Riemerge un altro tassello dell’antica Turris Libisonis
Gli scavi per la rete del gas scoprono una tomba romana con preziosi mosaici. L’archeologa Deriu: «Una sepoltura pregiata accanto a semplici inumazioni»
PORTO TORRES. Nei giorni in cui Pompei regala al mondo l'ennesima meraviglia, - con l'affresco raffigurante due gladiatori al termine del combattimento, l'uno che vince l'altro che soccombe - anche Turris Libisonis non vuol essere da meno e, nel suo piccolo, restituisce agli occhi dei moderni un altro frammento della sua antica grandezza. I resti di una tomba monumentalizzata, con pareti e fondo rivestiti in cocciopesto (una miscela di frammenti di laterizi e calce) e copertura con rivestimento a mosaico policromo caratterizzato dalla presenza di motivi geometrici, realizzato con tessere in pietra nere, bianche, ocra e rosse. A riportarla in luce in via Colonia Romana, nel corso dei lavori di posa dei cavi della rete del gas e della fibra, l'archeologa Daniela Deriu, che opera sul campo a supporto della tutela e sotto la direzione scientifica della responsabile della sede di Porto Torres della Soprintendenza ai Beni Archeologici Gabriella Gasperetti.
«La tomba è stata utilizzata per più inumazioni - spiega Daniela Deriu -, al suo interno ci sono almeno due crani appartenenti ad individui giovani. La sepoltura è stata anche profanata già in antico, al suo interno infatti le ossa non sono in posizione primaria, ma mescolate alla rinfusa insieme a resti di ossa animali, frammenti ceramici di età tardo-antica e parti della copertura in mosaico crollati all'interno». La tomba è ancora in corso di scavo per cui, per quanto al momento all'interno non vi sia alcuna traccia di corredo e i segni di profanazione già in epoca passata non lascino troppo spazio alla speranza di nuovi ritrovamenti. Ma non è da escludere che qualche ulteriore sorpresa sia sempre possibile.
«Un limite temporale della profanazione ce lo danno alcuni frammenti di ceramica grezza di fine IV-V secolo» precisa Daniela Deriu che ricorda come «gli esempi di rinvenimenti di tombe con mosaico sono pochi in città: la più vicina a quest'area è quella rinvenuta sotto Atrio Metropoli». Altro celebre esempio è quello di Septimia Musa e dello sposo Dionisio il cui mosaico con elementi decorativi e simbolici paleocristiani, databile al IV-V secolo, strappato negli anni '60 del secolo scorso, si potrà riammirare all'Antiquarium Turritano, quando il museo verrà riaperto. La nuova scoperta è solo l'ultima di una serie che promette di proseguire: nei giorni precedenti erano infatti state individuate a pochi metri di distanza dalla tomba monumentalizzata anche i resti di una tomba alla cappuccina (una sepoltura formata da una copertura di tegole) ed una sepoltura in fossa terragna (scavata semplicemente nel terreno)di un adulto. «Insieme alle tombe trovate a luglio sempre in via Colonia Romana possiamo confermare di trovarci in un'area della necropoli meridionale in cui convivono sepolture semplici e soluzioni più ricercate proprio come questa con copertura a mosaico» dice ancora Daniela Deriu.
L'area di Via Colonia Romana, Via Eleonora d'Arborea, Via Carducci in particolare e ad un centinaio di metri in linea d'aria in via Bixio, nella grande area necropoli di Mons Agellus, ha restituito negli ultimi mesi resti di tombe molto variegati come quelle con copertura alla cappuccina, una a cassone e, forse, anche avanzi di una tomba "a cupa" (a base rettangolare sormontata da una calotta semicilindrica) con tracce di colore, diverse sepolture monumentalizzate, una base di colonna in calcare di discrete dimensioni, plinti a base quadrata forse pertinenti al tracciato dell'acquedotto che alimentava la Colonia Iulia Turris Libisonis, una struttura muraria in opus incertum e specificamente in via Carducci un ambiente in opus latericium con un mattone con bollo di fabbrica oggetto di studio. Altre nuove se ne attendono man mano che i lavori pubblici si avvicinano all'antica città, ritrovamenti che evidenziano una volta di più il ruolo centrale di Turris Libisonis in età romana e la necessità di investimenti sia in termini di scavi e restauri che di nuovo personale.
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