Com'è il vostro alito? Qualche consiglio per non lasciare tutti senza fiato
Impossibile capire da soli se è cattivo. Per prevenire odori sgradevoli usate regolarmente spazzolino, filo e nettalingua: il problema è quasi sempre legato a una polizia della bocca poco accurata, e solo nel 10% dei casi a problemi digestivi
L’alitosi è quella situazione che si manifesta quando si emette un odore sgradevole durante la respirazione, e nella maggior parte dei casi ad avvertirlo sono le persone che ci stanno vicine. Per chi ne soffre invece è difficile accorgersene. Non è possibile capire se si ha l’alto cattivo mettendo la mano davanti alla bocca o al naso, dato che il cattivo odore origina dalla parte posteriore della bocca e viene espulso in avanti e fuori quando si parla o si respira.
Di solito sono i familiari o gli amici che ci avvisano – con delicatezza e timore di creare disagio – del nostro problema. Da questo preambolo ci accorgiamo come tutto questo non ha solo effetti sulla salute fisica, ma danneggia soprattutto il lato dell’interazione sociale, diventando nei casi peggiori motivo di imbarazzo e blocco nel confronto con gli altri.
L’alitosi è un problema che colpisce, in vari gradi di intensità, quasi il 25 per cento della popolazione adulta, senza particolari varianti di sesso e anagrafe, anche se è un fattore che tende solitamente ad accentuarsi con l’avanzare dell’età. Questa sconveniente situazione può dipendere da diverse condizioni, ma la maggior parte – quasi il 90% dei casi – sono legate a quello che avviene nella nostra bocca.
Le cause più diffuse sono collegate alla situazione orale e determinate dai batteri che producono azoto e zolfo e sono presenti nella placca della patina linguale, delle carie, delle gengiviti o delle parodontiti. Solo in piccola parte il cattivo odore che esce dalla bocca trova origine nel campo otorinolaringoiatrico, gastrointestinale o in altre rare malattie.
È bene sfatare la credenza che afferma che l’alito cattivo dipenda soprattutto da disturbi gastro-intestinali: è in buona parte infondata. La maggior parte delle volte il problema – e quindi anche la sua soluzione – riguarda l’ambito di competenza odontoiatrico e può essere risolto affidandosi alle cure del professionista orale, dentista e igienista.
La causa primaria è la cattiva gestione della propria igiene orale quotidiana. Non basta infatti effettuare una igiene orale professionale nello studio, insomma una detartrasi ogni tanto. Il primo vero presidio è la cura che deve essere predisposta costantemente a casa, soprattutto se manca qualche dente e si è portatori di protesi. È necessario che dopo ogni pasto, compresa la colazione, si trovi il tempo di dedicarsi alla cura della salute della propria bocca.
Dopo ogni pasto rimane sui denti o fra i denti una certa quantità di residui del cibo, che finemente sminuzzato, unendosi alla saliva, si deposita soprattutto nelle zone posteriori e se non asportato ogni volta diventa facile terreno su cui si moltiplicano i batteri da un lato e si depositano i sali da calcio che nel tempo formeranno il tartaro.
Per i pazienti portatori di protesi mobili è imprescindibile che dopo ogni pasto queste si tolgano dalla sede e si puliscano con lo specifico spazzolino per eliminare ogni residuo di cibo o placca, che in caso contrario possono essere anche loro origine della proliferazione batterica, con produzione di azoto e zolfo, che determinano il caratteristico odore che tanto causa fastidio. È buona norma almeno una volta al giorno disinfettare le protesi mobili ponendole per una ventina di minuti negli appositi recipienti con acqua calda, non bollente, insieme alle specifiche sostanze fornite dal dentista o acquistate in farmacia legate al tipo di materiale con il quale sono state costruite.
Anche i denti residui vanno puliti molto bene con specifici spazzolini, a volte a testa piccola, in quanto è a volte difficile eseguire una corretta igiene con quelli utilizzati nelle bocche sane. Denti che vanno trattati con molta attenzione, in quanto svolgono l’importante funzione di sostegno alle protesi, per far sì che queste rimangano stabili e creino pochi disagi nella bocca.
Oltre all’adozione della giusta modalità di spazzolamento dei denti, è bene abbinare l’utilizzo di filo interdentale – o ancora meglio dello scovolino – per pulire per bene gli spazi tra dente e dente, dove le setole dello spazzolino non riescono ad arrivare. In tal modo si eviteranno gli accumuli di placca batterica e dei residui dei cibi che sono focolaio perfetto per la diffusione dei batteri che provocano da un lato le infiammazioni gengivali, e dall’altro il cattivo odore.
Un altro dato importante è effettuare la corretta pulizia della lingua mediante spazzolini appositi, detti “nettalingua” per eliminare la patina linguale egualmente determinante nella causa di tale fastidioso sintomo. Soprattutto se la lingua al mattino ha un colore biancastro, una patina semisolida nella parte posteriore, o una consistenza coriacea, possiamo pensare che ha la necessità di un trattamento specifico con il nettalingua. Questo è un archetto allungato, piccolo, pratico e funzionale, che aiuta ad eliminare le scorie e le tossine accumulate sulla sua superficie durante la notte. Si usa bagnandolo prima sotto l’acqua per inumidirlo, e poi passarlo dalla radice verso la punta, su tutta la superfice linguale. Così facendo il nettalingua raccoglie le impurità e i batteri presenti sulla sua superficie, eliminando una delle cause del fastidioso problema, grazie ad alcuni minuti al mattino dedicati a questa specifica attività.
Altro elemento da tenere in conto per il controllo del cattivo odore della bocca nasce dal tipo di alimentazione o dalle abitudini di vita. Ad esempio alcuni alimenti come cipolle, aglio, alcool, caffè e latticini possono in parte aumentare l’incidenza del problema, soprattutto se non si eseguono le corrette manovre di igiene orale dopo ogni pasto.
Nella eliminazione del problema è determinante il controllo del fumo di sigaretta, sigaro o pipa o della abitudine a masticare tabacco. Tutti questi eventi rendono sgradevole l’alito e possono macchiare i denti e favorire il mantenimento e crescita della placca batterica e del tartaro.
Sempre parlando di comportamenti scorretti, anche la respirazione orale, evidenziata la notte dalla comparsa di russamento, loquela fino alle apnee, può determinare l’insorgere o l’accentuazione del fenomeno, in quanto si crea un ambiente orale molto più secco che favorisce l’instaurarsi dei fattori visti precedentemente e che sono la causa del problema. Anche questa parafunzione trae giovamento da uno specifico trattamento in ambiente odontoiatrico. Possiamo quindi concludere che buona parte del disturbo nasce da scorrette abitudini, principalmente legate alla cura della nostra bocca: cura dei denti, delle gengive, della lingua e delle eventuali protesi dentali presenti.
Il dentista e l’igienista saranno pronti a spiegare le opportune metodiche legate a ogni singolo e specifico caso, ma senza una presa di coscienza della persona che soffre del fastidioso sintomo sulla necessità di un cambio di abitudini magari inveterate sarà difficile la sua eliminazione. Ma se si uniscono i corretti cambiamenti nell’igiene orale al miglioramento delle abitudini alimentari e alla eventuale eliminazione del fumo, oltre che il controllo della respirazione orale, si assisterà alla scomparsa del cattivo odore dalla bocca, che tanto fastidio determina nei rapporti sociali alle persone che ne soffrono.
* Medico specialista in Odontoiatria
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