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Dalla penicillina ai robot i progressi della medicina

Dalla penicillina ai robot i progressi della medicina

In libreria “Un tempo per guarire” (Salani, 256 pp, 14,90 euro) di Luigi Rainero Fassati, medico tra i più grandi chirurghi italiani e scrittore, vincitore nel '78 del Premio Selezione Bancarella....

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In libreria “Un tempo per guarire” (Salani, 256 pp, 14,90 euro) di Luigi Rainero Fassati, medico tra i più grandi chirurghi italiani e scrittore, vincitore nel '78 del Premio Selezione Bancarella. Umanità e competenza fanno di Fassati una persona straordinaria nel campo della medicina moderna e la sua notevole capacità d'ascolto lo ha reso anche un accattivante narratore: nel suo ultimo libro i casi clinici sono prima di tutto frammenti di vita da leggere come un romanzo. Allo stesso modo, intrigano chi legge anche le note mediche che spiegano patologie e scoperte scientifiche ad esse associate. Il professor Fassati ci ha raccontato il suo tempo per guarire: intreccio di scienza, competenza e comprensione.

Professor Fassati, quali sono stati i motivi che l'hanno portata a scrivere questo libro?

«La constatazione delle trasformazioni rivoluzionarie che ci sono state negli ultimi cinquant'anni. La medicina è cambiata molto più che nei duemila anni precedenti. Ho vissuto questi cinquant'anni e ho avuto la buona sorte di seguire man mano tutti questi incredibili miglioramenti».

Che cosa hanno portato questi miglioramenti?

«Mi sonno accorto che tutto quello che mi sembrava di fare con grande competenza e grande preparazione chirurgica, oggi potrebbe apparire delittuoso; per esempio il togliere completamente una mammella per curare il cancro del seno. Sono nate enormi modificazioni tecniche e farmacologiche che hanno permesso di cambiare tutto questo».

Con quali conseguenze?

«L'età media a questo punto si è allungata di ben oltre 10 anni. Quindi ci sono molti più vecchi che hanno bisogno di terapie e quindi maggiori spese mediche».

La prima storia che racconta ci porta nell'Inghilterra del XVI secolo, dalla regina Elisabetta Prima, sofferente di cataratta. Perché?

«E' stata una vicenda che ha valorizzato enormemente la medicina italiana. Tutti i medici europei chiamati alla corte della sovrana si erano rifiutati di operare perché era un intervento difficile. L'unico fu un medico Italiano che in base alla sua competenza fece questa operazione straordinaria».

Parliamo dell'epatite C, della quale descrive le enormi scoperte fatte in un battito di ciglia rispetto alla storia della medicina.

«Il racconto è la storia d'amore che vede un ragazzo farsi un tatuaggio e infettarsi col virus C. Il virus C non era conosciuto fino agli anni ’90. Ho visto tantissime persone ammalate per un tatuaggio, per cure dentistiche, per trasfusioni. Nessun farmaco poteva avere effetto. Poi la grandissima scoperta che ha permesso di rivoluzionare la cura dell'epatite con farmaci che aggrediscono il virus, ora debellato e sconfitto nel giro di un mese. Questo traguardo riguarda centinaia di milioni di persone».

E l'epatite B, contratta dall'affascinante playboy Ferdy negli anni Ottanta?

«Si trasmetteva soprattutto sessualmente. Le cure oggi sono molto più efficaci e la vaccinazione resa obbligatoria nel primo anno di età, ha permesso di debellarla quasi completamente. Ogni volta che racconta una caso, lo fa senza mai giudicare le persone che incappano in malattie dovute anche a particolari stili di vita».

Come ha raggiunto questa grande libertà di pensiero e di capacità di comprensione del prossimo?

«Venivo da un ambiente privilegiato, aristocratico e benestante, completamente diverso da quello incontrato con la medicina. Quando ho conosciuto il mondo dei malati ho imparato a conoscere le persone totalmente spogliate di tutto. Così ho imparato a non dare mai giudizi. E' la conoscenza del malato nel momento in cui la cornice che ha intorno decade e viene fuori la vera essenza della persona».

Come è cambiato in questi ultimi cinquant'anni, il rapporto medico-paziente?

«Nei primi anni della mia esperienza c'era il medico semidio: i pazienti erano tenuti nella assoluta ignoranza e accettavano con gratitudine anche i più grossolani errori medici. Oggi la figura del medico è “solo” quella di un professionista».

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