La Nuova Sardegna

Polenta per tutti i gusti Ad Arborea si celebra un piatto identitario

di MICHELA CUCCU
Polenta per tutti i gusti Ad Arborea si celebra un piatto identitario

Polenta morbida con tocio, o con le cozze , ma anche col musso (la carne d’asino stufata), col baccalà e col radicchio di Treviso e pancetta; ma anche polenta arrosto con la soppressata di Zevio e il...

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Polenta morbida con tocio, o con le cozze , ma anche col musso (la carne d’asino stufata), col baccalà e col radicchio di Treviso e pancetta; ma anche polenta arrosto con la soppressata di Zevio e il lardo di Colonnata ; oppure con patate e salsiccia o con salsicciotti alla sermonetana oppure con la luganega e alla Marano Vicentino: è ricchissimo il menù proposto per la sagra della polenta che oggi, come da 37 edizioni, si tiene ad Arborea.

E siccome la polenta va ben celebrata, ci sarà anche il quindicesimo raduno nazionale dei Polentari d'Italia, con delegazioni provenienti da una ventina di città, comuni e borghi della penisola. Già, perché la polenta con la Sardegna ha una storia recentissima e il feeling con Arborea nasce un secolo fa. E che feeling , se è vero che, pur di importazione, la polenta di mais è diventata cibo identitario della cittadina dell’Oristanese che si chiamò Arborea solo nel Dopoguerra, quando, per chiudere definitivamente con il fascismo, si convenne che il suo primo nome “Mussolinia” andasse onorevolmente sostituito.

Arborea nasce infatti con la bonifica delle paludi e con l’arrivo dei coloni dalla Penisola: famiglie soprattutto venete, friulane, laziali e romagnole, attirate dal miraggio di una vita migliore, lontana dagli stenti di quelle comunità in quegli anni, poverissime. «Era stato il nonno a convincere mio padre a venire in Sardegna “vieni qui che c’è l’America”, gli diceva. Ma l’America che ci aspettava era fatta solo di sabbia e vento», raccontò alla Nuova nella primavera dell’anno scorso, Zoraide Capraro, la decana dei coloni, scomparsa qualche mese fa. Arrivò da Vicenza che era appena una bambina. «Avevamo preso con noi poca biancheria, un mobile e un sacchetto di polenta che ci ha sfamati. Qui, nel 1932 non c’era praticamente nulla»: è così che il racconto di Zoraide rende l’idea di quanto dura fosse stata l’esistenza di quei coloni che, a forza di braccia e speranza, gettarono le fondamenta di quel modello nazionale di efficienza agro alimentare che oggi è Arborea. Una comunità, quella dei coloni, che non ha mai rescisso le radici col territorio d’origine. Hanno mantenuto le tradizioni, le abitudini e non solo alimentari. Anche, la parlata di molte famiglie è rimasta la stessa, malgrado negli anni, molti vocaboli e accenti riflettono della convivenza con i sardi.

Anche la polenta è rimasta a caratterizzare questa comunità di “continentali”. Da qualche anno il mais, oltre che per scopi zootecnici (è l’alimento principale dell’immenso patrimonio bovino del territorio) è coltivato anche per far polenta. La scelta è ricaduta sul mais di tipo Marano, uno dei più apprezzati dai gastronomi. Peccato che in Sardegna non esista ancora un mulino adatto alla sua macinazione e i produttori debbano rivolgersi oltre Tirreno per avere la polenta che in commercio si trova col marchio “Io Sono Sarda”. Come sempre la regia della sagra o è della Pro Loco che oltre alla polenta, proporrà anche musica e spettacoli fino a notte.

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