Fotoreportage Donatello Tore
Verso Sud per un amico
Donatello Tore è un fotografo che ha cominciato a lavorare come professionista a metà degli anni ’80. Ha collaborato con diversi editori contribuendo a illustrare con i suoi scatti numerosi volumi...
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Donatello Tore è un fotografo che ha cominciato a lavorare come professionista a metà degli anni ’80. Ha collaborato con diversi editori contribuendo a illustrare con i suoi scatti numerosi volumi sia monografici che di storia dell’arte. Questo suo lavoro rimane un caposaldo della documentazione del patrimonio artistico dell’isola.
Un tipo di fotografia estremamente tecnica, dove il virtuosismo, invece che occupare il centro del lavoro, deve anzi essere impercettibile. Un quadro è un quadro e fotografare una architettura vuol dire concedere poco all’immaginario, se si tratta di documentare. Questo non significa che Tore sia un “freddo” o faccia solo fotografia tecnica. Anzi, la storia che proponiamo è una documentazione profonda e partecipata di una storia d’amicizia.
Protagonista è Graziano, un artista che non passa un momento facile della sua esistenza, vive quegli anni in cui si dovrebbe raccogliere quello che si è seminato, e con Graziano la vita non è stata generosa. Per quanto abbia avuto dei momenti in cui la sua arte era apprezzata, le coincidenze negative hanno superato quelle fortunate.
Donatello Tore, come molti altri amici, gli è stato vicino, ma spesso lo spazio privato di un artista è più invalicabile della sua anima.
Il reportage fotografico che Tore propone per “Sguardi” de “La mia isola” è il racconto di un viaggio “Verso Sud” – che è il titolo del lavoro –, una corsa in auto attraverso la Sardegna per raggiungere Dante Crobu e la sua prestigiosa galleria d’arte di Cagliari. Un viaggio per rinsaldare un rapporto, per rianimare il mercato che apprezzava il lavoro di Graziano e riaccendere la luce della serenità. Donatello Tore racconta questo percorso con degli scatti intensi e con un coraggioso lavoro di post-produzione. L’arte, la pittura, che fotografa e conosce da anni, è sempre molto presente nei suoi lavori personali, un richiamo alle sue luci e atmosfere. Come se il reale – a differenza della foto documentaristica – dovesse essere innalzato, decodificato attraverso un uso poetico delle luci e il richiamo alla composizione classica della grande pittura, con la volontà di illuminare con nuovi colori la grigia e dura realtà della vita. Parlano non solo i ritratti di Graziano ma anche i paesaggi scelti da Donatello Tore: strade desolate, scorci periferici sfondi anonimi e freddi, di una vicenda carica, invece, di empatia, amicizia e solidarietà.
Un tipo di fotografia estremamente tecnica, dove il virtuosismo, invece che occupare il centro del lavoro, deve anzi essere impercettibile. Un quadro è un quadro e fotografare una architettura vuol dire concedere poco all’immaginario, se si tratta di documentare. Questo non significa che Tore sia un “freddo” o faccia solo fotografia tecnica. Anzi, la storia che proponiamo è una documentazione profonda e partecipata di una storia d’amicizia.
Protagonista è Graziano, un artista che non passa un momento facile della sua esistenza, vive quegli anni in cui si dovrebbe raccogliere quello che si è seminato, e con Graziano la vita non è stata generosa. Per quanto abbia avuto dei momenti in cui la sua arte era apprezzata, le coincidenze negative hanno superato quelle fortunate.
Donatello Tore, come molti altri amici, gli è stato vicino, ma spesso lo spazio privato di un artista è più invalicabile della sua anima.
Il reportage fotografico che Tore propone per “Sguardi” de “La mia isola” è il racconto di un viaggio “Verso Sud” – che è il titolo del lavoro –, una corsa in auto attraverso la Sardegna per raggiungere Dante Crobu e la sua prestigiosa galleria d’arte di Cagliari. Un viaggio per rinsaldare un rapporto, per rianimare il mercato che apprezzava il lavoro di Graziano e riaccendere la luce della serenità. Donatello Tore racconta questo percorso con degli scatti intensi e con un coraggioso lavoro di post-produzione. L’arte, la pittura, che fotografa e conosce da anni, è sempre molto presente nei suoi lavori personali, un richiamo alle sue luci e atmosfere. Come se il reale – a differenza della foto documentaristica – dovesse essere innalzato, decodificato attraverso un uso poetico delle luci e il richiamo alla composizione classica della grande pittura, con la volontà di illuminare con nuovi colori la grigia e dura realtà della vita. Parlano non solo i ritratti di Graziano ma anche i paesaggi scelti da Donatello Tore: strade desolate, scorci periferici sfondi anonimi e freddi, di una vicenda carica, invece, di empatia, amicizia e solidarietà.
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