Giulio Pastore, sindacalista cattolico
A cinquant’anni dalla morte: martedì a Sassari una conferenza per ricordarlo
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SASSARI. Una mattinata per ricordare, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, la figura dell’uomo politico e dell’intellettuale che fu fondatore e primo segretario generale della Cisl, nonché ministro per il Mezzogiorno e le Aree depresse. Nella sede della Cisl territoriale di Sassari, in via IV Novembre, 53/57, martedì 5, dalle 10.30, si alterneranno al microfono il segretario generale Pier Luigi Ledda, che introdurrà i lavori, Giuseppe Gallo, presidente della fondazione Tarantelli, Pasquino Porcu, già segretario generale della Cisl di Sassari, Francesco Marcorelli, autore del volume: «Giulio Pastore e il nuovo osservatore». E ancora monsignor Gian Franco Saba, arcivescovo metropolita di Sassari. Alle 12.30, le conclusioni del dibattito saranno affidate a Gavino Carta, segretario generale della Cisl Sardegna. L’evento è inserito nel quadro delle iniziative promosse dalla Cisl territoriale nell’ambito del «Patto per cambiare Sassari e il Nord Ovest della Sardegna».
Giulio Pastore era un attivista dell’Azione cattolica, responsabile dell’Unione della confederazione italiana dei lavoratori e direttore del settimanale cattolico Il Monte Rosa. È costretto dal fascismo a abbandonare la Valsesia. Perseguitato dai fascisti, torna a Novara dove resta fino al 1935, quando, dopo la nomina dell’amico Luigi Gedda a presidente della Gioventù cattolica, viene chiamato a Roma come direttore tecnico dell’associazione. Nel 1927 nasce il figlio Pierfranco, che prenderà la via del sacerdozio e diventerà vescovo, direttore della Sala Stampa vaticana, segretario del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali. Nel 1942 Pastore si lega ai gruppi democristiani della Capitale e viene arrestato dalla polizia fascista per essere liberato solo dopo l’8 settembre 1943.
Aderisce alla Dc e in qualità di segretario organizzativo, gestisce la campagna elettorale nelle elezioni del 1946 per l’Assemblea Costituente, alla quale viene eletto. Primo segretario nazionale delle Acli, diventa responsabile della corrente sindacale cristiana della Cgil unitaria, quindi dà vita alla Lcgil. Nel 1950 è tra i fondatori della Cisl, sindacato d’ispirazione cattolica di cui sarà segretario generale fino al 1958.
Giulio Pastore era un attivista dell’Azione cattolica, responsabile dell’Unione della confederazione italiana dei lavoratori e direttore del settimanale cattolico Il Monte Rosa. È costretto dal fascismo a abbandonare la Valsesia. Perseguitato dai fascisti, torna a Novara dove resta fino al 1935, quando, dopo la nomina dell’amico Luigi Gedda a presidente della Gioventù cattolica, viene chiamato a Roma come direttore tecnico dell’associazione. Nel 1927 nasce il figlio Pierfranco, che prenderà la via del sacerdozio e diventerà vescovo, direttore della Sala Stampa vaticana, segretario del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali. Nel 1942 Pastore si lega ai gruppi democristiani della Capitale e viene arrestato dalla polizia fascista per essere liberato solo dopo l’8 settembre 1943.
Aderisce alla Dc e in qualità di segretario organizzativo, gestisce la campagna elettorale nelle elezioni del 1946 per l’Assemblea Costituente, alla quale viene eletto. Primo segretario nazionale delle Acli, diventa responsabile della corrente sindacale cristiana della Cgil unitaria, quindi dà vita alla Lcgil. Nel 1950 è tra i fondatori della Cisl, sindacato d’ispirazione cattolica di cui sarà segretario generale fino al 1958.
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