non interferiremo». E il romanticismo e la poesia in pensione dopo la conquista del satellite? «Macché – riflette – secondo me il fatto che qualcuno sia riuscito a camminare sulla Luna dà un senso di curiosità in più nel guardare la Luna».

Sardegna nel cuore: qualche anno fa ha scritto anche sulla Nuova Sardegna. Ma agli esordi lavorava per Radio Cagliari, per trecento lire. E all’isola ha dedicato anni fa un bel documentario che ha ricevuto premi su premi. «Ma per la Sardegna ho fatto l’unica rissa della mia vita – racconta con orgoglio Stagno – Ero al cinema, appena tornato dalla Giordania dove avevo intervistato il re, e prima del film trasmettevano un filmato sulla Sardegna. Eravamo rappresentati malissimo: in un matrimonio di paese lo sposo era strabico, la moglie bruttissima. Tanto che un romano al mio fianco dice: anvedi questi selvaggi. Io lo insulto e poi volano le botte. Arriva anche la polizia. E meno male che uno dei poliziotti era sardo. Mi ha detto: vada via, vada via».

Spazio, esteri, interni. Ma anche sport. E cioè il massimo dello sport negli anni Settanta: la Domenica sportiva: «Gli ho dato un’impronta non solo sportiva, volevo che i miei giornalisti sapessero fare di tutto. Perché ad esempio poteva capitare, come è capitato, che le auto della Guardia di Finanza entrassero in un campo di calcio». Ma di quei tempi ricorda soprattutto Gianni Brera. «Mi ha fatto prendere la più grande e unica sbronza della mia vita – racconta – Mi aveva invitato a casa sua per fargli firmare il contratto. Mi apriva continuamente bottiglie di vino di Alba. E non la smetteva più. Io sono riuscito ad arrivare anche all’ingresso. Poi quando eravamo in auto, ho detto: Carlo (Sassi, quello della moviola - ndr). E ho rimesso l’anima».

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