sassari
Al Concorso Fiorenzo Serra i docufilm sull’artigianato
di Grazia Brundu
SASSARI. Sedici documentari per raccontare l’artigianato tradizionale e artistico. Sardo, italiano, e di paesi lontani del mondo. Dai tappeti dell’Algeria alle case in terra cruda della Romania, dai...
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SASSARI. Sedici documentari per raccontare l’artigianato tradizionale e artistico. Sardo, italiano, e di paesi lontani del mondo. Dai tappeti dell’Algeria alle case in terra cruda della Romania, dai rebozos indossati dalle donne messicane ai costruttori di fisarmoniche dell’Oltrepò Pavese. Sono i lavori selezionati – tra i sessanta provenienti da Europa, Asia, America e Africa – nella seconda edizione del Concorso internazionale “Fiorenzo Serra” per film e documentari etnografici, organizzato dal Laboratorio di Antropologia visuale della Società Umanitaria – Cineteca sarda, in collaborazione con il Dipartimento di Storia e Scienze dell’uomo dell’Università di Sassari. I lavori finalisti saranno proiettati venerdì 14 dicembre nella facoltà di via Zanfarino; poi sabato 15 la parola passerà a una giuria di giornalisti, archeologi, registi e antropologi.
Quello dedicato al regista di “L’ultimo pugno di terra” e di tanti altri documentari sulla Sardegna degli anni Sessanta e Settanta, non è però un semplice concorso. C’è l’ambizione di «costruire, con i film che arrivano da tante nazioni, una banca dati sull’artigianato nel mondo. E poi diffondere quanto più possibile questi documentari, facendoli vedere anche al di fuori del concorso» spiegano gli organizzatori. Che hanno messo in agenda tre masterclass, gratuite e aperte a tutti, studenti e non, tra mercoledì 12 e venerdì 14 dicembre. La prima, diretta dal giornalista televisivo Alberto Calvi, si intitola “Le bugie della guerra, istruzioni per l’uso” e si svolge dalle 10 alle 13 del 12 dicembre nel Dipartimento di Storia in via Zanfarino.
Nella seconda masterclass (giovedì 13), l’etnomusicologo e regista Renato Morselli fa il punto su “Filmare musiche etniche: Sardegna, Alpi e Caucaso”, mentre nell’ultima masterclass (venerdì 14), coordinata dal regista Pietro Mereu, si affrontano “Le declinazioni del documentario contemporaneo”. Un tema interessante, perché negli ultimi anni il genere del documentario sta conquistando un pubblico sempre più ampio e di tutte le età. Merito, anche, della sua capacità di rinnovarsi nel linguaggio e nello stile. «Alcuni dei film arrivati per la seconda edizione – raccontano gli organizzatori del Concorso internazionale “Fiorenzo Serra” – dimostrano un cambiamento in atto nel documentario etnografico. Ci sono lavori con caratteristiche che li avvicinano molto alla fiction, con un taglio più moderno, che li rende fruibili anche dal grande pubblico. È il caso, per esempio, di un film che arriva dall’Algeria, a metà strada tra il documentario e il film d’arte sperimentale, che inizia con una parte che sembra quasi voler fare la cosmogonia della storia del tappeto tradizionale».
Quello dedicato al regista di “L’ultimo pugno di terra” e di tanti altri documentari sulla Sardegna degli anni Sessanta e Settanta, non è però un semplice concorso. C’è l’ambizione di «costruire, con i film che arrivano da tante nazioni, una banca dati sull’artigianato nel mondo. E poi diffondere quanto più possibile questi documentari, facendoli vedere anche al di fuori del concorso» spiegano gli organizzatori. Che hanno messo in agenda tre masterclass, gratuite e aperte a tutti, studenti e non, tra mercoledì 12 e venerdì 14 dicembre. La prima, diretta dal giornalista televisivo Alberto Calvi, si intitola “Le bugie della guerra, istruzioni per l’uso” e si svolge dalle 10 alle 13 del 12 dicembre nel Dipartimento di Storia in via Zanfarino.
Nella seconda masterclass (giovedì 13), l’etnomusicologo e regista Renato Morselli fa il punto su “Filmare musiche etniche: Sardegna, Alpi e Caucaso”, mentre nell’ultima masterclass (venerdì 14), coordinata dal regista Pietro Mereu, si affrontano “Le declinazioni del documentario contemporaneo”. Un tema interessante, perché negli ultimi anni il genere del documentario sta conquistando un pubblico sempre più ampio e di tutte le età. Merito, anche, della sua capacità di rinnovarsi nel linguaggio e nello stile. «Alcuni dei film arrivati per la seconda edizione – raccontano gli organizzatori del Concorso internazionale “Fiorenzo Serra” – dimostrano un cambiamento in atto nel documentario etnografico. Ci sono lavori con caratteristiche che li avvicinano molto alla fiction, con un taglio più moderno, che li rende fruibili anche dal grande pubblico. È il caso, per esempio, di un film che arriva dall’Algeria, a metà strada tra il documentario e il film d’arte sperimentale, che inizia con una parte che sembra quasi voler fare la cosmogonia della storia del tappeto tradizionale».
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