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Segni e la funzione internazionale dell’Italia

Segni e la funzione internazionale dell’Italia

Ieri all’Università di Sassari il convegno sul ruolo del Presidente in anni di radicali mutamenti politici 

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SASSARI. Un uomo politico che ha ricoperto a 360 gradi ogni ruolo di Governo, capace di trovarsi a proprio agio in tutti gli incarichi. Ministro dell’Agricolura, della Pubblica istruzione, degli Interni ad interim, degli Esteri, poi Presidente della Repubblica. Antonio Segni è stato una sorta di jolly istituzionale, una sensibilità poliedrica e competente che gli consentiva di gestire ministeri distanti tra loro, un valore aggiunto per la storia politica italiana.

Sul biennio della sua presidenza dello Stato dall’11 maggio 1962 sino al 6 dicembre 1964 si è concentrato il convegno nella ex biblioteca di piazza Università dal titolo “La presidenza Segni e il ruolo internazionale dell’Italia”. «Un biennio densissimo di avvenimenti a livello internazionale – dice il direttore del Dipartimento di Storia dell’Università di Sassari Marco Milanese – con episodi che hanno segnato la storia dell’Europa e dei rapporti tra l’Europa e l’America. E Segni è stato al centro di questo processo di trasformazione che oggi continua ad essere oggetto di importanti studi in molte università». Il Dipartimento di storia di Sassari, dal momento della fondazione che risale agli anni Ottanta, ha sempre lavorato alla valorizzazione della figura di Antonio Segni, con generazioni di studiosi che si sono dedicati al riordino di tutte le informazioni. Uno fra tutti il professor Manlio Brigaglia, che per primo ha raccolto e catalogato materiale utile a una dettagliata biografia politica. Poi si sono susseguiti altri giovani ricercatori, tra i quali Salvatore Mura, autore di importanti monografie sulla figura del Presidente. E se l’archivio Segni (ora le 83mila carte sono anche in formato digitale) può vantare materiale così corposo, è grazie all’impegno dell’Università, dell’archivio storico della Fondazione Sardegna e della Fondazione Segni. Tutti questi protagonisti, assieme all’Università di Padova, ieri pomeriggio si sono ritrovati nei locali della biblioteca per riprendere un discorso cominciato il 4 ottobre al Quirinale. «Il professor Antonio Varsori dell’Università di Padova che organizza questa giornata – racconta Mariotto Segni – tempo fa mi propose di esternare i lavori sulla figura di mio padre in incontri pubblici. Io l’unica cosa che chiesi, e che non mi è stato difficile ottenere, è che uno dei convegni si tenesse all’Università di Sassari. Ed ecco il motivo per cui, dopo il primo appuntamento a Roma al Quirinale, nell’archivio storico del Palazzo di Sant’Andrea, siamo qui a sentire i risultati di anni di studio».

Il rettore Carpinelli e il sindaco di Sassari hanno sottolineato l’orgoglio dell’Ateneo e della città per aver dato i natali e forgiato una figura così pregnante della politica italiana. Sulla quale decine di studiosi delle università della Penisola (Padova, Enna, Venezia, Cagliari, ecc.) continuano a chinare il proprio sguardo. Tra i presenti in sala Arturo Parisi, autorità militari e molti esponenti dell’Università di Sassari. (l.s.)



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