Fotografia
Prorogata la mostra di Giaccone a Palau
PALAU. Prorogata fino a domenica 6 ottobre la mostra Sardegna e altri continenti (1967-1977)», dedicata al lavoro del grande fotografo Fausto Giaccone e realizzata nell'ambito del Festival...
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PALAU. Prorogata fino a domenica 6 ottobre la mostra Sardegna e altri continenti (1967-1977)», dedicata al lavoro del grande fotografo Fausto Giaccone e realizzata nell'ambito del Festival internazionale Isole che Parlano di Palau (orari: martedì-giovedì 17-20; venerdì-domenica 10-12 e 17-20) . Inoltre, per tutte le scuole del territorio, è ancora possibile iscriversi alle visite guidate “Il suono dell'immagine” a cura di Nanni Angeli (per info e prenotazioni 339 1459168).
La mostra - che espone circa settanta immagini in bianco e nero, realizzate in Italia e all'estero, con stampe, da negativo e digitali, di varie dimensioni - presenta alcuni scatti inediti e si articola in un percorso originale che espone i lavori più importanti dei primi dieci anni di attività dell’autore, gli anni della passione più fervida, di un fotogiornalismo “militante” e strettamente legato alla cronaca dell'inquietudine di quel periodo. Toscano di nascita, Giaccone si forma a Palermo e arriva a Roma nel 1965 per terminare gli studi di architettura. Qui, nel '68, con l'esplosione del movimento studentesco, la fotografia diventa una scelta di vita e una professione: sono, infatti, quegli avvenimenti a fargli capire che ciò che gli interessa è «documentare per la storia». In questi anni Giaccone viaggia molto in Italia e all'estero sempre spinto da quella curiosità e da quel dinamismo che caratterizzarono quel periodo, realizzando diversi servizi sociopolitici: prima il terremoto nel Belice, poi gli episodi chiave delle lotte del movimento studentesco romano, trascorre due mesi in Egitto e Giordania per il primo servizio mai realizzato sui fedayn palestinesi, e segue le rivolte nei comuni barbaricini in Sardegna.
La mostra in corso a Palau si sviluppa su due differenti nuclei tematici - come evocato dal titolo - ed è arricchita da un altro corpus di 9 opere tratte da “Macondo, il mondo di Gabriel García Márquez” e realizzate nel 2010. Un decennio raccontato con una fotografia di reportage composta, non sensazionalistica, talvolta misuratamente ironica, sempre attenta ai contrasti, in qualche modo classica e rispettosa, in cui il contesto fa spesso da sfondo, ed è l’essere umano il centro, sempre.
La mostra - che espone circa settanta immagini in bianco e nero, realizzate in Italia e all'estero, con stampe, da negativo e digitali, di varie dimensioni - presenta alcuni scatti inediti e si articola in un percorso originale che espone i lavori più importanti dei primi dieci anni di attività dell’autore, gli anni della passione più fervida, di un fotogiornalismo “militante” e strettamente legato alla cronaca dell'inquietudine di quel periodo. Toscano di nascita, Giaccone si forma a Palermo e arriva a Roma nel 1965 per terminare gli studi di architettura. Qui, nel '68, con l'esplosione del movimento studentesco, la fotografia diventa una scelta di vita e una professione: sono, infatti, quegli avvenimenti a fargli capire che ciò che gli interessa è «documentare per la storia». In questi anni Giaccone viaggia molto in Italia e all'estero sempre spinto da quella curiosità e da quel dinamismo che caratterizzarono quel periodo, realizzando diversi servizi sociopolitici: prima il terremoto nel Belice, poi gli episodi chiave delle lotte del movimento studentesco romano, trascorre due mesi in Egitto e Giordania per il primo servizio mai realizzato sui fedayn palestinesi, e segue le rivolte nei comuni barbaricini in Sardegna.
La mostra in corso a Palau si sviluppa su due differenti nuclei tematici - come evocato dal titolo - ed è arricchita da un altro corpus di 9 opere tratte da “Macondo, il mondo di Gabriel García Márquez” e realizzate nel 2010. Un decennio raccontato con una fotografia di reportage composta, non sensazionalistica, talvolta misuratamente ironica, sempre attenta ai contrasti, in qualche modo classica e rispettosa, in cui il contesto fa spesso da sfondo, ed è l’essere umano il centro, sempre.
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