C’è Jeremy Irons nella nuova serie targata Hbo
di Nicoletta Tamberlich
Nella notte tra oggi e lunedì va in onda su Sky Atlantic la fiction diretta da Damon Lindelof
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ROMA. Quis custodiet ipsos custodes? Chi sorveglierà i sorveglianti? È ambientata in una realtà alternativa, senza Internet e senza smartphone, “Watchmen”, la nuova serie firmata da Damon Lindelof e ispirata all’omonima, rivoluzionaria graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons, al debutto su Sky Atlantic alle 3 della notte fra domenica 20 e lunedì 21 ottobre, per essere poi proposta in prima serata dal 28 ottobre nella versione in italiano. Un autore di culto, un materiale di partenza con generazioni e generazioni di fan, un cast all-star guidato dai premi Oscar Regina King e Jeremy Irons, dosi massicce di black humour, un’elettrizzante colonna sonora a cura di Trent Reznor e Atticus Ross (entrambi premio Oscar per The Social Network) e spettacolari scene d’azione fanno di ’Watchmen’ uno dei prodotti più ambiziosi e attesi dell’anno.
Dopo “Lost” e “The Leftovers”, la nuova serie targata Hbo è ambientata circa trent’anni dopo la fine del fumetto. Siamo a Tulsa, Oklahoma, in un 2019 alternativo: la tecnologia si è sviluppata in modo diverso: non esistono cellulari né Internet, solo cercapersone che squillano con il suono spartano di un bip, però è possibile risalire al proprio albero genealogico in poche mosse. Il presidente degli Stati Uniti è Robert Redford, eletto nel 1992 e ancora in carica; i supereroi sono fuorilegge e la polizia è una squadriglia di vigilanti che opera a volto coperto. Quella che Lindelof ha immaginato è una storia che prende le mosse da quella raccontata da Alan Moore nel 1986, collocata nel medesimo universo narrativo e presentata ai fan dell’omonima graphic di culto e a un pubblico tutto nuovo. La storia segue un gruppo di «supereroi» estremamente umani, alle prese con problemi personali e questioni etiche.
Se Jeremy Irons interpreta un personaggio già noto ai fan delle tavole di Moore e Gibbons, Regina King presta voce e volto alla detective Angela Abar, della polizia di Tulsa. Tre anni dopo la cosiddetta Notte Bianca – un sanguinoso attacco ideato e messo a segno dai suprematisti bianchi contro le forze dell’ordine e le loro famiglie – i poliziotti sono costretti a coprirsi il volto con delle bandane gialle per proteggere la loro identità, mentre il Settimo Cavalleria, il gruppo terroristico dietro la strage i cui membri indossano maschere raffiguranti le «macchie» di Rorschach, vive nascosto nell’ombra.
Dopo “Lost” e “The Leftovers”, la nuova serie targata Hbo è ambientata circa trent’anni dopo la fine del fumetto. Siamo a Tulsa, Oklahoma, in un 2019 alternativo: la tecnologia si è sviluppata in modo diverso: non esistono cellulari né Internet, solo cercapersone che squillano con il suono spartano di un bip, però è possibile risalire al proprio albero genealogico in poche mosse. Il presidente degli Stati Uniti è Robert Redford, eletto nel 1992 e ancora in carica; i supereroi sono fuorilegge e la polizia è una squadriglia di vigilanti che opera a volto coperto. Quella che Lindelof ha immaginato è una storia che prende le mosse da quella raccontata da Alan Moore nel 1986, collocata nel medesimo universo narrativo e presentata ai fan dell’omonima graphic di culto e a un pubblico tutto nuovo. La storia segue un gruppo di «supereroi» estremamente umani, alle prese con problemi personali e questioni etiche.
Se Jeremy Irons interpreta un personaggio già noto ai fan delle tavole di Moore e Gibbons, Regina King presta voce e volto alla detective Angela Abar, della polizia di Tulsa. Tre anni dopo la cosiddetta Notte Bianca – un sanguinoso attacco ideato e messo a segno dai suprematisti bianchi contro le forze dell’ordine e le loro famiglie – i poliziotti sono costretti a coprirsi il volto con delle bandane gialle per proteggere la loro identità, mentre il Settimo Cavalleria, il gruppo terroristico dietro la strage i cui membri indossano maschere raffiguranti le «macchie» di Rorschach, vive nascosto nell’ombra.
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