La raccolta
Nicola Tanda, l’eredità di un pensatore misurato
A tre anni dalla scomparsa di Nicola Tanda – professore di letteratura e di filologia, presidente del premio «Ozieri» – esce una raccolta di «studi in memoria», «La comunicazione letteraria degli...
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A tre anni dalla scomparsa di Nicola Tanda – professore di letteratura e di filologia, presidente del premio «Ozieri» – esce una raccolta di «studi in memoria», «La comunicazione letteraria degli italiani» (Edes, 2 volumi, 664 pagine, 40 euro), a cura dei suoi allievi, Dino Manca e Gianbernardo Piroddi. Sulla personalità e l’insegnamento di Tanda (nella foto) si sofferma il primo nello scritto introduttivo, prendendo l’avvio dalle impressioni provate nei primi incontri: «Il suo incedere lento e misurato, la dissimulazione sorniona nel presentarsi, il sorriso accennato, lo sguardo indagatore e severo che preconizzava cose importanti». Seguiva la lezione, che metteva in luce «la sua intelligenza irrequieta, tormentata e visionaria»; e dove faceva leva sulla «provocazione intellettuale, una delle chiavi di accesso al pensiero critico e alla conoscenza».
Dei suoi incontri con Tanda parla anche, in chiusura dei volumi, Franco Brevini, che insegna Letteratura italiana nell’Università di Bergamo ed è uno specialista della poesia in dialetto e nelle lingue minoritarie. La sintonia tra loro nasceva appunto dalla convinzione che la nostra letteratura non è l’insieme monolitico in volgare toscano di cui si è parlato a lungo, ma nasce dall’«interazione di volta in volta variabile di sistemi linguistici e di modelli letterari all’interno di situazioni a loro volta fortemente differenziate». Coerentemente con questa convinzione di base i 22 saggi compresi nella raccolta spaziano, spiega Manca, «dal Medioevo all’età contemporanea, dalla Sardegna alla Toscana, dalla Sicilia alla Lombardia, dalla Calabria alle Marche, dalla Puglia alla Liguria, dal Lazio al Piemonte passando per il Nord Africa». L’ultimo riferimento è al romanzo «Muni Rosa del Suf», opera di Francesco Cucca (1882-1947), originale figura di scrittore, nuorese ma vissuto a lungo in Tunisia. Ne scrive lo stesso Manca, che si è occupato della sua attività letteraria; e in un altro saggio si sofferma sul «Romanzo della Deledda nel Novecento europeo». L’altro curatore, Piroddi, analizza invece il rapporto tra l’«idea del tempo» che aveva Giuseppe Dessì e l’opera pittorica di Pablo Picasso.
Dei suoi incontri con Tanda parla anche, in chiusura dei volumi, Franco Brevini, che insegna Letteratura italiana nell’Università di Bergamo ed è uno specialista della poesia in dialetto e nelle lingue minoritarie. La sintonia tra loro nasceva appunto dalla convinzione che la nostra letteratura non è l’insieme monolitico in volgare toscano di cui si è parlato a lungo, ma nasce dall’«interazione di volta in volta variabile di sistemi linguistici e di modelli letterari all’interno di situazioni a loro volta fortemente differenziate». Coerentemente con questa convinzione di base i 22 saggi compresi nella raccolta spaziano, spiega Manca, «dal Medioevo all’età contemporanea, dalla Sardegna alla Toscana, dalla Sicilia alla Lombardia, dalla Calabria alle Marche, dalla Puglia alla Liguria, dal Lazio al Piemonte passando per il Nord Africa». L’ultimo riferimento è al romanzo «Muni Rosa del Suf», opera di Francesco Cucca (1882-1947), originale figura di scrittore, nuorese ma vissuto a lungo in Tunisia. Ne scrive lo stesso Manca, che si è occupato della sua attività letteraria; e in un altro saggio si sofferma sul «Romanzo della Deledda nel Novecento europeo». L’altro curatore, Piroddi, analizza invece il rapporto tra l’«idea del tempo» che aveva Giuseppe Dessì e l’opera pittorica di Pablo Picasso.
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