Jana, voce di donna che denuncia la lenta morte della bellezza
di Luisa Satta
La prima dello spettacolo scritto da Cosimo Filigheddu e interpretato da Teresa Soro: applausi scroscianti al Verdi
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SASSARI. Un testo teatrale pensato come grido di denuncia sul tema dell'agonia delle tradizioni, dei valori, e sullo scollamento sempre più profondo uomo e natura. Su queste riflessioni ha fatto soffermare il pubblico “Jana”, terzo appuntamento della rassegna “Voci di Donna” organizzato da Teatro e/o Musica in scena al Teatro Verdi. La nuova produzione, in prima assoluta, ha visto sul palco l'attrice Teresa Soro nella parte di Jana su un testo di Cosimo Filigheddu.
Jana abita da millenni la Sardegna ma da immortale essere divino la protettrice dei boschi e della natura si è ridotta a dimorare in edifici abbandonati e in rovina. Ormai la sua energia si è affievolita, non trova più forza in una natura messa al bando e i suoi capelli son diventati grigi. Generazione dopo generazione l'uomo ha distrutto l'armonia di un'isola che non ha più le sue foreste infinite, i suo fiumi rigogliosi. Deturpata dai colonizzatori del cemento la Sardegna violata, sfruttata, costretta ad indossare abiti volgari si incarna perfettamente nel testo di Filigheddu, con il personaggio della prostituta interpretata da Marta Pedoni, costretta a vendersi ad altri uomini dal suo stesso fidanzato, violentata dal padre, usata, sfruttata da tutti. Jana evocando un passato sepolto tra le sue stesse macerie tenta di strappare la ragazza ad un destino cupo e miserabile attraverso un dialogo sferzante e denso di sfumature ben interpretato dalle due attrici.
Durante i cinquanta minuti di spettacolo il pubblico esce spesso dal teatro, grazie ad un'efficace scelta di regia curata dalla stessa Soro, per esplorare la Sassari abbandonata. Attraverso le riprese video di Eugenio Unida lo spettatore si trova così sulla spiaggia di Platamona tra le rovine del Lido Iride, e poi ancora nella maestosa villa in completo abbandono della valle di Rosello quella che si vede passando sopra il ponte, impossibile non notarla e non domandarsi come possa un luogo così bello essere lasciato morire così sotto gli occhi di tutti. Muore lentamente come Jana quella villa sassarese. Secondo la ninfa la predominanza del maschi, della forza, dell'egoismo sono l'elemento con cui leggere la storia della decadenza dell’isola e delle sue città. La ragazza e Jana, la donna e la natura sembrano essersi infine ritrovate in una sola essenza capace di ridare energia ad un futuro incerto ma è solo un'illusione. La storia raccontata da Filigheddu non suggerisce un happy end, ricongiungere umanità e natura non è un percorso così semplice. Il tradimento è sotterraneo e per Jana arriva una stoccata mortale che il personaggio maschile interpretato da Andrea Garrucciu sferra proprio nel finale. Dopo che l'antica fata ha visto morire intorno a se ogni magia è arrivata anche per lei la fine? Che speranze ci sono per il futuro della bellezza? Per il futuro delle nostre città? La domanda lanciata dall'autore resta ferma a mezz'aria sostenuta dall'applauso scrosciante del pubblico. Fonica e luci Marcello Cubeddu, coordinamento scenico Teresa Soro.
L'ultimo appuntamento di “Voci di donna” è fissato per il 22 ottobre con lo spettacolo di Elena Arvigo “La metafisica della bellezza. Lettere dalle case chiuse”.
Jana abita da millenni la Sardegna ma da immortale essere divino la protettrice dei boschi e della natura si è ridotta a dimorare in edifici abbandonati e in rovina. Ormai la sua energia si è affievolita, non trova più forza in una natura messa al bando e i suoi capelli son diventati grigi. Generazione dopo generazione l'uomo ha distrutto l'armonia di un'isola che non ha più le sue foreste infinite, i suo fiumi rigogliosi. Deturpata dai colonizzatori del cemento la Sardegna violata, sfruttata, costretta ad indossare abiti volgari si incarna perfettamente nel testo di Filigheddu, con il personaggio della prostituta interpretata da Marta Pedoni, costretta a vendersi ad altri uomini dal suo stesso fidanzato, violentata dal padre, usata, sfruttata da tutti. Jana evocando un passato sepolto tra le sue stesse macerie tenta di strappare la ragazza ad un destino cupo e miserabile attraverso un dialogo sferzante e denso di sfumature ben interpretato dalle due attrici.
Durante i cinquanta minuti di spettacolo il pubblico esce spesso dal teatro, grazie ad un'efficace scelta di regia curata dalla stessa Soro, per esplorare la Sassari abbandonata. Attraverso le riprese video di Eugenio Unida lo spettatore si trova così sulla spiaggia di Platamona tra le rovine del Lido Iride, e poi ancora nella maestosa villa in completo abbandono della valle di Rosello quella che si vede passando sopra il ponte, impossibile non notarla e non domandarsi come possa un luogo così bello essere lasciato morire così sotto gli occhi di tutti. Muore lentamente come Jana quella villa sassarese. Secondo la ninfa la predominanza del maschi, della forza, dell'egoismo sono l'elemento con cui leggere la storia della decadenza dell’isola e delle sue città. La ragazza e Jana, la donna e la natura sembrano essersi infine ritrovate in una sola essenza capace di ridare energia ad un futuro incerto ma è solo un'illusione. La storia raccontata da Filigheddu non suggerisce un happy end, ricongiungere umanità e natura non è un percorso così semplice. Il tradimento è sotterraneo e per Jana arriva una stoccata mortale che il personaggio maschile interpretato da Andrea Garrucciu sferra proprio nel finale. Dopo che l'antica fata ha visto morire intorno a se ogni magia è arrivata anche per lei la fine? Che speranze ci sono per il futuro della bellezza? Per il futuro delle nostre città? La domanda lanciata dall'autore resta ferma a mezz'aria sostenuta dall'applauso scrosciante del pubblico. Fonica e luci Marcello Cubeddu, coordinamento scenico Teresa Soro.
L'ultimo appuntamento di “Voci di donna” è fissato per il 22 ottobre con lo spettacolo di Elena Arvigo “La metafisica della bellezza. Lettere dalle case chiuse”.
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