Il cuore oltre le sbarre Le canzoni di Piero Marras
di Paolo Curreli
Domani col giornale il secondo cd con i brani in sardo del cantautore Banditi e amori, solitudine e miniere: uomini e storie delle colonie penali
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SASSARI. Ritorna domani con la Nuova l’appuntamento con il nuovo lavoro discografico di Piero Marras. Un’importante produzione che vede il ritorno del cantautore in sala di registrazione. Dopo il primo cd “Storie liberate” domani sarà in edicola “Istorias” che – con i volumi di approfondimento curati da Vittorio Gazale per Carlo Defino editore – completeranno, martedì 18 dicembre, un prezioso cofanetto che da conto, attraverso l’arte, di un percorso di ricerca tra i più originali degli ultimi anni.
Una ricerca che prende il via nel 2010 con un progetto europeo: ricostruire la storia delle numerose colonie penali della Sardegna. Vittorio Gazale, responsabile dell’Area marina protetta dell’Asinara e prima direttore del Parco Regionale di Porto Conte, entrambi importanti ex colonie penali della Sardegna, coinvolse alcuni carcerati di oggi nella ricerca della documentazione. In quei giorni, le mani di questi indagatori in cerca di riscatto da una vita difficile, trovarono un tesoro di memorie: i documenti delle gestione delle colonie e numerose lettere che la censura aveva fermato. Queste testimonianze, rilette dall’arte di Piero Marras sono diventate canzoni. Il primo cd “Storie liberate” ne ha proposto otto in italiano, in quello edicola domani: “Istorias”, i dieci testi sono in sardo, come le sonorità delle launeddas e del canto rievocano le atmosfere della Sardegna. Un campo in cui Piero Marras è stato uno dei pionieri della ricerca e della nuova proposta della musicalità isolana.
I brani parlano di storie vere, ricostruite attraverso lettere e memoriali, la voce è quella di uomini che hanno vissuto la carcerazione, l’intento di Piero Marras non è quello di definire torti o ragioni, pene o responsabilità ma, piuttosto, quello di ridare voce agli ultimi. I testi parlano del capraio Paulinu, che riconquista l’umanità curando il suo gregge. Dell’amore per la sua donna del latitante Falconi, e la poesia che il bandito scrive in memoria del carabiniere della cui morte viene accusato. Anche l’attittu – struggente canto funebre – della moglie in morte di Falconi diventa canzone. “Asinara” parla del dolore che ha attraversato una natura meravigliosa. Brani che sono spaccati di vita vera, rievocazione attraverso la musica. Vita degli ultimi, come la bellissima “Unu fizu ’e miniera”, versione in sardo della canzone dei minatori americani “Sixteen tons”, sigla della trasmissione “Di martedì”. Un disco tutto da scoprire per il suo valore musicale e per la sua genesi che lo pone tra i più originali lavori prodotti dai cantautori italiani negli ultimi anni.
Una ricerca che prende il via nel 2010 con un progetto europeo: ricostruire la storia delle numerose colonie penali della Sardegna. Vittorio Gazale, responsabile dell’Area marina protetta dell’Asinara e prima direttore del Parco Regionale di Porto Conte, entrambi importanti ex colonie penali della Sardegna, coinvolse alcuni carcerati di oggi nella ricerca della documentazione. In quei giorni, le mani di questi indagatori in cerca di riscatto da una vita difficile, trovarono un tesoro di memorie: i documenti delle gestione delle colonie e numerose lettere che la censura aveva fermato. Queste testimonianze, rilette dall’arte di Piero Marras sono diventate canzoni. Il primo cd “Storie liberate” ne ha proposto otto in italiano, in quello edicola domani: “Istorias”, i dieci testi sono in sardo, come le sonorità delle launeddas e del canto rievocano le atmosfere della Sardegna. Un campo in cui Piero Marras è stato uno dei pionieri della ricerca e della nuova proposta della musicalità isolana.
I brani parlano di storie vere, ricostruite attraverso lettere e memoriali, la voce è quella di uomini che hanno vissuto la carcerazione, l’intento di Piero Marras non è quello di definire torti o ragioni, pene o responsabilità ma, piuttosto, quello di ridare voce agli ultimi. I testi parlano del capraio Paulinu, che riconquista l’umanità curando il suo gregge. Dell’amore per la sua donna del latitante Falconi, e la poesia che il bandito scrive in memoria del carabiniere della cui morte viene accusato. Anche l’attittu – struggente canto funebre – della moglie in morte di Falconi diventa canzone. “Asinara” parla del dolore che ha attraversato una natura meravigliosa. Brani che sono spaccati di vita vera, rievocazione attraverso la musica. Vita degli ultimi, come la bellissima “Unu fizu ’e miniera”, versione in sardo della canzone dei minatori americani “Sixteen tons”, sigla della trasmissione “Di martedì”. Un disco tutto da scoprire per il suo valore musicale e per la sua genesi che lo pone tra i più originali lavori prodotti dai cantautori italiani negli ultimi anni.
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