La Nuova Sardegna

Scorsese: «Un film sul tempo che passa»

di Alessandra Magliaro
Scorsese: «Un film sul tempo che passa»

Il regista ieri alla Festa del cinema di Roma per presentare “The Irishman” con Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci

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ROMA. «Volevo fare un film con i miei amici», dice Martin Scorsese. E in questa frase c’è tutta la malinconia che pervade “The Irishman”. Il regista era ieri alla Festa di Roma per presentare il film tanto atteso (4-6 novembre in sala, dal 27 novembre su Netflix), con una lavorazione di anni, lunga, complicata e appassionante per tutta la tecnologia sperimentale che c’è dietro. «Senza gli effetti digitali sviluppati dalla Industrial Light & Magic, avrei dovuto avere un cast alternativo per far interpretare i ruoli in gioventù, invece io ci tenevo molto a fare tutto con gli stessi attori».

Il regista 76enne non parla mai di film testamento, ma certo questo “The Irishman” non è solo “il nuovo film di Scorsese”. Nel racconto della storia vera del sicario Frank Sheeran – legato a triplo filo con la mafia italiana e irlandese, dal primo dopoguerra agli anni Duemila – c’è una saga criminale che incrocia la politica dall’assassinio Kennedy alla Baia dei Porci per arrivare ad un punto finale in cui si chiude un’epoca intera ed è tempo di riflettere in modo maturo sulla vita.

«Io e De Niro – dice Scorsese – volevamo fare un nuovo film insieme dopo “Casinò” del 1995; ne parlavamo da anni senza trovare la storia giusta. È stato Bob a parlarmi del libro di Charles Brandt (in Italia edito da Fazi, ndr) dal quale abbiamo preso lo story telling. Bob si è emozionato descrivendo il protagonista. Ho sentito che eravamo sulla strada giusta e allo sceneggiatore Steven Zaillian ho chiesto di scrivere un film che cercasse di raccontare una vita intera, il tempo, la morte, i tradimenti, l’amore. Un approccio – guardare dalla fine di un’esistenza a ritroso nel tempo – su cui De Niro e io ci siamo trovati in sintonia». «Ci sembrava importante che, arrivato al punto estremo della vita – con tutti i morti lasciati alle spalle, la famiglia che lo aveva abbandonato, i conflitti vissuti e la violenza – Sheeran, il nostro protagonista, si lasciasse tutto alle spalle e accettasse che la morte come parte della vita», spiega Scorsese, sottolineando che in questo sta la melanconia profonda di questa epopea mafiosa, «per la quale non c’era bisogno, come invece è accaduto in passato, di esaltare l’aspetto drammatico, di spettacolarizzare la violenza».

Nel film Sheeran, uomo di fiducia del boss Russell Bufalino (interpretato da Joe Pesci), si trova ad un certo punto a dover eliminare la persona che più ha fatto breccia nei suoi affetti, il potente Jimmy Hoffa (Al Pacino in una prova da urlo), leggendario sindacalista degli autotrasportatori di cui oggi forse nessuno si ricorda più, «spazzato via – dice Scorsese – dalla storia, esattamente come accade a tutte le cose». E se con De Niro e Joe Pesci, dopo ventitré anni, Scorsese è tornato a lavorare insieme («non c’era neanche bisogno di parlarci sul set»), con Al Pacino è stata la prima volta, «nonostante lo conosca dagli anni ’70. A propormelo è stato Bob: il rapporto tra lui e Al è incredibile, da quarant’ anni si vogliono bene, sentivano che facevano qualcosa di unico e di speciale».

Per fare questo film, dal budget record di 160 milioni di dollari, Scorsese ammette il compromesso: «La produzione, in piena libertà creativa, è di Netflix. Senza i loro soldi non sarebbe stato possibile realizzare il film, soprattutto per il costo del digitale. Nessuno ad Hollywood era disposto a darci i fondi e quando si è fatto avanti Netflix e abbiamo concordato che il film sarebbe andato comunque anche nelle sale per un mese (solo a New York in realtà, in Italia esce in sala per tre giorni dal 4 al 6 novembre), mi è sembrato un buon accordo. I film sono fatti per essere visti e se oggi i ragazzi li vedono sull’Ipad e in streaming è inutile essere rigidi. Del resto i film vivono nelle sale non più di quattro settimane. Mi ricordo che “Re per una notte” restò al cinema solo per due settimane. Con la tecnologia le possibilità sono infinite. Chissà, magari si faranno film con Di Caprio e Totò insieme». «Sono convinto – dice Scorsese – che la soluzione migliore sia vedere il cinema in sala, ma ho 76 anni, non ho più tempo. Per questo ho detto sì alla proposta di Netflix. E poi voglio aggiungere un’altra cosa. Oggi le sale sono diventate parchi di divertimento. Portarci anche “The Irishman” o altri film di questo tipo serve a far capire, soprattutto ai giovani, che c’è altro, che il cinema non è solamente fumettoni ed effetti speciali».



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